Mario Luzi
La
strada tortuosa che da Siena conduce all’Orcia
traverso
il mare mosso
di
crete dilavate
che
mettono di marzo una peluria verde
è
una strada fuori del tempo, una strada aperta
e
punta con le sue giravolte al cuore dell’enigma.
Reale
o irreale, solare o notturna –
assorti ne seguivano
il
lungo saliscendi
di padre in figlio i miei vecchi con un
presagio di [tormento.
Reale o irreale, solare o notturna
–
interroga negli anni
la mente – e l’idea di vita le
si screzia
d’un volto doppio imprendibile –
interroga
il pianeta duro della landa,
i poggi bruciati, le sparse rocche.
E il vento, non so se dal tempo o dallo spazio, che frusta il sangue.
Pensieri tirati sulla corda
d'un'interrogazione senza fine
non lasciano vivere, non hanno risposta.
lo intende bene lei passata da quelle dune.
Nel corpo oscuro della metamorfosi, in Su fondamenti invisibili, Rizzoli, Milano 1971
La terra senza dolcezza d'alberi, la terra arida
che rompe sotto Siena il suo mareggiare morto
e incresta in lontananza
(inganno o verità
miraggio o evidenza -
insidia a lungo la mente
una tortura di dilemma) sperdute torri, sperdute rocche
è un luogo non posseduto dal senso, una plaga diversa
che lascia transitare i pensieri
però non li trattiene, non opera come ricordo, ma come ansia.
Inganno o verità, miraggio o evidenza -
Smarriti ne seguivano i lineamenti
con la testa rialzata sopra i quaderni
trasmettendosi oscura una domanda
e un indecifrato avvertimento i miei compagni di banco.
Inganno o verità, miraggio o evidenza -
sarebbe poi negli anni
tornata spesso la mente al suo non sciolto enigma.
E nel sangue la febbre,
nella febbre la fiamma
d'un'aspettazione incolmabile - ne sai niente?