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venerdì 26 dicembre 2025

La casa sullo stagno

Hélène Brunet-Rivaillon
Vicino a Rouen, la casa sullo stagno

Le Monde, 25 dicembre 2025

 In un'ansa della Senna, un ex cottage di pescatori è stato trasformato in un accogliente rifugio. Un cottage con tetto in paglia, arredato con mobili antichi e decorato con gusto, perfetto per un soggiorno in riva alle calme acque di uno stagno.

"Non verrete disturbati affatto; non ci sono assolutamente vicini in giro", assicura Gaspard Konrad, proprietario di diverse case isolate nel cuore della natura. Ha chiamato questi rifugi "Velvet House", in omaggio a uno dei suoi gruppi rock preferiti, i Velvet Underground. Uno degli accoglienti nidi che offre in affitto si trova a una trentina di chilometri da Rouen, nella città di Anneville-Ambourville, nella Senna Marittima.

È possibile arrivarci attraversando la Senna in traghetto o seguendo la strada che ne costeggia le rive. Il secondo itinerario permette di scoprire il grazioso villaggio di La Bouille, delimitato da un lato da bianche falesie calcaree e dall'altro dal fiume e dagli imponenti manieri che lo dominano. Si apre poi un paesaggio di boschi, prati e frutteti, nel cuore del Parco Naturale Regionale Boucles de la Seine Normande.

La casa è immersa in un ambiente paludoso, sulla strada Marais-Brésil, un percorso fiancheggiato da stagni su entrambi i lati, la cui origine rimane un mistero. Qua e là, i cigni scivolano sull'acqua e gli aironi guardano le loro prede. La proprietà, protetta alla vista da una lunga recinzione di erica, confina con il circolo velico del villaggio.

Oltre il cancello, i visitatori scoprono un cottage con tetto di paglia degli anni '60, adagiato accanto a uno stagno. Le oche passeggiano dondolando nel giardino, un cordiale comitato di benvenuto. Una sauna galleggiante è stata installata sulle acque calme dello stagno, insieme a un'ampia terrazza arredata con lettini prendisole, alla quale è ormeggiata una barca a remi. La proprietà apparteneva a un pescatore prima che Gaspard Konrad la acquisisse nel 2024. Oggi, l'attrazione principale è il nuoto, tempo permettendo.

Nel cottage, avvolto dal profumo del fuoco a legna, panche in velluto verde abete ai lati del camino del soggiorno invitano al relax. Un comodo divano vintage – un modello Teckel di Michel Mortier per Steiner, con il suo originale tessuto a quadri verdi – due poltrone coordinate e una sedia svedese in pelle nera degli anni '60 di G Möbel completano l'arredamento di questo accogliente spazio.

La maggior parte dei mobili della casa è stata selezionata da un'antiquaria professionista, Chloé Douris, così come i tappeti kilim sul pavimento. Sul rustico tavolo da pranzo in legno, alcuni dettagli di pregio attendono gli ospiti: "L'uomo che piantava gli alberi " di Jean Giono, che potranno portare con sé al momento della partenza, e prodotti per la colazione disposti in un grazioso cestino di vimini: uova fresche, una generosa pagnotta, un barattolo di marmellata, frutta di stagione e una bottiglia di succo di mela. Una scala in legno dipinta di verde scuro, con le pareti ornate da un remo antico e un salvagente, conduce al piano superiore. Due accoglienti camere da letto si affacciano sullo stagno. A seconda delle esigenze degli ospiti, ciascuna può essere allestita con due letti singoli o un ampio letto matrimoniale. Entrambe dispongono di una piccola scrivania con una lampada d'epoca. Copriletti in tessuto indiano ricoprono i soffici piumoni.

Al calare della notte, ci godiamo l'oscurità offerta dal bassissimo inquinamento luminoso, che crea le condizioni ideali per osservare le stelle attraverso il telescopio appositamente allestito al piano terra. La casa ospita anche una lavagna luminosa, giochi da tavolo, un set di Mölkky, una notevole varietà di utensili da cucina e persino un tappetino da yoga riposto nel sottoscala.

Le condizioni sono perfette per trascorrere del tempo di qualità da soli o in piccoli gruppi. Alcuni ospiti soggiornano qui con i loro animali domestici, che sono sempre benvenuti nel cottage. I sentieri lungo la Senna sono raggiungibili a piedi (poco più di un chilometro). Offrono piacevoli passeggiate e piacevoli percorsi per il jogging, apprezzati tanto dai cani quanto dagli umani.

https://www.lemonde.fr/m-styles/article/2025/12/25/pres-de-rouen-la-maison-au-bord-de-l-etang_6659423_4497319.html

domenica 4 marzo 2018

Dante e le stelle



 
Inferno, 34, 136-139
salimmo sù, el primo e io secondo,
  tanto ch'i' vidi de le cose belle
  che porta 'l ciel, per un pertugio tondo.
E quindi uscimmo a riveder le stelle.

salimmo in alto, lui per primo e io dietro, fino a quando vidi
 gli astri del cielo attraverso un'apertura circolare. E di lì uscimmo 
per rivedere le stelle.

