lunedì 31 marzo 2025

Il mito della saggezza perduta

 


L'Italia diventa sempre più, se non lo è già, un paese di vecchi. Gente che non ha la forza, le risorse e gli elementi per immaginare il futuro. Che cosa fa allora questa gente? Torna ossessivamente al passato, a un passato che non passa. Si comporta come quel giocatore che in Dante dopo aver perso una partita ripensa alle diverse mosse e si chiede dove ha sbagliato: 
Quando si parte il gioco de la zara,
colui che perde si riman dolente,
repetendo le volte, e tristo impara
Purgatorio, VI, 1-3
Quello che il giocatore cerca di ritrovare è il momento in cui è stato abbandonato dalla fortuna. La zara era un gioco d'azzardo. La storia, stando a Machiavelli, è solo per metà soggetta alla fortuna.
 La domanda che un eroe vero o presunto dovrebbe porsi riguardo a una vicenda umana passata non è "quando la fortuna mi ha abbandonato", dato che la fortuna non dipende da lui. La domanda più giusta sarebbe invece un'altra: dove, in quale momento, in quale fase della vicenda, ho sbagliato. 
Qui le cose si complicano, in quanto il vecchio che volge lo sguardo indietro mette volentieri tra parentesi il mutamento delle circostanze e torna con insistenza su ciò che a suo tempo aveva garantito il successo alla sua parte politica: l'importanza numerica crescente della classe operaia, che per di più aveva una compattezza derivante dal suo inquadramento assai esteso se non proprio prevalente nelle grandi fabbriche; l'esistenza di un ceto medio più o meno agiato che poteva guardare con fiducia al futuro; la divisione del mondo in due blocchi; l'organizzazione burocratica dei partiti; il ruolo rilevante svolto da figure sociali di riferimento, professionisti, intellettuali, conduttori televisivi. 
Tutto questo è venuto meno con il tempo. Non c'è quasi più la grande fabbrica. C'è una massa innumerevole di padroncini, lavoratori in proprio, autonomi. Il ceto medio è andato in pezzi, sono comparsi i nuovi poveri, aspiranti spesso a una sistemazione impiegatizia che non sempre giunge a compimento nella realtà. Ai partiti strutturati in modo stabile si sono sostituiti i più volatili partiti personali, e questo non è avvenuto per una scherzo del destino cinico e baro, sono cambiate le forme della convivenza, la televisione e poi i social hanno preso il posto della piazza. Una istruzione tanto mediocre quanto capillare nella sua distribuzione sul territorio ha condotto alla idea riassunta nello slogan dei Cinque stelle: uno vale uno. Che è poi, come ha di recente fatto osservare Giuliano Ferrara, il trionfo dell'uomo massa teorizzato da Ortega y Gasset: il signorino soddisfatto. 
I vecchi tuttavia non demordono. Se solo si guardasse di nuovo al lavoro come riferimento centrale! Eppure Aris Accornero aveva avvertito che ormai il lavoro è stato sostituito dai lavori. Inoltre per molti giovani la realizzazione personale conta ancora di più che l'ancoraggio al posto. Ma non importa. Quanto erano gloriosi i tempi in cui il lavoro dominava la scena della vita sociale! Perché quei tempi non ritornano? Alberto Asor Rosa che era stato un operaista scrisse nel 1977 un aureo libretto, Le due società. Puntava il dito sulla  divaricazione in atto tra garantiti e non garantiti. Aveva già scoperto gli sfigati che nel 2018 Luca Ricolfi avrebbe riproposto come categoria per spiegare il successo elettorale dei Cinque stelle. E la Dc, la gloriosa Dc, perché non ritorna? Farebbe tanto comodo ai vari Picierno, Ruffini, Boschi e altri sparsi frammenti del grande esercito svanito nel nulla. Ovvio: non ritorna perché non può tornare, non ci sono più le condizioni. Ma i vecchi non demordono, ed ecco le sedute spiritiche mascherate da convegni sull'esistenza del centro. Che ci sia ognun lo dice, dove sia nessun lo sa. 
Vecchietti di ogni età, ceto e orientamento, prima vi convincete e meglio sarà per tutti: il vostro tempo non è destinato a risorgere d'improvviso per un fortunato sortilegio. Il miracolo non si produrrà. Inutile perder tempo a inscenare danze della pioggia. Cercate di guardare avanti, se vi riesce. E soprattutto guardatevi intorno, c'è tutto un mondo che gira, continua a girare e che aspetta solo di essere da voi scoperto e valorizzato come merita.  







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