giovedì 9 luglio 2026

La squalifica morale non basta

Edouard Philippe

Stefano Montefiori
"Marine-Jordan, il ticket allarga i voti, però si corre da soli"

Corriere della Sera, 9 luglio 2026

PARIGI L’aspi­rante pre­si­dente della Repub­blica e l’aspi­rante pre­mier ieri si sono subito mostrati assieme. Che cosa pensa di que­sto «tic­ket Le Pen-bar­della», come lo chiama la can­di­data all’eli­seo?

«Per con­qui­stare l’eli­seo biso­gna pren­dere il 50% più uno dei voti, e andarli a cer­care in tutte le cate­go­rie pro­fes­sio­nali, sociali, in tutte le fasce di età, tra i delusi della destra e della sini­stra, tra quelli che di solito non votano... Due linee com­ple­men­tari pos­sono essere una buona idea, il bacino di voti si allarga. Ma il pro­blema è che non siamo negli Stati Uniti, non esi­ste un tic­ket pre­si­dente e vice-pre­si­dente. E nei momenti cru­ciali, nei duelli tele­vi­sivi per esem­pio, Marine Le Pen sarà da sola», dice il poli­to­logo Jea­ny­ves Camus, 68 anni, rico­no­sciuto come il mas­simo stu­dioso fran­cese dell’estrema destra.

Que­sto tic­ket è desti­nato a durare?

«Vedremo se rimar­ranno insieme fino alle ele­zioni, e che cosa suc­ce­derà dopo, nel caso in cui Marine Le Pen riu­scisse dav­vero a diven­tare pre­si­dente. I primi mini­stri non durano mai molto, ven­gono sacri­fi­cati appena la situa­zione richiede una svolta poli­tica. Infine, l’ipo­te­tico pre­mier Jor­dan Bar­della dovrà tro­vare una mag­gio­ranza asso­luta all’assem­blea nazio­nale, il che non è affatto scon­tato».

Ma in che cosa sono diversi, Le Pen e Bar­della? È vero che esi­ste una «linea Hénin­beau­mont» di Marine Le Pen e una «linea Mon­te­carlo» di Jor­dan Bar­della?

«Non esa­ge­riamo. Direi que­sto: Marine Le Pen resta fedele all’idea né di destra né di sini­stra, men­tre Bar­della è chia­ra­mente un uomo di destra. Lei guarda più all’elet­to­rato delle regioni del Nord dein­du­stria­liz­zato ed ex ope­raio, al potere d’acqui­sto, ai pro­blemi sociali, men­tre lui è più libe­ri­sta, più attento alle com­pe­ti­ti­vità delle aziende, alla lotta con­tro la buro­cra­zia.

Poi, Marine Le Pen ha 57 anni, non usa molto i social media, men­tre il tren­tenne Jor­dan Bar­della è una star su Tik­tok e Insta­gram. Ma que­ste dif­fe­renze non sono tali da met­terli dav­vero in con­flitto, o da tur­bare gli elet­tori. Soprat­tutto, non è vero quello che si sente dire qui in Fran­cia, e cioè che Bar­della sarebbe più simile a Gior­gia Meloni».

Non è così?

«No, anche per­ché le sto­rie poli­ti­che dei due Paesi non sono para­go­na­bili. Gli eredi del Msi sono abi­tuati al governo di coa­li­zione già dal 1994, men­tre il Ras­sem­ble­ment natio­nal al governo non c’è mai andato. Se ci riu­scisse nel 2027, que­sto avrebbe con­se­guenze ben più pesanti per gli equi­li­bri euro­pei».

Che cosa pensa dei primi son­daggi che sem­brano pre­miare la deci­sione di Le Pen di can­di­darsi, nono­stante la con­danna?

«Non soprav­va­lu­tia­moli, sono anche frutto dell’emo­zione del momento. Ma è vero che Marine Le Pen resta la favo­rita, è molto forte. Non ho mai cre­duto a quelli che già pun­ta­vano sul cavallo Bar­della. Non tene­vano conto del carat­tere di Marine Le Pen, del suo lato tenace. In cuor suo magari non ne ha nean­che tanta voglia, ma non può rinun­ciare. Per rispetto dei mili­tanti, e di una sorta di destino fami­gliare».

Quanto alla pro­ce­dura giu­di­zia­ria, Le Pen ostenta sere­nità, come se il pro­blema del brac­cia­letto elet­tro­nico non esi­stesse più. Ha ragione?

«No, le cose non sono così sem­plici, dipende da quando e come la Cas­sa­zione si pro­nun­cerà. Non sarà una cam­pa­gna facile».

Quale can­di­dato potrebbe fer­marla?

«Edouard Phi­lippe, forse. Tanti lo vote­ranno per non con­se­gnare il Paese all’estrema destra, e magari lo farò anche io, come nel 2017 e nel 2022, ma non si può con­ti­nuare così. La squa­li­fica morale non fun­ziona più. Gli avver­sari dovreb­bero fare poli­tica, e non ridursi sem­pre a com­bat­tere l’estrema destra a colpi di sco­mu­ni­che».

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