Danilo Ceccarelli
Francia, è l'estate dei piromani adolescenti. Hanno agito per impulsività e frustrazione
La Stampa, 21 agosto 2026
Mentre la Francia brucia, c’è già chi parla di «generazione piromane». Un epiteto azzardato, anche se a guardare i dati del ministero dell’Interno emerge un elemento preoccupante sui presunti responsabili dei tanti roghi che stanno divampando nel Paese: da inizio luglio, le autorità d’oltralpe hanno fermato per incendi «volontari e involontari» circa 474 persone, tra cui 183 minorenni. Un piccolo esercito che tra le sue fila conta disoccupati, persone con problemi mentali, emarginati e addirittura pompieri. Ma anche tanti under 18, sospettati di essere all’origine di buona parte delle fiamme che questa estate dall’altro lato delle Alpi hanno già mandato in fumo 120mila ettari di vegetazione e che a inizio luglio risultavano essere al 70% di origine dolosa. I motivi sono i più disparati.
Quello che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di un quindicenne, ad esempio, sembra essere stata una leggerezza, costata la vita a due pompieri di 34 anni. Secondo quanto riferito dalla Procura, il giovane lo scorso 21 luglio avrebbe gettato una sigaretta dal finestrino di un’auto guidata da un amico maggiorenne, dando il via a un incendio nei pressi dell’aeroporto di Bordeaux, a Mérignac, una delle zone più colpite dai roghi. Una volta accorsi sul posto, i vigili del fuoco Anthony Berthôme e Wilfried Schmitter sono rimasti intrappolati all’interno del loro mezzo in una pineta, dove quel gesto compiuto con noncuranza si era già trasformato in catastrofe a causa dei forti venti. Il minorenne considerato responsabile della tragedia è stato posto in un centro per minori, mentre le due vittime hanno ricevuto a titolo postumo la Citazione all’ordine della Nazione, tra le proteste dei sindacati che chiedono maggiore sicurezza.
Un tragico episodio fra i tanti che hanno cause riconducibili a noia, disattenzione o a una voglia di protagonismo. La psicologa Johanna Rozenblum, che lavora a stretto contatto con i pompieri, ha parlato di una «impulsività sfrenata e di una intolleranza alla frustrazione tra gli adolescenti». «In preda a una ribellione interna e a una immaturità che impedisce loro di avere consapevolezza dei rischi corsi, questi incendiari non manifestano quasi mai rimpianti», ha spiegato a Le Figaro. Le autorità, invece, tirano in ballo le famiglie, esigendo maggiore responsabilità. «Bisogna chiedere il conto ai minori e ai genitori», ha tuonato dai microfoni di Europe 1 l’Alta commissaria all’Infanzia Sarah El Haïry. Dello stesso avviso il sindaco di Neuilly-sur-Marne, Zartoshte Bakhtiari, che dopo un incendio divampato in un parco del suo comune a causa dei fuochi d’artificio sparati da tre bambini tra i 10 e i 12 anni ha dichiarato a Le Figaro che «spetta a loro pagare». Al momento la madre di due dei tre esperti pirotecnici in erba si limita a dirsi «dispiaciuta» del danno da 1,5 milioni di euro provocato dai figli. Ma El Haïry punta il dito anche contro l’esposizione ai contenuti del web, con la quale «una parte di questa generazione è abituata a vivere».
Intanto, il governo prepara la fase di ricostruzione. Lunedì il premier Sébastien Lecornu si è recato nella Gironda, la zona più colpita dalle fiamme, per una visita cominciata tra i fischi e le critiche di alcuni abitanti scontenti per la gestione della crisi. «Non abbiamo niente da nascondere sullo svolgimento delle operazioni di protezione dagli incendi di queste ultime settimane», ha commentato, mentre La France Insoumise, formazione della sinistra radicale, chiede una commissione di inchiesta parlamentare.
Dopo il rogo partito da Saumos domato il primo agosto, che ha percorso 42mila ettari, il primo ministro ha annunciato un finanziamento di 12 milioni di euro che interesserà anche le vicine Lande per «lanciare i lavori senza ritardo». Il presidente Emmanuel Macron subito dopo ha annunciato misure simili per il dipartimento del Var, nel Sud. Il pacchetto di misure, che comprende una serie di esoneri fiscali, dovrebbe superare i 100 milioni. Un primo passo verso il lungo cammino della ripresa per dei territori messi in ginocchio dalla violenza del cambiamento climatico, ma anche dalla follia di alcuni, contro i quali al momento è meglio non generalizzare.

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