Purgatorio, 33, 142-145

Io ritornai da la santissima onda 
  rifatto sì come piante novelle  
  rinovellate di novella fronda, 
puro e disposto a salire a le stelle.
 
Io mi allontanai dal fiume sacro del tutto rinnovato, come le 
piante giovani che rifioriscono e si coprono di nuove fronde,
purificato e pronto per salire alle stelle (in Paradiso).
Paradiso, 33, 142-145

A l'alta fantasia qui mancò possa;
  ma già volgeva il mio disio e 'l velle,
  sì come rota ch'igualmente è mossa,
l'amor che move il sole e l'altre stelle.

Alla mia alta immaginazione qui mancarono le forze; ma ormai 
l'amore divino, che muove il Sole e le altre stelle,
volgeva il mio desiderio e la mia volontà,
come una ruota che è mossa in modo uniforme e regolare
(Dio aveva appagato ogni mio intimo desiderio). 
 
Carlo Ossola, Firmamento poetico  col cielo cesellato, Il Sole 24ore, 11 agosto 2024 

Ad astra

La cultura dell’uomo nei lunghi secoli dell’era cristiana aveva questo fondamento: «Vocavitque Deus firmamentum Caelum.» (Genesi,I, 8). È la creazione del primo giorno, che stabilisce ciò che più non muterà: «Nelle Sacre Scritture il cielo è chiamato firmamentum in quanto firmatum ossia reso stabile da leggi razionali e immutabili (ratis legibus fixisque)». Così Isidoro di Siviglia nelle sue Etymologiae (XIII, IV, 1); ma nello stesso capitoletto precedeva un’etimologia raffinata, colma d’arte, che è bene qui ricordare: «Il cielo è stato così chiamato perché reca impresse le luci delle stelle, quasi figure a rilievo come un vaso caelatum, ossia cesellato; si definisce infatti caelatum un vaso che brilla per le figure che si stagliano sulla sua superficie».

Dante ha voluto anch’egli modellare il suo caelatum, suggellando ognuna delle cantiche con i signa luminosi delle stelle: «E quindi uscimmo a riveder le stelle» ( Inf., XXXIV, 139); «puro e disposto a salire a le stelle» ( Purg., XXXIII, 145); «l’amor che move il sole e l’altre stelle» ( Par., XXXIII, 145). Se poi si volesse considerare che nelle raffigurazioni topografiche della Commedia, l’Inferno appare come un cratere greco e la montagna del Purgatorio con sopra i cieli come un’immensa coppa, con lo stelo (la montagna) che culmina a larga corolla, non sarebbe indebito pensare al poema come a uno smisurato caelatum, così descritto nel Paradiso: «O dolce stella, quali e quante gemme / mi dimostraro che nostra giustizia / effetto sia del ciel che tu ingemme!» ( XVIII, 115-117).

Del resto la formula «caelum caelatum» risale già a sant’Ambrogio che nel suo Hexaemeron (II 3, 3-4) ci ricorda che il cielo è cesellato di stelle «perché porta infisse le luci delle stelle come un lavoro di cesello, allo stesso modo che diciamo cesellato l’argento risplendente di figurazioni lavorate a sbalzo». Dante che aveva già fasciato tutte le cornici del Purgatorio con exempla di virtù lavorate a bassorilievo nel marmo candido, si prodiga a cesellare i suoi cieli di beati, incastonati sì che non si possono trar fuori: «Ne la corte del cielo, ond’ io rivegno, / si trovan molte gioie care e belle / tanto che non si posson trar del regno» (Par., X, 70-72); non mi sembra indebito qui accedere proprio al significato più letterale del caelum caelatum, non solo nel senso – suggerito dai commentatori – che le pietre preziose non si possono esportare (qui su terra) dal loro regno, il cielo; ma proprio nel fatto che non si possono togliere dal loro ordine e eterna impronta, come mirabilmente conferma Folchetto da Marsiglia poco prima: «Folco mi disse quella gente a cui / fu noto il nome mio; e questo cielo / di me s’imprenta com’io fe’ di lui» (Par., IX, 94-96).

