Daniela Preziosi
La vedova Nuvoli: "Quel giorno che papa Ratzinger inviò la benedizione al mio Giovanni"
Domani, 26 luglio 2026
«Quando ho saputo del suicidio di Pippo Di Marca ho stretto i denti, ho tirato un pugno dove è capitato. Per quale motivo le persone sono costrette a decidere cose così orrende? Per non essere aiutate ad andare via, a decidere di sé, della propria vita nella serenità. Chissà quando quell’uomo ha deciso, chissà quando ha mandato tutti a quel paese, avrà detto “perché devo stare ancora a massacrarmi il corpo”. Con Nuvoli era così. Il corpo andava via, ma la testa era sempre fresca e il cervello funzionava a meraviglia». Maddalena Soro, una donna fortissima, è stata, cioè è la moglie di Giovanni Nuvoli. Sono passati diciannove anni dal giorno in cui suo marito si è lasciato morire.
Giovanni era algherese, rappresentante di vino dell’algheresissima Cantina sociale di Santa Maria La Palma, arbitro per passione. Sei anni prima aveva scoperto di avere la sclerosi laterale amiotrofica. Quei sei anni sono stati la sua battaglia per il diritto di opporsi all’accanimento terapeutico. Ormai totalmente paralizzato, comunicava con un MyTobii, un comunicatore vocale a controllo oculare, arrivò a un passo dalla meta: era riuscito a trovare un team di medici disposti a staccare il respiratore artificiale che lo teneva in vita. L’anestesista Tommaso Ciacca, che il 10 luglio 2007 stava per eseguire le sue volontà, fu bloccato dai carabinieri e della procura di Sassari. Qualche giorno dopo Nuvoli inizia uno sciopero della sete e della fame. Muore il 23 luglio 2007.
Maddalena nel 2011 ha scritto un libro crudo e straziante, «Quegli occhi che urlavano» (Carlo Delfino editore) per raccontare la malattia di suo marito, e la sua scelta. Oggi, dopo quindici anni, Maddalena sente che «siamo punto e a capo. Per questo ho deciso di riprendere le presentazioni del mio libro». Lo farà a iniziare dalla sua Alghero, il prossimo 18 settembre, ospite dell’Associazione nazionale Carabinieri, e quando ripercorriamo questa storia capiamo il perché del legame con l’Arma.
Intanto, spiega, oggi «una storia come quella di Nuvoli», chiama suo marito per cognome, «si può ancora ripetere». È così. Ancora oggi non c’è una legge che regoli il fine vita, neanche dopo che una sentenza della Consulta (la 242/2019) ha stabilito che l’aiuto al suicidio non è punibile in certe circostanze precise, e ha chiesto al parlamento di dotarsi di una legge.
La sentenza arriva dopo il caso di Fabiano Antoniani (Dj Fabo) del 2017, grazie alla battaglia del radicale Marco Cappato, dell’associazione Luca Coscioni e della compagna Valeria Imbrogno. La sentenza ha creato un precedente importante. Eppure «in Europa quasi tutti i paesi hanno legiferato. L’Italia no. E non perché abbiamo il papa», sostiene Maddalena. E per dimostrare quello che dice, ci consegna un racconto che non ha mai fatto.
Siamo il paese intorno al Vaticano, questo è indubbio.
Guardi, le racconto una cosa che non ho mai detto a nessun giornalista. Per me Ratzinger era un papa tedesco, un uomo rigido. Ma quando Nuvoli aveva fatto sapere che voleva smettere di mangiare e lasciarsi morire, un giorno mi chiama il vescovo di Alghero e mi chiede di andarlo a trovare. Entro nella sua stanza, che per me era una reggia, e lui inizia a piangere. Gli chiedo: perché sta piangendo? “Perché sono un uomo”, mi dice. E mi racconta: “Sono stato a Roma, a un incontro dei vescovi sardi con il papa. Quando è il mio turno, dico “sono il vescovo di Alghero” e Ratzinger subito mi chiede: ma lei conosce Giovanni Nuvoli? Non mi ha chiesto come sto, quanti pellegrini ci sono nella mia città, no: lo conosce Giovanni Nuvoli? Rispondo che ne ho sentito parlare. E allora il papa mi dice: vai da lui, digli da parte del papa che sia fatta la sua volontà”.
