lunedì 24 marzo 2025

L'Europa e la guerra




C'è chi mette al primo posto il realismo. Perché no. Si parte dall'idea che Putin ha vinto la

guerra. E si parte male, perché la vittoria russa non appartiene all'ordine delle semplici

evidenze. Dopo tre anni con un paese di 143 milioni di abitanti alle spalle non è riuscito a

schiacciare come avrebbe voluto l'Ucraina,  26 milioni di abitanti. Ha sottratto allo Stato

aggredito alcuni territori, un venti per cento della superficie complessiva. Stalin non fece  

meglio contro la Finlandia a suo tempo. Ora il nuovo presidente americano toglie il sostegno

all'Ucraina e alza il pugno di Putin sul ring. Lo zar ce l'avrebbe fatta, sembra. Allo stesso

tempo senza l'aiuto americano, l'Europa si viene a trovare in una situazione di particolare

debolezza: non serve a nulla, non combinerà nulla, "non è niente" - si dice. Anche la 

Finlandia non era niente a suo tempo di fronte al colosso sovietico. Al dunque è 

sopravvissuta. Non è messa meglio, ora, la piccola Ucraina di fronte all'orso russo. E allora?

Siamo proprio obbligati, come europei, a inchinarci di fronte al risultato? Il realismo è

una cosa, il disfattismo un'altra. In questa Europa che non conta nulla, Francia, Gran

Bretagna, Germania, Spagna e Polonia hanno alzato la testa. Perfino il Canada e il Giappone

stanno al gioco, pur non essendo Europa. La Cina, a quanto pare, manifesta interesse per la

coalizione dei volenterosi. Se uno ha lo sguardo fisso su Washington e Mosca, non è

successo nulla. Eppure, non siamo più al tempo della guerra fredda. Perfino Kissinger negli

anni Settanta si era già accorto della Cina. E noi (italiani, europei, abitanti del pianeta Terra,

come i cinesi) dovremmo fare come se nulla fosse. Chi l'ha detto? Da quale punto di vista?




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