mercoledì 29 aprile 2026

Il partito digitale

Paolo Gerbaudo
Il partito piattaforma La trasformazione dell’ organizzazione politica nell’ era digitale

© 2018 Fondazione Giangiacomo Feltrinelli

Podemos, il M5s e i Partiti Pirate sono stati spesso descritti come “partiti digitali” o come “partiti rete” per il modo in cui essi hanno abbracciato in modo entusiastico una serie di strumenti e servizi che sono diventati il simbolo della presente società digitale. Tale carattere digitale è visibile a diversi livelli di profondità: nella loro comunicazione esterna e nella loro organizzazione interna. Esternamente queste formazioni hanno cavalcato la potenza comunicativa delle reti sociali come Facebook e Twitter o su canali dedicati su YouTube, per costruire una base attiva di sostenitori e simpatizzanti. Internamente esse hanno sviluppato una serie di piattaforme decisionali online per chiamare gli iscritti a discutere e votare su politiche, cariche interne e candidati.

Tale trasformazione digitale del partito politico è parte di un processo più generale, visibile anche in partiti più tradizionali e nel modo in cui hanno adottato strumenti e pratiche digitali nella loro comunicazione. Basti pensare ad esempio all’uso dei social media in recenti campagne elettorali, come quelle di Obama nel 2008 e nel 2012, o al ruolo da essi giocato nella vittoria di Donald Trump nelle elezioni presidenziali statunitensi del 2016, o ancora alle innovazioni sul versante digitale introdotte da nuove organizzazioni come Momentum, il movimento di sostegno a Jeremy Corbyn come leader del Labour. Tuttavia è nei “partiti digitali” propriamente detti che tale trasformazione acquisisce le forme più radicali e rivelatrici della presente trasformazione della forma partito. Per questi partiti la parola “digitale” designa solo un insieme di strumenti ma anche un modo di concepire il mondo influenzato dalla cultura digitale e in particolare dalla cultura hacker [Levy 1996], con i suoi valori di autonomia, partecipazione, creatività e trasparenza. L’emergere di queste formazioni offre un’occasione per leggere una serie di tendenze che vanno ben oltre queste formazioni e che si può considerare destinate a ridefinire in modo sistemico la natura dei partiti politici. Fino ad oggi l’analisi di quest

Il partito digitale è prima di tutto un partito nuvola, un partito leggero della leggerezza che hanno le piattaforme software digitali, accessibili da ogni dispositivo, e in cui la comunicazione digitale diventa sostitutiva dell’infrastruttura fisica, come quella di uffici, circoli e sezioni che caratterizzava i partiti tradizionali. In secondo luogo si tratta di un partito startup, una forma di organizzazione caratterizzata da crescita rapida e alta scalabilità, ma pure da alta mortalità. Infine è un partito forum, un’organizzazione che deve la sua energia alle discussioni e alle deliberazioni condotte dai propri iscritti sulle piattaforme decisionali e sui canali social collegati al partito. Questa leggerezza e flessibilità della nuova forma partito digitale presenta sia vantaggi che svantaggi. Da un lato esse consentono di incitare e incanalare l’entusiasmo della base, in modo simile a quanto succede con i movimenti sociali. Dall’altro lato esse rischiano di riprodurre e estremizzare alcune psicopatologie dell’era neoliberista e del suo individualismo. L’aspetto radicale di questa nuovo modello di organizzazione politica consiste nella sua promessa di una democrazia digitale, più diretta e trasparente di quella offerta dai partiti tradizionali e dalle istituzioni. L’innovazione portata dal digitale nel terreno della democrazia interna dei partiti politici non significa tuttavia che queste formazioni segnino la fine della rappresentanza politica, e l’emergere di una situazione di “orizzontalità” per usare un termine in voga presso fautori della democrazia digitale di fede libertaria. Al contrario la creazione di processi di democrazia dal basso è accompagnata dall’emergere di forme di leadership carismatica, come visto nel ruolo giocato in questi partiti da figure come Pablo Iglesias nel caso di Podemos e di Beppe Grillo nel Movimento 5 Stelle. Questo rafforzamento della base e del vertice del partito, l’emergere di una “superbase” che si specchia in un “iperleader” legati da un’alleanza spesso conflittuale, indebolisce invece le strutture intermedie, l’apparato di partito, sospettato di essere la sacca in cui si annidano i maggiori rischi di distorsione democratica.

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