sabato 2 maggio 2026

Le ragioni di una nuova rivista

 

«Dissonanze», le ragioni di una nuova rivista
di Filippo Barbera e Carmine Donzelli

Si può aprire una nuova rivista mentre cresce il distacco tra informazione di qualità e formazione dell’opinione? È quanto hanno deciso di fare alcune voci impegnate del dibattito pubblico e dell’azione civile, riunite intorno alla casa editrice Donzelli. Nella convinzione che la tensione politica tra centri e margini permetta un nuovo sforzo di conoscenza per guardare ai problemi in modo non scontato, individuando proposte e soluzioni. 

A venticinque anni dall’inizio del nuovo secolo, siamo di fronte a un vero e proprio sconvolgimento del mondo così come lo abbiamo conosciuto, tale da obbligarci a ripensare convinzioni, princìpi e certezze consolidate. 

Assistiamo, da un lato, a un riposizionamento della politica globale in base a una logica di potenza, accompagnata da istanze di reazione conservatrice che pensavamo superate e che, invece, hanno trovato forza nella finanziarizzazione dell’economia e nella concentrazione del potere e della ricchezza. Forze che si aggregano attorno a un nuovo pensiero della disuguaglianza che rimette in discussione le conquiste di libertà e di Welfare.

Di fronte agli sviluppi tecnologici e ai loro effetti, davanti alla crisi climatica e al riemergere della guerra e del riarmo, i già imperfetti fondamenti degli Stati liberal-democratici e i fragili equilibri internazionali che ci avevano accompagnato dalla fine della Seconda guerra mondiale sembrano appartenere a un’altra epoca storica.

Dall’altra parte, il nostro fronte - il fronte composto da chi continua a credere nel valore dell’eguaglianza e nel funzionamento dei sistemi democratici basati sulla volontà popolare - si trova disorientato e diviso. Spesso in conflitto. 

Il rumore e la cattiva qualità della discussione pubblica coprono le poche voci critiche costruttive. Prevale chi urla più forte. E ciò si accompagna alla rarefazione, se non alla scomparsa, dei luoghi materiali e immateriali dove sia possibile riflettere in modo acceso, aperto, informato e ragionevole di un cambiamento allo stesso tempo radicale e realizzabile.

Alla riflessione operosa e informata, organizzata attorno ai saperi e alle letture civili della realtà, manca una politica capace di ascoltare, elaborare e realizzare le migliori proposte sviluppate nel Paese. Non si vede, o stenta ad articolarsi, quel «territorio di pensiero e di azione» dove la riflessione nutre la visione politica e viceversa. Senza farsi troppo condizionare dalla contingenza degli eventi e, anzi, attrezzandosi con una vista lunga radicata nella giustizia sociale, nell’idea di valore pubblico, nella centralità delle persone-nei-luoghi e nella pluralità delle voci che definiscono ciò che ha valore.

Ricomporre i cocci, riempire i vuoti, ricostruire il quadro e i fili che connettono le indagini intellettuali alla coscienza civile e alla politica appare una impresa velleitaria, un troppo vasto programma. Pure, qualche mossa va fatta: i costi dell’inazione sono troppo elevati e la retorica dell’intransigenza che vorrebbe agire solo in condizioni di certezza porta, come sempre, alla conservazione dello status quo.

Occorre qualcosa che suoni, se non come la trama di un nuovo spartito, come una riflessione sulle «dissonanze» a cui tendere l’orecchio, per lasciarsi scuotere e provare a uscire dall’inerzia. 

La retorica dell’intransigenza vorrebbe agire solo in condizioni di certezza. Occorre qualcosa che suoni, se non come la trama di un nuovo spartito, come una riflessione sulle «dissonanze» a cui tendere l’orecchio, per lasciarsi scuotere e provare a uscire dall’inerzia. 

Da qui l’idea di dar vita a una nuova rivista online che chiami le donne e gli uomini della comunità intellettuale che nella casa editrice Donzelli si riconosce a uno sforzo di indagine comune: ripartire dai saperi civili, dalla esplorazione delle diversità dei mondi, dai punti di vista e dai bisogni dei margini.

