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| Pascale Van Damme |
Balogun gioca, ma il Belgio domina: Stati Uniti fuori
De Ketelaere firma gli ottavi di Seattle, diventati Stati Uniti contro Unione Europea dopo il caso Balogun. Le pressioni di Trump finiscono sulle spalle degli Usa
La Stampa, 7 luglio 2026
SEATTLE. Chi avrebbe mai detto che Charles De Ketelaere sarebbe diventato il giustiziere del Mondiale. CDK è la faccia più improbabile da mettere sopra la sfida dei due mondi, eppure è lui, dall’Atalanta con ardore, che firma due gol fa impazzire il portiere avversario, zittisce Trump, strozza il boato degli Stati Uniti, li manda in svantaggio due volte e li costringe a fermarsi qui. A Seattle, dove è esploso l’amore per il pallone, dove la Fifa è collassata un’altra volta, dove la politica ha invaso il calcio e quello se ne è liberato, come sempre gli riesce. Con un categorico 4-1. La nazionale a stelle e strisce non si è certo presentata nella parte nel cattivo, è diventata un danno collaterale. Travolta dalle polemiche innescate dal loro stesso presidente.
Sopra Lumen Field gli elicotteri volano in formazione a tre mentre sotto l’altoparlante diffonde la voce di Morgan Freeman dai toni bassi e dalla trama certa: Usa contro Europa e ovviamente lui non lo dice anche se è l’unica idea che passa dopo due giorni di delirio nel nome di Balogun, l’attaccante riammesso in campo dopo il rosso diretto grazie alle pressioni della Casa Bianca. E che tocchi proprio al Belgio rappresentare il continente è la prova che la partita si gioca su più livelli. Nessuno in campo ne è contento, ma non c’è modo di sfuggire alla sfida.
Al nome di Balogun l’urlo di soddisfazione definisce subito una contrapposizione culturale. Da una parte chi crede di aver raddrizzato l’ingiustizia con la classica formula da “arrivano i nostri” e dall’altra chi è convinto che non rispettare le regole, anche a partire da un ipotetico torto, significhi scassare il gioco e buttare i principi. Non ci sono sintesi o ponti, le visioni opposte sono fronti alimentati da convinzioni centenarie senza ipotesi di riforma. Il destino ha scelto queste due nazionali per rappresentarli, lo stato simbolo dell’Unione Europea contro gli Stati Uniti. Ognuno può tifare per chi meglio crede, impossibile guardare senza schierarsi. (agf)
Garcia lascia in panchina milioni: De Bruyne, Lukaku e Doku. Il Belgio incamera le energie dell’improvviso campo largo del tifo e agli Usa succede il contrario: svuotati da ore di controversie, destabilizzati dopo essere passati da brillanti padroni di casa alla scoperta di nuove emozioni a tiranni dello sport incapaci di accettarne le regole. Sta tutto disteso sul campo degli ottavi, dove il Belgio trova la condizione ideale e le combinazioni perfette e gli Usa si perdono, con tanto di blackout del portiere.
Il Belgio parte ringalluzzito, due azioni subito degne e alla terza De Ketelaere taglia la traiettoria e segna, primo gol ai Mondiali per il giocatore dell’Atalanta che non viene certo da un campionato esaltante e in generale ha una carriera da montagna russa che però lo ha accompagnato qui in punto piuttosto basso del saliscendi. Lascia Seattle all’altezza massima, perché nella sfida dei due mondi, gli Usa raddrizzano il risultato con una punizione diretta di Tillman e due minuti dopo riecco De Ketelaere, stavolta di testa. In tribuna Infantino sta a fianco della presidente della federazione belga, Pascale Van Damme, la donna che dichiarato indecente il comportamento Fifa. Altro grado del match.
Il terzo gol belga rotola in porta nella ripresa, ci pensa Vanaken, ma fa tutto il numero uno degli Stati Uniti Matt Freese, che inciampa con il pallone tra i piedi e finisce con il servire i quarti al Belgio. A fargli pressione per confonderlo è ancora De Ketelaere, altro che Trump. C’è gloria pure per Lukaku, entrato a metà del secondo tempo, in gol nei minuti di recupero, ironico con la Trump dance che lancia per festeggiare: miglior mossa degli ultimi anni. Quando il Belgio sta già festeggiando e lo stadio tace. L’Europa passa, Garcia si gode la soddisfazione: «Abbiamo dimostrato che il Belgio è una grande nazione di calcio. Balogun è venuto a parlarmi, non è colpa sua se si è scatenato questo putiferio». Il pallone si smarca da Trump ma dovrà rotolare lontano per liberarsi dai disastri di questi giorni.

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