Luca Kocci
Daniele Menozzi: "I lefevriani hanno una grande forza mediatica, ma restano una setta"
il manifesto, 2 luglio 2026
«Per il diritto canonico non c’è alcun dubbio: la consacrazione di un vescovo senza il consenso del papa costituisce la violazione di una norma che comporta la scomunica. Dunque la responsabilità della rottura ricade sulla comunità lefebvriana che, pur consapevole della legislazione vigente, l’ha deliberatamente infranta». Lo storico Daniele Menozzi, professore emerito alla Scuola Normale Superiore di Pisa, studioso della Chiesa in età moderna e contemporanea, spiega al manifesto il nuovo scisma all’interno della Chiesa cattolica.
Oltre la messa in latino, cosa divide Roma da Ecône?
È tutto riconducibile al rifiuto dei lefebvriani del Concilio Vaticano II, di cui contestano in particolare tre documenti. La costituzione dogmatica sulla Chiesa, perché la collegialità episcopale come forma di governo della Chiesa universale minerebbe il primato petrino, ovvero l’autorità del papa. Il decreto sulla libertà religiosa, che mette in questione quello Stato confessionale che per loro costituisce il modello ideale di rapporto tra religione e potere. Il decreto sull’ecumenismo, che aprirebbe vie di salvezza anche ai membri di comunità non cattoliche.
È un nuovo scisma?
Nel 1988 la scomunica di Giovanni Paolo II a monsignor Lefebvre aveva determinato un primo scisma. Ma la decisione di Benedetto XVI, che voleva la ricomposizione con i tradizionalisti, di revocare la scomunica aveva limitato l’irregolarità canonica dei lefebvriani alla sospensione a divinis. Ora la consacrazione di nuovi vescovi senza il consenso di Roma determina automaticamente il ritorno ad una situazione scismatica.
In questi anni qual è stato l’atteggiamento del Vaticano verso i lefebvriani?
Benedetto XVI si era illuso di poter recuperare l’unità attraverso una serie di concessioni, talora assai pasticciate, come la parificazione tra il rito preconciliare e quello conciliare o la riformulazione di una nuova preghiera per la conversione degli ebrei nel Venerdì santo, che si sono peraltro infrante sulla volontà dei lefebvriani di non riconoscere l’autorità della Santa sede nella corretta interpretazione dei documenti conciliari. Ciononostante Roma ha mantenuto aperto un canale di dialogo, che si è sempre scontrato con il rifiuto della Fraternità San Pio X di attribuire a un soggetto altro da sé l’autentica interpretazione del Vaticano II.
Un controsenso?
I tradizionalisti non sembrano percepire la contraddizione di una posizione che denuncia l’allontanamento dal primato papale e poi rifiuta l’obbedienza al pontefice.
Come si colloca Prevost rispetto ai suoi predecessori?
Per ora Leone XIV segue le orme di Giovanni Paolo II e Francesco: disponibilità alla discussione nel tentativo di riassorbire la frattura, senza però mettere in questione il rispetto del diritto canonico e soprattutto l’autorità del papa in materia dottrinale.
Quanto pesano i lefebvriani nella Chiesa?
Sono un gruppo numericamente insignificante, ma hanno notevoli risorse economiche e rilevante forza mediatica, in particolare sui nuovi mezzi di comunicazione. Usano questi strumenti per re-informare, cioè dare notizie sulla vita della Chiesa manipolando o stravolgendo il significato dei fatti. Presentano l’aggiornamento del rapporto tra Chiesa e mondo moderno come un appiattimento della prima sul secondo. Sotto il profilo culturale il loro atteggiamento è inconsistente: scambiano l’intransigentismo ottocentesco per la bimillenaria tradizione cattolica.
E dal punto di vista politico?
Qui incontrano il consenso di gruppi che puntano a cancellare il supporto del cattolicesimo alle fondamentali acquisizioni del mondo moderno: diritti umani, libertà religiosa, democrazia. Vogliono fare della religione un canale per la restaurazione di una società organicistica e gerarchicamente ordinata.
Le destre approveranno lo scisma?
L’ondata conservatrice-reazionaria che percorre il pianeta, alimentata dal complesso militar-industriale-tecnologico, è interessata a dare spazio a ogni espressione che sgretoli la modernità democratica, quindi è presumibile verrà utilizzato a questo scopo.
La frattura si allargherà?
I lefebvriani urtano contro uno scoglio insormontabile: la loro impalcatura teologica li rende incapaci di comunicare il messaggio cristiano agli uomini d’oggi. Potranno incontrare qualche successo, ma resteranno quel che sono: una setta senza possibilità di dare respiro universale alla loro pastorale.

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