domenica 9 marzo 2025

Viva la democrazia (liberale)





Partiamo da quello che sta accadendo negli Stati Uniti e che si è già verificato in Ungheria: la democrazia viene ridotta al puro esercizio del voto, i poteri si concentrano in una sola figura, le minoranze sono abbandonate al loro destino. Visti i risultati elettorali conseguiti dall'estrema destra in Francia, Germania e Italia, si può pensare che la fortuna stia volgendo a favore dei regimi autoritari? Altri segnali vanno nello stesso senso: pensiamo alla questione delle notizie false e all'uso distorto dei social che sono difficili da reprimere anche con motivazioni legittime. Forse la domanda vera sarebbe questa: ma perché un sociopatico è stato regolarmente eletto a capo del mondo? Chi, qualche anno fa, avrebbe mai immaginato un evento simile? Come si è arrivati a questo punto? 

In un tempo lontano Alexis de Tocqueville aveva intravisto qualcosa di simile, quando aveva scritto: "Le democrazie sono naturalmente portate a concentrare tutta la forza sociale nelle mani del potere legislativo". Per la verità noi ora stiamo andando oltre, il legislativo ci appare come un potere di garanzia troppo facilmente aggirato dall'esecutivo che decisamente domina la scena. Vedi Stati Uniti e Ungheria per l'appunto.  Questo vuol dire che la democrazia sta per soccombere ormai e che, prima o poi, sarà sostituita da regimi di tipo autoritario? Ci sono, e ci sono stati (fascismo, nazismo), nella crisi della democrazia liberale, degli esiti tragici, in taluni paesi e in taluni momenti. Da qui a sostenere che la battaglia per la difesa della libertà è perduta in anticipo, ce ne passa.   Per memoria, le garanzie non sono un ornamento del sistema democratico. Quella che noi chiamiamo democrazia è di fatto una democrazia liberale. Un sistema che si regge sul più largo suffragio, sul voto a maggioranza e sulle garanzie. Diritti di libertà, tutela delle minoranze, separazione dei poteri, quindi  indipendenza del potere giudiziario. Tutto questo anche in presenza di una tendenza alla dittatura della maggioranza non viene meno di colpo, da un giorno all'altro.
In realtà l'avvento di un regime autoritario non si verifica tanto per via delle garanzie progressivamente cancellate, quanto per la esiziale debolezza dei democratici e per l'affievolimento concomitante della sensibilità liberale all'interno di un paese. Il demagogo che ce la fa, il sociopatico che prende più voti della sua avversaria normalmente fedele alle vecchie regole non è un Golia inarrestabile la cui comparsa sulla scena dà luogo a una certezza assoluta di vittoria. È solo un Golia che non ha trovato di fronte a sé l'avversario capace di batterlo. La pietra dello scandalo, la vera pietra dello scandalo sta nell'altro  campo: se il cattivo ha vinto, questo vuol dire che il buono, il rappresentante dei buoni, non era all'altezza. Una volta fatta la frittata, tuttavia, si può pensare che la partita sia chiusa per un tempo indefinitamente lungo.
Questo vuol dire che la democrazia sta per soccombere ormai e che, prima o poi, sarà sostituita da regimi di tipo autoritario? Ci sono, e ci sono stati (fascismo, nazismo), nella crisi della democrazia liberale, degli esiti tragici, in taluni paesi e in taluni momenti. Da qui a sostenere che la battaglia per la difesa della libertà è perduta in anticipo, ce ne passa.
E invece no. Non si può certo contare sulla stupidità del cattivo che, pur avendo una visione distorta delle cose, trova mille modi per volgere ancora di più il gioco a suo favore. E allora? E allora partiamo da un proverbio semplice semplice che aiuta in questo caso a riflettere: il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. Trump ha certo capito molte cose, ma non ha capito tutto, la sua visione del mondo contiene un grave vizio di origine. Da qualche parte il nuovo inquilino della Casa Bianca sembra supporre che il solo ricorso all'argomento della forza sia risolutivo nei negoziati come nelle controversie. Ma è proprio così? Lo spaccamontagne mostra già di non aver valutato a sufficienza le possibili ricadute delle sue scelte più avventate e questo scenario è destinato a ripetersi in futuro. 
Non ci resta contare sugli errori del comandante supremo? No, non basta. Gli sconfitti non devono restare con le mani in mano. Se adottassero una posizione attendista, rischierebbero di rimandare a un tempo assai lontano anche solo la possibilità di una rivincita. Normalmente gli sconfitti non si rassegnano, danno segni di esistenza, si impegnano in azioni di protesta, moltiplicano i discorsi infuocati. Non basta neppure questo. Come non basta il gioco di rimessa, il piccolo cabotaggio. Bisogna rilanciare, partendo da una seria analisi della sconfitta. L'avversario deve essere sfidato sul suo terreno con proposte spiazzanti e innovative. Non solo. Il terreno scelto dall'avversario è con ogni probabilità quello a lui più favorevole. E allora bisogna anche provare a spostare l'attenzione del pubblico su altre tematiche non meno anzi, per quanto possibile, più importanti ancora. Naturalmente molto altro ci sarebbe da dire. L'importante era partire con il piede giusto, bisognava provarci, sta al lettore valutare se ne valeva o no la pena. 


Ezio Mauro, La sinistra, il riarmo e la pace
la Repubblica, 9 marzo 2025

... Oggi è evidente cosa bisogna fare: essere coerenti con le scelte compiute e con le nuove necessità. Stanno succedendo due cose, insieme: Trump progetta di chiudere l’ombrello di protezione americano sull’Europa, proprio mentre autorizza Putin a prendersi ciò che considera suo, strappandolo alla storia altrui, che è una storia europea, dunque nostra. Come si risponde a questo doppio squilibrio che espone ai nuovi imperialismi la nostra democrazia, la nostra libertà, la nostra civiltà quotidiana? In questa tenaglia, come vivranno da domani i lituani, i lettoni, gli estoni, i polacchi, i rumeni? E noi, come potremo dormire tranquilli, sapendoli esposti insieme con la nostra stessa cultura, costretti a tenere gli occhi fissi ogni giorno sui confini? È chiaro che l’Europa deve dotarsi di un sistema di difesa, riarmandosi esattamente in nome della democrazia e del suo diritto alla pace. Ed è evidente che deve dotarsi di un’autorità politica finalmente visibile e riconoscibile, in grado di spendere il suo accumulo di storia nelle crisi che ci assediano. Nel rovesciamento del mondo, la sinistra può diventare il sostegno decisivo della democrazia, dell’Europa, dell’Occidente, tutti e tre sotto attacco. È un compito storico enorme, addirittura una missione. Ignorarlo non sarebbe un errore, ma un tradimento.












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