mercoledì 15 luglio 2026

La più grande poetessa americana

Paola Tonussi
Emily Dickinson. Gemma oscura

Ares, 184 pp., 16 euro

Cara, amara, infinita Emily Dickinson: un tenebroso splendore, come sceglie di sottotitolare il suo nuovo volume Paola Tonussi (Emily Dickinson. Gemma oscura). La più grande poetessa americana, il fiore più simile a Leopardi che sia mai germogliato nella fredda terra del New England, eppure totalmente unica e riconoscibile a chilometri, continua a stregarci coi suoi grandi versi pieni di piccole cose, tanto semplici che parrebbero scritti da un bambino; ma i bambini, si sa, hanno la precedenza per andare in braccio a Dio. Emily che mise radici in casa, Emily che però ha visto tutto il mondo e ciò che sta oltre; Emily che “Se potrò impedire a un Cuore di spezzarsi / Non avrò vissuto invano”. Emily che gioca meditando: “Io sono Nessuno! Tu chi sei? / Sei Nessuno anche tu? / Allora siamo in due!”; ma anche Emily che medita giocando: “Per riempire un buco / Mettici la cosa che l’ha causato / Bloccalo / con qualcos’altro – e si spalancherà di più / Non puoi sigillare un Abisso / Con l’aria”. Emily, insomma, che, come tutti i grandi, è talmente tante Emily in una sola, o talmente tanto Emily da sola, che può far venire le vertigini, a prendere con ingenua baldanza le sue poesie in libreria. Il bel libro di Paola Tonussi aiuta proprio in questo: ripercorre l’intera vita della Dickinson con penna fiorita (qua e là, forse, potabile); ne traccia con perizia e ispirazione le fondamenta culturali, ossia la Natura da un lato e dall’altro la Bibbia (“Affascinata dalle storie di santi, martiri e profeti, Emily li immaginava eroi di storie favolose in scenari mitici, tra squilli di trombe e squarci di nuvole, mari che si spalancavano in tempesta, torrenti di fuoco e lapilli, un intero cosmo lontanissimo dalla vita di Amherst quanto l’equatore dal Polo”); e segue gli sviluppi di questa “anarchica dell’anima”, fino alla scomparsa di tante persone care, e all’inclemente sorte editoriale delle sue poesie, che comunque non impedì alla Dickinson di disseminare “le lettere di versi, quasi l’unico legame superstite con il mondo, viatico di angeli e demoni, crocevia di anime salvate e sassaiole di omissioni, rinunciando alle occasioni per immergersi in visioni di eternità, intima, sospesa nel senza tempo”. “La Mancanza di Tutto - Mi ha impedito / Di provare Mancanze minori”, scrisse; e giustamente, quando l’eterno da cui era uscita se la riprese, sulla sua tomba incisero: “Born Dec. 10, 1830 - Called back May 15, 1886”. Come tanti geni svaniti in disparte, oggi è considerata una voce imprescindibile: approfittiamo allora di Paola Tonussi per imparare ad ascoltarla. E ricordate: “Le nostre vite sono svizzere / così immobili – così fredde – / finché un pomeriggio chissà / le Alpi lasciano aperte le tende / e noi vediamo di là! / L’Italia è dall’altra parte!”. (Carlo Simone)

Il Foglio, 15 luglio 2026

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