La Commedia è stato l’ultimo poema di questo infinito cesello del vero, calice di gemme abbacinanti, divino mosaico di tessere di ieratica fissità, tanto che lo sguardo del pellegrino è costretto a stringersi a questo immutabile acuminato mistero: «Ficca mo l’occhio per entro l’abisso / de l’etterno consiglio, quanto puoi / al mio parlar distrettamente fisso» (Par., VII, 94-96). Così s’affisano i Serafini e Cherubini, molto più astretti alla loro eterna verità: « Io sentiva osannar di coro in coro / al punto fisso che li tiene a li ubi, / e terrà sempre, ne’ quai sempre fuoro» (Par., XXVIII, 94-96).

La stessa preghiera alla Vergine, elevata al sommo del Paradiso da san Bernardo, è prima di tutto contemplazione di quell’immutabile fissità dell’ordine divino: «Vergine Madre, figlia del tuo figlio, / umile e alta più che creatura, / termine fisso d’etterno consiglio» (Par., XXXIII, 1-3). Quello è il Paradiso, mirabile cesello di forme abbaglianti: «e d’ogne parte si mettien ne’ fiori, / quasi rubin che oro circunscrive» (Par., XXX, 65-66), i beati cioè «s’introducevano, nel calice dei fiori, come rubini incastonati nell’oro» (Isidoro del Lungo).

Poema di fulgore e di bizantina gloria, come Dante stesso si compiace di testimoniare: «vid’ io più di mille angeli festanti, / ciascun distinto di fulgore e d’arte» (Par., XXXI, 130-132). La Commedia s’inciela e s’inzaffira: «onde si coronava il bel zaffiro / del quale il ciel più chiaro s’inzaffira» (Par., XXIII, 101-102) nel più memorabile coelum coelatum che mai ci sia stato offerto.

In quella fissità ambiremmo forse trovare il nostro piccolo «balasso» per rannicchiarci nel sempre…; ma venne la scienza gregoriana del tempo, l’ansia funebre di Góngora che vide tutto ridursi «en tierra, en humo, en polvo, en sombra, en nada» (Sonetto X), e «l’elenco mesto delle afflizioni riaperte» registrato da Shakespeare. Le sue stelle contemplano l’«inconstant stay» della nostra vicenda mondana, «mentre con Rovina gareggia devastatore il Tempo». Così, silenziosi, impercepiti, i suoi astri tracciano il cielo, chiosando destini «in secret influence comment»: «E la scena immensa del mondo non offre che comparse / su cui in segreti influssi, stelle proseguono commento» (Sonetto XV, nella traduzione di Giuseppe Ungaretti).




 

giovedì 14 febbraio 2013

Con Pasternak per compagnia in carcere

Evgenija Ginzburg
Viaggio nella vertigine
traduzione di Duccio Ferri
Dalai Editore, Milano 2011, pp. 132-133

Mangio tutto con scrupolo. D'ora in poi mangerò sempre tutto, cercherò di dormire bene e farò ginnastica al mattino. Voglio vivere. Per dispetto a loro. Desidero vivere fino alla fine della tragedia del partito. In questi momenti sono convinta che non riusciranno a distruggere tutto il partito, che arriveranno forze capaci di fermare la mano criminale. Vivere, vivere fino ad allora... A denti stretti... A denti stretti...
Mi ripeto continuamente queste parole, che mi richiamano alla mente alcuni versi della poesia di Boris Pasternak Il tenente Schmidt:

I chilometri dell'atto d'accusa...
Il berretto fra i denti per non piangere!
Le miniere lungo la strada di Nerčinsk!
I lavori forzati! Che benedizione! 

Queste parole mi scuotono profondamente. Il mio cuore si riempie di gratitudine per il poeta. Come sapeva che questa è l'esatta sensazione che provano i condannati? Lui che abita a Mosca in "un appartamento che suggerisce tristezza"? Proseguo:

...La spaziosità della primavera e della deportazione inebriano gli altri...

Magari Pasternak potesse sapere quanto mi aiutano i suoi versi a comprendere e a sopportare la detenzione, la sentenza, quegli assassini con gli occhi di pesce!
Si fa buio. Anche qui la finestra è protetta da una bocca di lupo. Per qualche motivo non accendono la luce. Spero che mi riportino presto alla Butyrka! Qui a Lefortovo la Morte ti osserva da ogni angolo. Appoggio la testa sul tavolo e ripeto a memoria, da cima a fondo, Il tenente Schmidt. Mi emozionano immensamente i versi:

Il vento con calore e sacrificio accarezzava le stelle
con qualcosa di eterno, di esistente, di suo...

Li ripeto più volte  di seguito e sprofondo in un buio infinito e soffocante.