mercoledì 22 luglio 2026

Si poteva salvare


Filippo Fiorini
Il codice verde e la ricerca del medico. Tutti gli errori dietro la morte di Fakir

La Stampa, 22 luglio 2026

Abderrhaim Fakir era ancora vivo quando i quattro volontari della Croce Rossa hanno chiamato il 118 per chiedere consigli su come agire ed avere un medico sul posto. Il suo cuore batteva ancora, quando hanno iniziato a rianimarlo, ma era morto, in seguito a un controverso arresto di polizia, quando il dottore è arrivato. È possibile stabilirlo con buona approssimazione incrociando la sequenza temporale fornita dall’Ausl di Bologna, con le immagini video amatoriali che da domenica 19 luglio saltano da un telefono all’altro e fratturano l’opinione pubblica.

Fonti d’inchiesta hanno riferito che la volante del commissariato Bolognina Pontevecchio intervenuta al quartiere Pilastro per una segnalazione di schiamazzi, ha richiesto appoggio medico alle 12,15 parlando di un «soggetto in crisi psichiatrica». In questi casi, è obbligatorio mandare un dottore, in grado eventualmente di somministrare un calmante. Mario Balzanelli, della Società italiana sistema 118, ha detto che «un professionista sul posto subito, lo avrebbe potuto salvare». Una persona che ha ascoltato quella chiamata e che sceglie di restare anonima, però, dice che la frase esatta è stata «soggetto agitato» e non si è parlato di deliri. Ufficialmente, l’Ausl locale ha comunicato che l’ambulanza Bologna65 è uscita alle 12,17. A bordo, c’erano quattro volontari. Il motivo per cui queste persone che spendevano una domenica di tempo libero lavorando gratis in uno dei pronto soccorso più impegnativi della città, sono andate lì senza un medico, è che se il soggetto è semplicemente «agitato», il triage è un codice verde.

Il punto

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Sempre l’azienda sanitaria, ha comunicato che sei minuti e 24 secondi dopo essere arrivata in via Svevo, L’equipaggio della Bologna65 ha richiamato il 118 per chiedere indicazioni operative e l’intervento di un professionista qualificato. L’unico volontario che si vede usare un cellulare nel controverso video della morte di Fakir, è anche l’unico che indossa una polo bianca, invece che rossa come i colleghi. Il suo «pronto» al telefono e il successivo dialogo con l’interlocutore, coincide con il minuto 3, 38 del video: è lui quello che rinnova la segnalazione al centralino.

La prima telefonata, l’aveva provata 2 minuti prima. Con cadenza di 30 secondi da quel primo tentativo, lo si sente prima dire «sto cercando di chiamare, ma mi cade la linea costantemente». E poi: «Oh, riproviamo». Un minuto dopo aver ottenuto risposta, lo si vede cercare frettolosamente e indossare i guanti. È evidente che sta ricevendo direttive. Un secondo dopo aver messo i guanti, domanda agli altri: «Sta respirando?» e qualcuno risponde: «Sì, respira». Lì, i volontari con la polo rossa mettono supino Fakir. Mentre quello con la polo bianca si avvicina per prendergli il battito dal collo, dice una frase non del tutto chiara. Si sente solo nitidamente: «Episodio psicotico». È questo probabilmente il primo momento in cui il quadro clinico viene formalizzato.

Le 12,38 sono passate da una manciata di secondi, quando il ragazzo dice, ancora al telefono: «Il polso c’è». Ha appena verificato e procede a un secondo controllo. A quel punto, il video si interrompe. L’Ausl bolognese ha precisato che è proprio lì che iniziano le manovre di rianimazione, che oggi sappiamo non essere andate a buon fine. L’automedica arriva alle 12,53, solo per firmare un certificato di morte.

Oggi alle 12, in Procura a Bologna, ci sarà il primo atto ufficiale per eseguire l’autopsia. Lunedì, quando gli inquirenti hanno informato di aver aperto le indagini, ha detto di voler cercare «le cause» e non «la causa» del decesso, come ad anticipare che possa coesistere una serie di fattori: l’eventuale uso di alcol o droga, per cui Fakir aveva precedenti. Patologie fisiche e psichiche, come l’asma e la cardiopatia riferita dai conoscenti. L’uso dello spray urticante per calmarlo. La posizione in cui gli agenti lo hanno bloccato a terra e anche, eventualmente, un intervento tardivo e maldestro da parte dei soccorritori nel rianimarlo.

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