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| Edouard Philippe |
Stefano Montefiori
"Marine-Jordan, il ticket allarga i voti, però si corre da soli"
Corriere della Sera, 9 luglio 2026
PARIGI L’aspirante presidente della Repubblica e l’aspirante premier ieri si sono subito mostrati assieme. Che cosa pensa di questo «ticket Le Pen-bardella», come lo chiama la candidata all’eliseo?
«Per conquistare l’eliseo bisogna prendere il 50% più uno dei voti, e andarli a cercare in tutte le categorie professionali, sociali, in tutte le fasce di età, tra i delusi della destra e della sinistra, tra quelli che di solito non votano... Due linee complementari possono essere una buona idea, il bacino di voti si allarga. Ma il problema è che non siamo negli Stati Uniti, non esiste un ticket presidente e vice-presidente. E nei momenti cruciali, nei duelli televisivi per esempio, Marine Le Pen sarà da sola», dice il politologo Jeanyves Camus, 68 anni, riconosciuto come il massimo studioso francese dell’estrema destra.
Questo ticket è destinato a durare?
«Vedremo se rimarranno insieme fino alle elezioni, e che cosa succederà dopo, nel caso in cui Marine Le Pen riuscisse davvero a diventare presidente. I primi ministri non durano mai molto, vengono sacrificati appena la situazione richiede una svolta politica. Infine, l’ipotetico premier Jordan Bardella dovrà trovare una maggioranza assoluta all’assemblea nazionale, il che non è affatto scontato».
Ma in che cosa sono diversi, Le Pen e Bardella? È vero che esiste una «linea Héninbeaumont» di Marine Le Pen e una «linea Montecarlo» di Jordan Bardella?
«Non esageriamo. Direi questo: Marine Le Pen resta fedele all’idea né di destra né di sinistra, mentre Bardella è chiaramente un uomo di destra. Lei guarda più all’elettorato delle regioni del Nord deindustrializzato ed ex operaio, al potere d’acquisto, ai problemi sociali, mentre lui è più liberista, più attento alle competitività delle aziende, alla lotta contro la burocrazia.
Poi, Marine Le Pen ha 57 anni, non usa molto i social media, mentre il trentenne Jordan Bardella è una star su Tiktok e Instagram. Ma queste differenze non sono tali da metterli davvero in conflitto, o da turbare gli elettori. Soprattutto, non è vero quello che si sente dire qui in Francia, e cioè che Bardella sarebbe più simile a Giorgia Meloni».
Non è così?
«No, anche perché le storie politiche dei due Paesi non sono paragonabili. Gli eredi del Msi sono abituati al governo di coalizione già dal 1994, mentre il Rassemblement national al governo non c’è mai andato. Se ci riuscisse nel 2027, questo avrebbe conseguenze ben più pesanti per gli equilibri europei».
Che cosa pensa dei primi sondaggi che sembrano premiare la decisione di Le Pen di candidarsi, nonostante la condanna?
«Non sopravvalutiamoli, sono anche frutto dell’emozione del momento. Ma è vero che Marine Le Pen resta la favorita, è molto forte. Non ho mai creduto a quelli che già puntavano sul cavallo Bardella. Non tenevano conto del carattere di Marine Le Pen, del suo lato tenace. In cuor suo magari non ne ha neanche tanta voglia, ma non può rinunciare. Per rispetto dei militanti, e di una sorta di destino famigliare».
Quanto alla procedura giudiziaria, Le Pen ostenta serenità, come se il problema del braccialetto elettronico non esistesse più. Ha ragione?
«No, le cose non sono così semplici, dipende da quando e come la Cassazione si pronuncerà. Non sarà una campagna facile».
Quale candidato potrebbe fermarla?
«Edouard Philippe, forse. Tanti lo voteranno per non consegnare il Paese all’estrema destra, e magari lo farò anche io, come nel 2017 e nel 2022, ma non si può continuare così. La squalifica morale non funziona più. Gli avversari dovrebbero fare politica, e non ridursi sempre a combattere l’estrema destra a colpi di scomuniche».

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