«Quando ho saputo del suicidio di Pippo Di Marca ho stretto i denti, ho tirato un pugno dove è capitato. Per quale motivo le persone sono costrette a decidere cose così orrende? Per non essere aiutate ad andare via, a decidere di sé, della propria vita nella serenità. Chissà quando quell’uomo ha deciso, chissà quando ha mandato tutti a quel paese, avrà detto “perché devo stare ancora a massacrarmi il corpo”. Con Nuvoli era così. Il corpo andava via, ma la testa era sempre fresca e il cervello funzionava a meraviglia». Maddalena Soro, una donna fortissima, è stata, cioè è la moglie di Giovanni Nuvoli. Sono passati diciannove anni dal giorno in cui suo marito si è lasciato morire.
Giovanni era algherese, rappresentante di vino dell’algheresissima Cantina sociale di Santa Maria La Palma, arbitro per passione. Sei anni prima aveva scoperto di avere la sclerosi laterale amiotrofica. Quei sei anni sono stati la sua battaglia per il diritto di opporsi all’accanimento terapeutico. Ormai totalmente paralizzato, comunicava con un MyTobii, un comunicatore vocale a controllo oculare, arrivò a un passo dalla meta: era riuscito a trovare un team di medici disposti a staccare il respiratore artificiale che lo teneva in vita. L’anestesista Tommaso Ciacca, che il 10 luglio 2007 stava per eseguire le sue volontà, fu bloccato dai carabinieri e della procura di Sassari. Qualche giorno dopo Nuvoli inizia uno sciopero della sete e della fame. Muore il 23 luglio 2007.
Maddalena nel 2011 ha scritto un libro crudo e straziante, «Quegli occhi che urlavano» (Carlo Delfino editore) per raccontare la malattia di suo marito, e la sua scelta. Oggi, dopo quindici anni, Maddalena sente che «siamo punto e a capo. Per questo ho deciso di riprendere le presentazioni del mio libro». Lo farà a iniziare dalla sua Alghero, il prossimo 18 settembre, ospite dell’Associazione nazionale Carabinieri, e quando ripercorriamo questa storia capiamo il perché del legame con l’Arma.
Intanto, spiega, oggi «una storia come quella di Nuvoli», chiama suo marito per cognome, «si può ancora ripetere». È così. Ancora oggi non c’è una legge che regoli il fine vita, neanche dopo che una sentenza della Consulta (la 242/2019) ha stabilito che l’aiuto al suicidio non è punibile in certe circostanze precise, e ha chiesto al parlamento di dotarsi di una legge.
La sentenza arriva dopo il caso di Fabiano Antoniani (Dj Fabo) del 2017, grazie alla battaglia del radicale Marco Cappato, dell’associazione Luca Coscioni e della compagna Valeria Imbrogno. La sentenza ha creato un precedente importante. Eppure «in Europa quasi tutti i paesi hanno legiferato. L’Italia no. E non perché abbiamo il papa», sostiene Maddalena. E per dimostrare quello che dice, ci consegna un racconto che non ha mai fatto.
Siamo il paese intorno al Vaticano, questo è indubbio.
Guardi, le racconto una cosa che non ho mai detto a nessun giornalista. Per me Ratzinger era un papa tedesco, un uomo rigido. Ma quando Nuvoli aveva fatto sapere che voleva smettere di mangiare e lasciarsi morire, un giorno mi chiama il vescovo di Alghero e mi chiede di andarlo a trovare. Entro nella sua stanza, che per me era una reggia, e lui inizia a piangere. Gli chiedo: perché sta piangendo? “Perché sono un uomo”, mi dice. E mi racconta: “Sono stato a Roma, a un incontro dei vescovi sardi con il papa. Quando è il mio turno, dico “sono il vescovo di Alghero” e Ratzinger subito mi chiede: ma lei conosce Giovanni Nuvoli? Non mi ha chiesto come sto, quanti pellegrini ci sono nella mia città, no: lo conosce Giovanni Nuvoli? Rispondo che ne ho sentito parlare. E allora il papa mi dice: vai da lui, digli da parte del papa che sia fatta la sua volontà”.
