Alberto Simoni, Kamala Harris: "Accetto la candidatura, sarò presidente di tutti gli americani", La Stampa, 23 agosto 2024
Il discorso è durato trenta minuti si è snodato lungo tre filoni.
Nella prima parte Kamala si è presentata «con le proprie parole», come aveva anticipato un suo collaboratore agli americani. Ha
raccontato le sue origini, l’essere stata cresciuta da una donna
indiana immigrata da sola a 19 anni per approdare nella Bay Area con il
sogno di essere la scienziata che sconfigge il cancro al seno. Il
matrimonio con il padre giamaicano da cui nascono Kamala e la figlia
Maya (anche lei ieri sul palco), poi il divorzio. «Mamma ci ha
cresciuto», ha detto Kamala che ha dedicato all’esempio della madre
ampie parti del suo discorso. Così come aveva fatto Michelle Obama.
Il
primo appartamento in affitto è nella parte nella East Bay di San
Francisco. «Nella Baia, o vivi sulla collina o nella zona bassa.
Vivevamo nella piana, un fantastico vicinato working class con pompieri,
infermieri, operai, ognuno curava i propri giardini con orgoglio», ha
raccontato Kamala descrivendo una comunità di vicini solidali in cui la
famiglia si allarga in una rete di collaborazioni e aiuti basilari.
A
queste radici ha attinto quando ha spiegato quale è la spina dorsale
dell’America: «Sappiamo che una forte classe media è sempre stata
fondamentale per il successo dell’America. E costruire quella classe
media sarà l’obiettivo caratterizzante della mia presidenza. È una cosa
personale per me, la classe media è da dove provengo».
La vicepresidente ha raccontato di come è scattata la scintilla della carriera legale. «Quando
ero al liceo – il racconto di Kamala Harris – ho iniziato a notare
qualcosa in merito alla mia migliore amica Wanda. Era triste a scuola.
C’erano delle volte in cui non voleva tornare a casa. Un giorno le
chiesi ser era tutto ok, e lei mi confidò con veniva abusata
sessualmente dal suo padre adottivo. Immediatamente le dissi che doveva
stare con noi. E lei lo fece. Questa è una delle ragioni per cui sono
diventata procuratrice, per proteggere persone come Wanda».
Quindi Harris, sottolineando come la strada che l’ha portata
alla nomination è stata anomala, «come altri percorsi nella mia vita»,
ha aperto il capitolo della contrapposizione fra lei e Trump.
Senza
articolare proposte politiche – ma i suoi consiglieri confermano che
verranno elaborate nelle prossime settimane – Harris ha detto che «con
queste elezioni la nostra nazione ha una preziosa e sfuggente
opportunità per andare oltre l’amarezza, il cinismo e le battaglie
divisive del passato. Un’opportunità per tracciare una nuova
strada da seguire (New Way Forward), non come esponenti di un partito ma
come americani». Per questo, ha aggiunto la vicepresidente, «sarò un
presidente che ci unisce attorno alle più alte aspirazioni. Un
presidente che guida e ascolta. Che è realista. Pratico e ha buon senso.
E che sempre si batte per il popolo americano. Dal tribunale alla Casa
Bianca, che è stato il lavoro della mia vita».
La
Convention ha tracciato il netto contrasto fra Trump ricurvo sui suoi
interessi e nella definizione di Bill Clinton che pensa a «io, io e io» e
Kamala Harris che pensa ai bisogni della gente. Nella sua
vita, ha detto Kamala Harris, «ho avuto un solo cliente, la gente, Trump
invece ha avuto solo se stesso». È questo il dualismo che ha segnato la
Convention e che Kamala nel suo intervento ha sostanziato parlando di
come sarebbe un suo mandato presidenziale al confronto con quello di
Trump.
«Sappiamo come sarebbe un secondo mandato di Trump. È
tutto spiegato nel Project 2025. Per molti versi, Donald Trump è un uomo
poco serio. Ma le conseguenze del ritorno di Donald Trump alla Casa
Bianca sono estremamente gravi. Considerate il potere che avrà,
soprattutto dopo che la Corte Suprema degli Stati Uniti ha appena
stabilito che sarebbe immune da procedimenti penali».
I temi che ha toccato per tracciare le due visioni sono
l’aborto, le armi, l’immigrazione, l’economia e la politica estera e di
sicurezza. «Noi rafforzeremo la leadership globale, Trump ha
incoraggiato l’invasione degli alleati. Da comandante in capo starò
solidamente dalla parte dell’Ucraina e con gli alleati della Nato».
Spinoso
il tema Gaza invece anche alla luce del diniego della DNC di garantire
uno slot sul palco per un attivista pro palestinese. Harris ha
ribadito il sostegno e il diritto alla difesa di Israele, «garantirò gli
strumenti perché si possa difendere», ma ha sottolineato con enfasi che
ora «è tempo di avere un cessate il fuoco» e che «troppe persone
innocenti sono morte«. Qualche sparuto slogan urlato dagli spalti (Free
Palestine) è stato subito soffocato dagli applausi.
La quarta serata è stata anche all’insegna del patriottismo.
Un tema che i democratici hanno scelto di non lasciare alla retorica
dell’America first di Trump. I delegati hanno sventolato bandiere a
stelle e strisce e ballato e cantato sul ritmo e le parole di Born in
the Usa di Bruce Springsteen e Living in America di James Brown. Adam
Kinzinger, ex deputato repubblicano cui i democratici hanno concesso uno
spazio nel prime time ha rimarcato: «Cari repubblicani vi dico che i
democratici sono tanto patriottici quanto voi».
Mercoledì sera Tim Walz aveva detto: «Noi amiamo questo Paese». E ieri sera Kamala – è il terzo elemento del suo discorso – ha ribadito questo amore.
«Cari americani, amo il nostro Paese con tutto il cuore. Ovunque vada,
in chiunque incontri, vedo una nazione pronta ad andare avanti. Pronta
per il passo successivo, nell'incredibile viaggio che è l'America». E
ancora: «Vedo un’America in cui ci aggrappiamo alla convinzione
intrepida che ha costruito la nostra nazione. Che ha ispirato il mondo.
Che qui, in questo paese, tutto è possibile. Niente è fuori portata».
Perché, ha concluso, è il «nostro turno di fare quello che altre generazioni hanno fatto prima di noi».
L’America resta nel Kamala-Pensiero il luogo dell’accoglienza, dell’eccezionalità e dell’opportunità.
Il luogo in cui lei, figlia di due immigrati della middle class con il
sogno – a portata di mano della presidenza – le fa dire: «sento il
privilegio e l’orgoglio di essere americana». Applausi, bandiere e
palloncini. La stagione delle Convention va in archivio.