
Siamo in un regime di libertà e tutte le opinioni sono ammesse. E tuttavia se ai sostenitori degli interessi imperiali russi è consentito presentarsi come partigiani della pace, non è solo giusto, è sacrosanto, è necessario a chi guarda le cose da un punto di vista europeo reagire, provando a delineare un quadro diverso, più aderente alla realtà. "I protagonisti parlano di pace" - osa scrivere Travaglio. Pace in questo caso è una espressione ellittica. Hanno fatto un deserto e lo hanno chiamato pace. =desertum fecerunt et pacem appellaverunt, Tacito, Agricola, dice qualcosa di simile. [Cosa si intende con 'pace tacitiana'? - Quora. Sin intende una pace raggiunta con la forza delle armi, ma soprattutto attraverso la superiorità bellica e la distruzione]. Che pace è questa, infatti? Ci troviamo di fronte alla pax trumpiana (tacitiana). Che consiste in questo: sui due principali teatri di guerra la maggiore superpotenza (il lonely superpower di Huntington) autorizza le potenze regionali a completare l'opera distruttiva. Siamo a Clausewitz. la guerra consiste nell'annientamento del nemico. Basta Zelensky, basta Hamas, se possibile (e se non è possibile, va bene lo stesso, l'importante è lasciare il gioco nelle mani di Netanyahu). Zelensky, ossia la forza militare dello Stato ucraino. Richiesta di Putin nei negoziati sulla tregua: cessare gli aiuti militari all'Ucraina. Il lupo chiede di poter aggredire in santa pace l'agnello. Ecco la pace di Putin (e di Trump e di Marco Travaglio). Tutto molto semplice. Esaltare questo risultato come opera di pace sarebbe una libera opinione. Libera perché no. Filorussa, pure. Sarà lecito chiamare le cose con il loro nome.
Marco Travaglio, Guardoni e cornuti, Il Fatto Quotidiano, 19 marzo 2025
Cosa facevano ieri i nostri governi – quello europeo e quello italiano – mentre Trump e Putin discutevano come chiudere la guerra in Ucraina? Parlavano d’altro, perché non contano nulla e non hanno una posizione su niente. Guardoni e cornuti, sempre gli ultimi a sapere le cose. Mentre i protagonisti parlano di pace, i governi europei parlano di guerra. Ieri, durante la telefonata fra Casa Bianca e Cremlino, la Von der Leyen diceva: “L’Europa, se vuole evitare la guerra, deve prepararsi alla guerra”. Viva la faccia. Che la Commissione Ue tifi e remi contro la pace l’avevamo capito da un pezzo. Il folle piano Rearm Europe serve a “preparare la guerra” alla Russia su tre presupposti falsi: che Mosca stia per invaderci, che la Nato sia stata abolita e che le guerre si evitino preparandole (invece chi le prepara puntualmente le ottiene). Infatti l’altra dioscura Kallas vuole inviare altri 40 miliardi di armi a un Paese che fra poco potrebbe firmare il cessate il fuoco, quindi dovrebbe deporre le armi e restituire quelle ricevute, non riceverne altre. È l’ultimo, disperato tentativo di convincere Zelensky a non firmare nulla, seguitando a illuderlo che la realtà non esiste e continuando a combattere recupererà i territori che lui stesso dà per persi, anziché perderne di nuovi insieme a migliaia di altre vite, e aderirà pure all’Ue e alla Nato (all’insaputa di Trump).
Ma, se la linea europea fosse questa, avrebbe almeno il pregio della chiarezza. Invece no. I principali governi europei preparano truppe di “volenterosi” da inviare in Ucraina quando sarà scoppiata la pace per presidiare oltre 2 mila km di fronte. Cioè: da un lato sabotano il negoziato, da cui essendo bellicisti sono giustamente esclusi, sperando che fallisca; e dall’altro dettano condizioni per il dopo-negoziato, sperando che riesca, ma facendo i conti senza gli osti che lo apparecchiano. Le eventuali truppe di peacekeeping e di sicurezza in Ucraina saranno uno degli oggetti del negoziato (come in quello di Istanbul a marzo-aprile 2022), e nessuno può deciderle prima, tantomeno se non sta al tavolo. Ma è altamente improbabile che, dopo tre anni di guerra, la Russia accetti ai suoi confini truppe Nato (Francia, Regno Unito, Polonia e altri 27 Paesi) ai suoi confini, visto che decise l’invasione proprio per evitarlo. È ovvio che quel compito dovrà spettare a Paesi rimasti neutrali nel conflitto, dalla Turchia all’India, da Israele all’Arabia, dal Brasile ad altri Brics: quindi di che parlano Macron, Starmer, Tusk e altri euromitomani (con l’eccezione, una volta tanto lodevole, della Meloni)? Questa è purtroppo, oggi, l’Europa. Un’altra non c’è. Quando finalmente la seppelliremo, sarà sempre troppo tardi. L’unica manifestazione sensata sull’Europa è un corteo funebre.
Giuseppe Zappi
Purtroppo è così: siamo caduti dentro un imbuto non si torna indietro perché si scivola non si va avanti perché dal buco non si passa. Intanto quel governo di assassini israeliano ha ripreso a assassinare popolazione civile uomini donne bambini bombardando senza preavviso alle 3 del mattino mentre dormivano. Esiste una parola più pesante di ASSASSINI indirizzata al governo di Israele? Io non la conosco. Chi la sa la pubblichi.
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