Elisa Sola
"I furti in autogrill, le risse e poi lo stupro, Così mi sono salvata dopo anni di crack"
La Stampa, 10 luglio 2026
Lo dice subito: «Mi hanno violentata». Ha quarant'anni, una casa in collina, un compagno e un figlio. Un lavoro a tempo pieno. È figlia di una famiglia benestante. Di proprietari di locali e ristoranti in città e provincia. «Ne avevo due da gestire, fino a due anni fa. Li ho chiusi perché ho speso tutto per il crack».
Così il crack ha cambiato la vita della vittima
Due anni di vite parallele. Un lavoro da dipendente, una casa nel verde, un marito e un figlio. E poi c'è il mondo di parco Sempione. «Quando sono arrivata qui l'ultima volta ci sono stata 24 ore di fila». Spiega una routine che può ripetersi all'infinito. Ti droghi, esci per rubare, torni al parco, compri altro crack e ti droghi di nuovo. «Prima che mi violentassero ho fatto così un giorno e una notte. Ci siamo trovati il 3 maggio. Io e i miei due compagni di fumate. Mi hanno stuprata in macchina la mattina del 5 maggio».
Il processo per stupro al Sempione
Era il 2024. Il parco è lo stesso. L'udienza preliminare inizia oggi. Un imputato è in prigione, l'altro libero. Lei non ci sarà. È scappata via dopo avere vissuto l'inferno che sarà oggetto del processo, se il gup deciderà di rinviare a giudizio. Lei non è seduta ai banchi, ma vuole costituirsi parte civile. Lo annuncerà il suo avvocato Gianluca Visca. Quello che è accaduto è troppo grave per essere dimenticato.
L’aggressione al marito della donna
È una donna che cerca giustizia. Entra nel commissariato dopo lo stupro e dopo che ha rischiato di morire. I disperati del crack hanno picchiato suo marito che era venuto a prenderla. Gli hanno spaccato due orbite, due denti e tre costole con un piede di porco. «Uno aveva una pistola, ma non l'ha usata».
“Così quel giorno mi hanno violentata”
Inizia a raccontare: «Vivo con mio marito e suo figlio. Entrambi lavoriamo, lui in una ditta, io in un ristorante. Uso il crack. Lo compro e lo fumo al Sempione. Ed è al parco che ho conosciuto i due uomini che poi mi hanno violentata». Per lei erano amici, o meglio, compagni di crack. Nelle piscine abbandonate si gira in gruppi. E loro erano in tre. A fumare. A contrattare i prezzi con i pusher ai tavolini, le palline incastrate tra le dita. A rubare quando i soldi finivano. «Quella notte del 3 maggio - ricorda - i due miei "amici" mi hanno chiesto di accompagnarli a rubare. Io ero l'unica benestante e con la macchina. Abbiamo fatto quattro supermercati in batteria. Penny, Eurospin, Borello e Crai. Io facevo quello che mi dicevano. Stavo in auto. Loro scendevano con un borsone vuoto. Quando risalivano era pieno». Sono andati avanti e indietro tra Torino e Lanzo. «Quello che abbiamo rubato, lo abbiamo rivenduto subito nei bar e nei minimarket di corso Vercelli. Non appena abbiamo avuto nelle mani 200 o 300 euro, siamo tornati al Sempione, a comprare il crack. Quando è finito era tardi. I supermercati erano chiusi. Siamo andati a rubare negli autogrill della Torino Milano. Siamo andati avanti così 24 ore di fila, senza mai dormire. Dopo l'ultimo furto è successo quello che voglio denunciare». Violenza sessuale aggravata, il reato che il giudice dovrà valutare. «Eravamo in tangenziale. Io guidavo. Ha iniziato quello seduto dietro, a toccarmi il collo, la schiena, poi più giù. Quello a fianco ha fatto molto di peggio. Non sono riuscita a liberarmi. Mi hanno minacciata di morte». La donna chiama il marito dopo il fatto. «Ero in corso Giulio Cesare. Siamo tornati al parco, gli ho indicato gli aggressori». È scoppiata una rissa violenta. «Siamo scappati su un autobus, ci hanno portati in ospedale».
Il cambio di vita dopo lo stupro
Il suo banco è vuoto nell'aula di giustizia. Perché lei ha cambiato vita. «Avevo toccato il fondo. Ho lasciato la casa e il lavoro. Ne ho trovato uno lontano». Fa la cameriera su un'isola. Ha uno stipendio e una casa in affitto. Ogni mattina, quando si alza, vede il mare.

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