domenica 12 luglio 2026

La caccia alle streghe in Italia

Claudio Corvino
Le tante Italie della stregoneria

il manifesto, 10 luglio 2026

Malefiche. Storia della caccia alle streghe in Italia (Ponte alle Grazie, pp. 264, euro 19), di Giovanna Potenza è un libro che racconta «le Italie della stregoneria»: dal mondo classico al lento spegnersi, lungo il Settecento, di quello scandalo logico e morale definito cumulativamente Stregoneria. Al di là della cronologia, lo studio arriva anche alla contemporaneità, mostrando i rischi nascosti in tutte le numerose narrazioni turistiche e commerciali legate a luoghi ed episodi «stregonici» italiani. Con lucidità e chiarezza espositiva, l’autrice analizza la parabola italiana di quelle figure mitologiche che, da Lamie, Empuse ed Erinni, diverranno donne considerate reali e per ciò condannate, per reati perlopiù immaginari.

Antiche creature femminili e notturne, che al solo contatto con gli esseri umani potevano condurli alla follia, momento psichico specchio di un macrocosmico caos in cui si rischia sempre di cadere. Tra le più note ricordiamo Circe e Medea, portatrici di un fascino erotico che, in fondo, non è altro che un tentativo di destabilizzare l’ordine microcosmico maschile.

IL VOLUME RICOSTRUISCE la Caccia soprattutto dal momento in cui l’intellettualità europea, forte di una demonologia elaborata nei primi secoli del cristianesimo, cominciò a utilizzare teorie e tecniche rivolte contro gli eretici per contrastare credenze e saperi della cultura popolare, in particolare quella femminile. Un’operazione culturale, scrive l’autrice, tesa a «controllare e sottomettere le voci femminili minacciose per la loro autonomia e per il sapere canonico di cui erano depositarie».

Sradicati dalla loro quotidianità, donne e uomini furono portati nei tribunali, granguignoleschi teatri popolari e gratuiti, in cui si distillavano e prendevano forma «un intreccio di tradizioni popolari, suggestioni inquisitoriali e fantasie alimentate dalla paura». Un vero e proprio «dramma liturgico» o «atto pedagogico» in cui, più che eliminare un pericolo reale, presente solo nelle menti dei giudici, venivano agiti e razionalizzati degli onirici ritorni a un ordine sociale e religioso.

ORIGINALE, tra gli altri, il capitolo «L’infanzia stregata», dedicato ai bambini, che nei processi furono vittime, testimoni o accusatori. Nonostante la storiografia contemporanea abbia prodotto ottimi studi dedicati alle Infanzie (a cura di O. Niccoli, Ponte alle Grazie, 1993), nella pur vasta letteratura sulla stregoneria il tema è spesso trascurato.

Ricco di acute analisi è l’ultimo capitolo, che è non solo un bilancio sugli studi, ma anche un’analisi della cultura italiana, accademica e pubblica, che non sempre ha riconosciuto i propri fantasmi storici e che, anzi, in parte sembra ancora rimuoverli.

IN QUESTI GIORNI dove gli irrazionalismi ritornano in narrazioni banali, ma rese potenti da un’ipertrofia mediatica e politica, il volume di Giovanna Potenza risulta assolutamente necessario. Ci costringe ad abbandonare ogni illusione autoassolutoria per cui l’Italia sarebbe stata più tollerante di altri paesi d’oltralpe, invitandoci inoltre a considerare la sua specificità, fatta di archivi lacunosi, silenzi calati a posteriori e una colpevole selettività della memoria storica, funzionale forse alla costruzione di un’immaginaria ma rassicurante identità nazionale.

Necessario anche perché mostra con lucidità come funziona il disciplinamento della devianza, di ogni devianza: come cioè una società possa legittimare – prendendo strade diverse ma sempre collusamente condivise – la sua repressione costruendo una narrazione unica di ciò che è vero o giusto.

Malefiche non parla solo di caccia alle streghe, ma racconta della costruzione di figure sulle quali si è voluto concentrare l’ansia collettiva; figure che incarnavano il disordine e l’incertezza, la paura. Così la giurisprudenza, ancella e non più fondamento del sapere, ha elaborato concetti che oggi definiremmo diritto «fino a un certo punto». Un diritto che si definì solo attraverso accuse e colpe immaginarie, strumentali al potere.

Necessario, ancora, perché le vittime di quelle cacce (di tutte le cacce) e «i loro nomi non restino cenere».

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