martedì 14 luglio 2026

"Tu si 'na malatia"

Ilaria Urbani
Tullio De Piscopo: "Peppino, la nostra 'malatia'. Gli occhiali come lui, anche se non eravamo miopi"

la Repubblica Napoli, 12 luglio 2026

"Negli anni '60 ci facevamo tutti gli occhiali alla Peppino Di Capri, anche se non eravamo miopi. Indossavamo tutti le bellissime giacche di lamè di Peppino e i suoi Rockers. Perdo un amico, un fratello, un esempio. Peppino è il nostro brindisi, Peppino è la nostra malatia". Tullio De Piscopo piange Peppino Di Capri. Il grande batterista della superband di Pino Daniele conosce il cantautore leggendario quando aveva 14 anni, una notte in piazzetta a Capri. De Piscopo nel 1960 già suonava, era sull'isola azzurra lì a suonare con Renatino e i suoi scugnizzi, band rock e beat melodica. Il musicista piange il grande cantautore che ha segnato più di un'epoca e con il quale ha condiviso tante avventure artistiche.

Tullio De Piscopo, oltre sessant'anni di amicizia con un talento assoluto della musica.

"Provo un dolore enorme. La nostra amicizia è cresciuta nel tempo, abbiamo condiviso tanta musica insieme e un lungo pezzo di vita. La nostra intesa è rimasta sempre la stessa di quella notte a Capri, quando a 14 anni lui passeggiava in piazzetta, lo avvicinai, gli dissi: "Tu sei Peppino!". Ero praticamente un bambino e già suonavo. Peppino ha portato ritmo nelle nostre esistenze e tanta modernità".

Cosa ha significato per lei quell'incontro?

"Peppino era un modello per noi ragazzi, ci dividevano sette anni, e lui era già Peppino Di Capri, da lui ho imparato anche il rigore.Chi avrebbe potuto immaginare che poi ci sarei stato io alla batteria poi con la sua prima vittoria a Sanremo nel 1973 con la canzone ‘Un grande amore e niente più’. La famosa versione remix del mio brano ‘Andamento lento’ l'ho registrata nel suo meraviglioso studio ai Camaldoli, lo Splash. E poi abbiamo condiviso tante avventure insieme anche oltreoceano".

Quali ricorda con particolare affetto?

"Con Peppino ho girato il mondo. Abbiamo suonato insieme a Tokyo, Francoforte, New York, Toronto, a San Paolo in Brasile, ci raggiunsero sul palco Toquinho e George Benson. Quanti ricordi".

Citava prima la sua bellissima "Tu si ’na malatia", proprio il brano che avete suonato insieme per lo scudetto del 1987, la grande vittoria del primo Napoli di Maradona.

"Peppino era raggiante quella sera. Maradona si divertiva, aveva capito che eravamo noi l'avanguardia, la musica del Mediterraneo, di un Sud del mondo di cui lui faceva parte come noi. Sul palco c'eravamo io, Peppino, James Senese, Joe Amoruso, Rino Zurzolo, Tony Esposito, il supergruppo di Pino, anche Pino amava Peppino. E poi c'era anche Edoardo Bennato, Peppino è stato il primo, il maestro di tutti noi".

Cosa le mancherà di più di Peppino Di Capri?

"Peppino continuerà a vivere nelle sue canzoni, ha fatto innamorare e sposare tante coppie e ancora tante lo faranno sulle sue note, con le sue parole. È il nostro brindisi. Mi mancheranno anche i nostri pomeriggi nella sua villa a Capri, le sue bellissime feste e le nostre gite in barca, amiamo il mare allo stesso modo, lui che era il più tecnologico dei due, disegnava anche le barche".

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