Nella ormai più che trentennale storia della casa editrice non è difficile distinguere un tratto che accomuna una parte rilevante delle sue pubblicazioni: documentare e sollecitare i temi di questa cultura civile, attenta al Paese Italia, alla sua storia e al suo presente, alle sue articolazioni interne, alle diversità e ai divari e che la hanno connotata e la caratterizzano, alle solidarietà e ai conflitti che la attraversano. Sempre cercando di leggere la realtà italiana non in modo neutrale, ma scegliendo di spostare l’asse dalla parte di chi si è battuto e si batte per ridurre le disuguaglianze, non per accrescerle, mantenerle o anche solo ignorarle.

Insieme alla casa editrice, altre realtà associative danno un contributo di pensiero alla rivista.

Il Forum Disuguaglianze e Diversità, una realtà dissonante per costruzione, nata all’insegna della pari dignità dei saperi – dalla ricerca alla cittadinanza attiva – e del rapporto sinergico tra libertà sostanziale delle persone e giustizia sociale. Affermatosi come luogo di analisi e di proposta, vero e proprio punto di riferimento, con una presenza via via crescente sul piano politico nel senso più pieno, con l’obiettivo di disegnare politiche pubbliche e azioni collettive che riducano le disuguaglianze, aumentino la giustizia sociale e favoriscano la crescita di ogni persona in ogni luogo. Fabrizio Barca con gli amici e le amiche del Forum hanno fin dall’inizio e con entusiasmo aderito al progetto di «Dissonanze».

Vi è poi una componente più «territoriale», anch’essa lungamente covata in seno alle esperienze della casa editrice, che nel corso degli anni, e fin dall’inizio, ha dedicato un’attenzione costante al tema delle differenze e dei divari territoriali del Paese Italia. Dal tema del Mezzogiorno e della critica della sua rappresentazione «dualistica», alle ricerche sulla dimensione urbana e metropolitana, con particolare riguardo alla complessità del caso romano, fino alle aree interne e montane e all’Italia delle città intermedie.

Forte di questa attenzione alla curvatura territoriale delle problematiche dello sviluppo italiano, negli ultimi dieci anni è nato dapprima il progetto di volume collettivo Riabitare l’Italia. Partito da una ricognizione delle aree in maggiore sofferenza demografica, il gruppo ha poi dato vita alla omonima Associazione, Riabitare l’Italia, che ha animato e anima una complessa e originale attività.

Dall’insieme di queste premesse e di queste esperienze nasce «Dissonanze». Non una rivista di settore, né un luogo di esercizi specialistici. Ma un modo di guardare a questioni civilmente rilevanti.

Il tratto caratteristico, la prospettiva che ha sempre più preso corpo e che la nuova rivista adotterà come sua bussola si può condensare nella formula: partire dai margini, o per meglio dire da quelli che sono stati raccontati e descritti come tali.

La rivista, che si è dotata di un Comitato di direzione collegiale, di un Comitato di redazione e di un largo e autorevole Comitato di indirizzo, ha cominciato a programmare la sua attività per numeri mensili. Ogni numero conterrà una cospicua sezione monografica, intestata a una parola che fa problema (in questa prima uscita, «Ricchi») e da una più breve sezione di articoli e interventi «liberi». Come in ogni puzzle che si rispetti, il numero prenderà forma sotto gli occhi del lettore, via via lungo il mese, attraverso il progressivo caricamento dei pezzi, in modo da presentare un continuo arricchimento dei contenuti con aggiornamenti nel corso delle settimane.

Questo assemblaggio in progress ci è sembrato il più consono al nostro intento. In effetti, il tratto caratteristico, la prospettiva che ha sempre più preso corpo nell’ambito delle esperienze citate e che la nuova rivista adotterà come sua bussola si può condensare nella formula: partire dai margini, o per meglio dire da quelli che sono stati raccontati e descritti come tali. Invertire lo sguardo, capovolgere il punto di vista dal quale guardare alla realtà. Non per isolare ciò che è marginale da ciò che «sta al centro», ma per creare un’arena dove priorità, visioni, interessi e capacità dei margini e dei centri abbiano pari potere e rilevanza.

La dissonanza – l’accordo disarmonico – che la tensione politica e analitica tra centri e margini permette di cogliere, diventa così la metafora di un nuovo sforzo di conoscenza per l’azione, l’angolazione da cui guardare ai problemi pubblici in modo non scontato, individuando zone d’ombra, proposte e soluzioni. Per tutto l’anno 2026 l’accesso a «Dissonanze» sarà libero, fatta salva la possibile - e assai gradita - sottoscrizione di contributi di sostegno volontari.

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