sabato 15 agosto 2026

Dariya Derkach, oltre la paura

Giulia Zonca
Dariya Derkach: "Ci sarà sempre qualcuno per cui non sono italiana. È il mio Paese, mi ha nutrita"

La Stampa, 15 agosto 2026

Con l’oro in tasca Dariya Derkach ritrova finalmente il ritmo della propria vita. Prima nel salto triplo agli Europei a 33 anni, con il personale di 14,60 metri: «Una medaglia ricca, pesante. C’è dentro il viaggio».

A 8 anni, con un cappotto rosso, partiva su un autobus da Vinnytsia, in Ucraina, dove è nata. Ora è avvolta in una bandiera tricolore. Si chiude un cerchio?

«Ricordo un proverbio che dice: c’è la terra che ti dà la nascita ma è la patria che ti sfama. Ecco, la nazionalità è proprio questo».

Serve pure l’opportunità di averla. Oggi in Italia c’è la voce di Vannacci, la richiesta di chiudere le frontiere con la Spagna per i migranti che tentano di attraversare il confine a Ceuta.

«I discorsi sulle frontiere non sono mai un punto di partenza e quelli sulla rappresentanza meritano serietà. Prendo me stessa. Ci sarà sempre qualcuno per cui non sarò mai del tutto italiana. Vivo in Italia da 26 anni, è il Paese che mi ha dato un’istruzione, mi ha nutrita, mi ha regalato ogni possibilità, è il Paese per cui ho vinto l’oro».

È stata una bimba predestinata che poi ha inseguito le promesse per decenni, quanto hanno pesato l’aspettativa e l’attesa della cittadinanza?

«Vedere tutte le gare giovanili in tv da primatista di salto in lungo e salto triplo è stata dura. Ero consapevole che l’atletica vera era l’altra, quella dei grandi. Forse ho aspettato un po’ troppo per diventare grande».

Ha perso gli anni di solito dedicati all’esperienza.

«Mi ha penalizzato passare dalle gare regionali a quelle internazionali senza nulla in mezzo. Il giorno prima le rivali erano gigantesse in tv e il giorno dopo mie pari in pedana. Non tornavano le proporzioni: mi bloccavo. È passata solo dopo la medaglia indoor nel 2023. Prima avevo la sindrome dell’impostore. Dopo ho visto le occasioni perse».

La più dolorosa?

«Europei 2016, ad Amsterdam: ero in forma e ancora non pronta. Un salto nullo che sarebbe stato la svolta mi ha tolto ogni forza. A Birmingham niente mi avrebbe spiazzata, ho passato tre giorni a calcolare il vento in ogni direzione».

La vittoria restituisce la fatica di decenni?

«Se penso al passato mi sembra assurdo, ma l’ho vissuto giorno per giorno, non vedevo la trama. Anche nel calvario delle tre operazioni ai tendini... ho reagito. Non mi rendevo neppure conto di quanto la situazione fosse grave e guardando indietro dico: cavolo».

Guardando in basso vede due caviglie martoriate.

«Le cicatrici stanno insieme alla medaglia, un tutt’uno».

Ha avuto mai voglia di mollare?

«No, ma nel 2018-2019 non sapevo come continuare. Avevo problemi di peso, ero persa e confusa. Eppure, come sempre, come oggi: la voglia era integra. Ho vissuto per l’atletica, unico pensiero dominante. In quelle stagioni depresse in cui ho saltato 12 metri e sono arrivata a pesare 60 chili, con il fisico sballato, era tutto storto. Anche psicologicamente, assalita dagli attacchi di panico: era ora di cambiare e non ne avevo il coraggio. Poi ho imboccato la strada giusta».

Allora l’allenava suo padre, ex decatleta che oggi lavora con la nazionale cinese.

«Quando le cose vanno bene in famiglia si amplifica la condivisione, quando vanno male è un inferno».

A un certo punto della carriera consiglia un cambio ai tanti colleghi che si allenano con i parenti?

«Se ci sono i risultati è giusto andare avanti, se le cose iniziano a non girare però quella è una condizione in cui si peggiora ed è tempo che non ti restituisce nessuno».

Se questo oro fosse arrivato 10 anni fa, come da pronostico, lei sarebbe diventata la faccia dell’atletica italiana?

«Di sicuro: eravamo pochi a valere le finali. Ricordo l’investitura e anche la tensione per sto passaporto. Tempi previsti dalla legge: 12 anni di limbo, sono tanti, ma l’iter era quello. Una volta indossata la maglia azzurra le controprestazioni mi hanno segnato. Ho patito».

In che senso?

«Quando ho raggiunto la prima medaglia, tre anni fa, ero così abituata al senso di colpa che il giorno dopo il podio guardavo Larissa Iapichino in pedana e pensavo: che fortuna, se la può giocare. Mi ero scordata del mio argento. Ho detto: oddio Dariya calmati, butta sta pressione. Non essere all’altezza dell’idea che si aveva di me ha condizionato il percorso».

Ora l’Italia è in stato di grazia. Non passa giorno senza medaglie.

«Pazzesco. Eravamo davvero indietro nel 2013, non eravamo competitivi e questo exploit della nostra atletica ha spostato la consapevolezza e alzato il livello».

Sara Curtis, record del mondo a ripetizione nel nuoto, supernova dell’estate. La guarda e che cosa pensa?

«Spettacolare. Fa parte di una generazione che ha la stessa nostra voglia di fare, ma un entusiasmo diverso. Vale soprattutto per le ragazze».

Perché?

«Noi eravamo spaventate, chiuse, problematiche. Loro osano».

Lei è salita su un bus per lasciare casa a 8 anni.

«Mi vantavo con le amiche di andare in Italia. Non ero consapevole».

Dicono di lei che ha una sopportazione fuori soglia. Non sarà che questa attitudine alla resistenza l’ha danneggiata?

«Di certo. Mi lamentavo quando era già tardi, però il disastro dopo le operazioni ai tendini mi ha messo le antenne. Ora se c’è qualche cosa che non va mi fermo. Non solo per i fastidi fisici».

Che rapporto ha con l’età? Nella telecronaca Rai i suoi 33 anni sono stati sottolineati parecchio.

«È normale, il tempo va. Io penso anche al dopo carriera. Vorrei stare nello sport, non più in pista: calpesto il tartan da che sono nata. Vedremo dopo le Olimpiadi».

È previsto un trasferimento a Torino.

«L’idea è quella. È la città del mio allenatore Alessandro Nocera e mi convince. Dopo tanti anni a Formia a inseguire la tranquillità, vorrei vibrazioni diverse e un posto dove curare il fisico con una supervisione accurata».

Che cosa le ha detto sua madre dopo il successo?

«Che il mio cane Cesare le si è seduto davanti a guardarmi in tv e non si è più mosso. È lui che ha raccolto tutte le mie confidenze».

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