venerdì 10 luglio 2026

Centro o non centro

 

Maria Teresa Meli 

Renzi: «Il Campo largo? Non basta, si vince solo con il cen­tro­si­ni­stra unito»

ROMA Mat­teo Renzi, anche ieri lei è tor­nato a insi­stere sul fatto che senza i rifor­mi­sti l’alleanza Pd, M5S e Avs non vin­cerà. Teme che qual­cuno non la voglia den­tro?

«Non ho timori, ho la cer­tezza che il blocco unico Pd– M5S–AVS da solo per­derà le ele­zioni. Il Campo largo perde, il cen­tro­si­ni­stra unito vince. Lo dice la mate­ma­tica, lo dice la poli­tica, lo dice il buon senso. Ser­vono i voti dei rifor­mi­sti. Non voglio rega­lare i garan­ti­sti al cen­tro­de­stra. Non voglio per­dere il voto dei ceti pro­dut­tivi che pure sono disgu­stati da Urso e da Sal­vini. Non voglio che il voto dei mode­rati vada a Van­nacci. Ecco per­ché dico che serve un cen­tro­si­ni­stra diverso dalla foto di Napoli».

Che impres­sione le hanno fatto le con­te­sta­zioni di ieri a Napoli?

«A Napoli è sem­pre così. Ricordo un comi­zio da segre­ta­rio del Pd del 40%, pre­mier in carica, dove fui fischiato da quelli che oggi sono diven­tati Potere al Popolo. Penso che il Campo largo non possa rin­cor­rere chiun­que stia a sini­stra. Non si vince inglo­bando Potere al Popolo, che comun­que non si farebbe inglo­bare, ma vin­cendo al cen­tro».

Conte dice che la Rus­sia non è una minac­cia per l’europa. La pensa anche lei così?

«Asso­lu­ta­mente no. La Rus­sia ha invaso l’Ucraina e que­sto è un fatto, per giunta un fatto cri­mi­nale, non una nar­ra­zione occi­den­tale. La gente a Kiev muore sotto le bombe russe. Ce lo stiamo dimen­ti­cando? Poi penso anche che l’Europa dovrebbe avere una poli­tica estera più cre­di­bile e che non bastino le san­zioni alla Rus­sia, che ho votato, e non basti l’invio delle armi, senza l’invio delle quali non esi­ste­rebbe più l’ucraina: serve un inviato spe­ciale della Ue per chiu­dere un con­flitto che Putin ha ini­ziato con l’inva­sione, garan­tendo una pace giu­sta per Kiev».

Se vin­cete alle Poli­ti­che, biso­gna gover­nare con que­ste dif­fe­renze e in poli­tica estera non sarà facile.

«Lo rico­no­sco. Ma non è che nel cen­tro­de­stra la poli­tica estera sia un col­lante. Van­nacci e Sal­vini non hanno sull’ucraina le idee di Meloni e Tajani. E Trump sarà una varia­bile impaz­zita nell’anno delle ele­zioni. In com­penso a sini­stra abbiamo alcuni punti comuni a comin­ciare dalle misure sui salari, sui gio­vani da aiu­tare a restare, su indu­stria 4.0 e sulla sanità. Le cose che ci uni­scono sono più nume­rose di quelle che ci divi­dono».

Fatto sta che non era­vate a Napoli men­tre avete lan­ciato una ini­zia­tiva per le pre­fe­renze davanti ai super­mer­cati.

«Non siamo andati a Napoli per­ché il Campo largo è una defi­ni­zione che ci sta stretta. Noi siamo per il cen­tro­si­ni­stra, non per il blocco PD–M5S–AVS. Non era­vamo su quel palco, come non era­vamo sotto quel palco come hanno fatto altri: i rifor­mi­sti non ele­mo­si­nano spazi, pro­pon­gono idee. Per que­sto abbiamo orga­niz­zato cen­ti­naia di tavo­lini in tutta Ita­lia su costo della vita e pre­fe­renze: vogliamo che deci­dano i cit­ta­dini, non i segre­tari di par­tito».

Si è rita­gliato il ruolo di anti-meloni. Adesso sta per uscire il suo libro «Quando c’era lei», per Sol­fe­rino.

«Io fac­cio oppo­si­zione a Meloni per­ché temo che nella pros­sima legi­sla­tura lei vada al Qui­ri­nale e Van­nacci a Palazzo Chigi o vice­versa. E chi crede nei valori rifor­mi­sti non può accet­tare que­sto incubo. So che nel Campo largo qual­cuno fa oppo­si­zione più a me che a Meloni ma non mi inte­ressa. Da set­tem­bre tor­nerò a girare l’Ita­lia e la scheda elet­to­rale Iv casa Rifor­mi­sta ci sarà e farà la dif­fe­renza».

Anche altre for­ma­zioni cen­tri­ste vogliono pre­sen­tarsi alle ele­zioni. Ci saranno più liste rifor­mi­ste?

«Sì. Ho visto che ci sono vari sog­getti che vogliono can­di­darsi. Fac­cio loro i migliori auguri: in un sistema pro­por­zio­nale que­sto è un bene. Noi siamo radi­cati su tutto il ter­ri­to­rio nazio­nale, abbiamo risorse, abbiamo due gruppi par­la­men­tari che ci garan­ti­scono le firme senza biso­gno dell’esen­zione dalla rac­colta che serve ai par­titi più pic­coli: ci siamo. E saremo deci­sivi».

Se alle primarie si andasse al bal­lot­tag­gio tra Conte e Schlein lei per chi vote­rebbe?

«Al bal­lot­tag­gio tra Conte e Schlein, vote­rei Elly. Ma non ho accan­to­nato il pro­getto di avere un nostro can­di­dato o una nostra can­di­data forte fin dal primo turno. Credo poco a improv­vi­sati par­titi degli asses­sori, men­tre ho grande fidu­cia in chi ha fatto il sin­daco. Ecco, Casa Rifor­mi­sta è pronta a soste­nere un sin­daco o ex sin­daco. E al primo turno non andremo male, mi creda».

Un’ultima domanda. C’è chi dice che die­tro lo scoop delle foto tra Ranucci e Lavi­tola ci sia stato lei, per ven­di­carsi del ser­vi­zio di Report all’auto­grill.

«Lo scoop delle foto di Ranucci e Lavi­tola lo facemmo noi, tre anni fa, al Rifor­mi­sta. Ma era appunto uno scoop, non una ven­detta. Quanto a Ranucci: gli ho dato la soli­da­rietà dopo l’atten­tato, non capi­sco bene que­sta sua ami­ci­zia con Lavi­tola ma ho grande stima nel pro­cu­ra­tore Vil­lani e nei suoi uomini. Sono certo che la verità verrà fuori e che il tempo, come sem­pre, sarà galan­tuomo».

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