«Quando ho saputo del suicidio di Pippo Di Marca ho stretto i denti, ho tirato un pugno dove è capitato. Per quale motivo le persone sono costrette a decidere cose così orrende? Per non essere aiutate ad andare via, a decidere di sé, della propria vita nella serenità. Chissà quando quell’uomo ha deciso, chissà quando ha mandato tutti a quel paese, avrà detto “perché devo stare ancora a massacrarmi il corpo”. Con Nuvoli era così. Il corpo andava via, ma la testa era sempre fresca e il cervello funzionava a meraviglia». Maddalena Soro, una donna fortissima, è stata, cioè è la moglie di Giovanni Nuvoli. Sono passati diciannove anni dal giorno in cui suo marito si è lasciato morire.
Giovanni era algherese, rappresentante di vino dell’algheresissima Cantina sociale di Santa Maria La Palma, arbitro per passione. Sei anni prima aveva scoperto di avere la sclerosi laterale amiotrofica. Quei sei anni sono stati la sua battaglia per il diritto di opporsi all’accanimento terapeutico. Ormai totalmente paralizzato, comunicava con un MyTobii, un comunicatore vocale a controllo oculare, arrivò a un passo dalla meta: era riuscito a trovare un team di medici disposti a staccare il respiratore artificiale che lo teneva in vita. L’anestesista Tommaso Ciacca, che il 10 luglio 2007 stava per eseguire le sue volontà, fu bloccato dai carabinieri e della procura di Sassari. Qualche giorno dopo Nuvoli inizia uno sciopero della sete e della fame. Muore il 23 luglio 2007.
Maddalena nel 2011 ha scritto un libro crudo e straziante, «Quegli occhi che urlavano» (Carlo Delfino editore) per raccontare la malattia di suo marito, e la sua scelta. Oggi, dopo quindici anni, Maddalena sente che «siamo punto e a capo. Per questo ho deciso di riprendere le presentazioni del mio libro». Lo farà a iniziare dalla sua Alghero, il prossimo 18 settembre, ospite dell’Associazione nazionale Carabinieri, e quando ripercorriamo questa storia capiamo il perché del legame con l’Arma.
Intanto, spiega, oggi «una storia come quella di Nuvoli», chiama suo marito per cognome, «si può ancora ripetere». È così. Ancora oggi non c’è una legge che regoli il fine vita, neanche dopo che una sentenza della Consulta (la 242/2019) ha stabilito che l’aiuto al suicidio non è punibile in certe circostanze precise, e ha chiesto al parlamento di dotarsi di una legge.
La sentenza arriva dopo il caso di Fabiano Antoniani (Dj Fabo) del 2017, grazie alla battaglia del radicale Marco Cappato, dell’associazione Luca Coscioni e della compagna Valeria Imbrogno. La sentenza ha creato un precedente importante. Eppure «in Europa quasi tutti i paesi hanno legiferato. L’Italia no. E non perché abbiamo il papa», sostiene Maddalena. E per dimostrare quello che dice, ci consegna un racconto che non ha mai fatto.
Siamo il paese intorno al Vaticano, questo è indubbio.
Guardi, le racconto una cosa che non ho mai detto a nessun giornalista. Per me Ratzinger era un papa tedesco, un uomo rigido. Ma quando Nuvoli aveva fatto sapere che voleva smettere di mangiare e lasciarsi morire, un giorno mi chiama il vescovo di Alghero e mi chiede di andarlo a trovare. Entro nella sua stanza, che per me era una reggia, e lui inizia a piangere. Gli chiedo: perché sta piangendo? “Perché sono un uomo”, mi dice. E mi racconta: “Sono stato a Roma, a un incontro dei vescovi sardi con il papa. Quando è il mio turno, dico “sono il vescovo di Alghero” e Ratzinger subito mi chiede: ma lei conosce Giovanni Nuvoli? Non mi ha chiesto come sto, quanti pellegrini ci sono nella mia città, no: lo conosce Giovanni Nuvoli? Rispondo che ne ho sentito parlare. E allora il papa mi dice: vai da lui, digli da parte del papa che sia fatta la sua volontà”.



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