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lunedì 7 settembre 2026

I sindaci e il caldo

 



Siamo i sindaci di Parigi, Milano e Phoenix. La crisi del caldo ci pone tutti di fronte alla stessa domanda.

Emmanuel Grégoire, Giuseppe Sala e Kate Gallego 
Le nostre tre città stanno imparando le une dalle altre su come proteggere i residenti. Queste politiche climatiche sono anche misure di salute pubblica.

The Guardian
Lunedì 7 settembre 2026

Quest'estate, i sindaci si sono riuniti a Londra durante l'ondata di caldo che, ironia della sorte, ha rischiato di far saltare la Settimana di Londra per l'azione climatica.

Mentre le temperature raggiungevano livelli record nel Regno Unito e in Europa, portando alla sospensione o alla cancellazione di alcuni negoziati sul clima , ci siamo ritrovati a cercare riparo e a confrontare le modalità con cui le nostre città si preparano al caldo estremo: come proteggiamo i residenti più vulnerabili, comunichiamo i rischi e riprogettiamo i quartieri per affrontare estati più calde.

Contemporaneamente, Parigi coordinava la risposta della città all'emergenza causata da un'altra intensa ondata di calore che si abbatteva sulla Francia. In tutta Europa, oltre 14.000 persone persero la vita a causa del caldo .

In qualità di sindaci, ci troviamo di fronte alla stessa domanda: come proteggere milioni di persone quando il caldo estremo non è più un evento eccezionale, ma una componente sempre più frequente dell'estate?

Per Phoenix , questa domanda ha plasmato l'amministrazione cittadina per decenni. Per Parigi e Milano, sta diventando una delle sfide cruciali della leadership urbana.

Potrebbe sembrare strano ad alcuni che due delle città più antiche e prestigiose d'Europa si ispirino a una città nel deserto dell'Arizona per trovare ispirazione. Ma l'aumento delle temperature è ormai una sfida globale e non abbiamo tempo perché ogni città trovi da sola la soluzione più adatta alle proprie esigenze.

Phoenix ha imparato, a volte a proprie spese, che il caldo estremo non può essere considerato semplicemente un fenomeno meteorologico. Influisce sulle decisioni relative a trasporti, alloggi, sanità pubblica, spazi pubblici e pianificazione delle emergenze. La preparazione all'estate inizia ben prima che le temperature comincino a salire.

Phoenix ha istituito uno dei primi uffici cittadini al mondo dedicati alla risposta e alla mitigazione del caldo, a testimonianza di un approccio che si concentra sia sul sollievo immediato dalle ondate di calore estreme, soprattutto per le persone più vulnerabili, sia sulla costruzione di resilienza a medio-lungo termine attraverso l'implementazione di soluzioni di raffreddamento per rendere la città più sicura e confortevole.

I piani di ombreggiatura della città prevedono una copertura ombreggiata del 75% nei nuovi edifici situati in aree ad alta densità pedonale, e programmi a sostegno di scuole, utenti del trasporto pubblico e persone più vulnerabili. Per ridurre ulteriormente l'effetto isola di calore urbana, Phoenix sta applicando trattamenti superficiali a bassa emissività a edifici e strade, su oltre 300 chilometri di vie residenziali.

La città è all'avanguardia nella sua regione per quanto riguarda la gestione dell'emergenza caldo, offrendo un centro di raffreddamento attivo 24 ore su 24 e un supporto completo per mettere in contatto le persone con risorse quali alloggi, servizi medici e persino servizi di collocamento lavorativo. I proprietari di immobili sono tenuti per legge a mantenere una temperatura interna sicura (28°C/82°F o inferiore) e le aziende che stipulano contratti con la città devono implementare piani di sicurezza contro il caldo per garantire la salute e il comfort dei lavoratori. Queste misure salvano vite umane: durante l'estate del 2024, la più calda mai registrata a Phoenix, le misure coordinate di risposta all'emergenza caldo della città hanno contribuito a una riduzione del 20% su base annua delle chiamate al 911 legate al caldo.

Parigi e Milano offrono competenze diverse, oltre a sfide uniche.

Entrambe sono città storiche europee dove strade, edifici e spazi pubblici sono stati progettati per un'epoca e un clima diversi. Oggi, entrambe le città si stanno adattando.

Ormai ogni parigino vive a sette minuti a piedi da un luogo fresco. La città dispone di oltre 1.400 di questi spazi dove le persone possono trovare refrigerio durante un'ondata di calore, tra cui parchi, giardini e altre strutture pubbliche. La città estende inoltre gli orari di apertura di parchi, piscine e stabilimenti termali pubblici durante le alte temperature. Il Comune ha mobilitato una rete di 27.000 volontari per il clima al fine di sensibilizzare le comunità sulla crisi climatica e sulle strategie di adattamento alle ondate di calore, oltre che sulle azioni preventive.

La città si sta anche preparando per un futuro che sarebbe stato inconcepibile per i parigini solo pochi decenni fa: "Parigi a 50°C" è stata organizzata nell'ottobre del 2023 per testare la capacità di risposta del comune e dei suoi partner, nonché per migliorare la pianificazione e il coordinamento per le future emergenze legate al caldo. L'iniziativa ha coinvolto l'intera comunità, le aziende di servizi pubblici, i media e le scuole e ha ispirato direttamente Barcellona a realizzare la stessa esercitazione nel 2027.

Nessuna città può semplicemente importare il modello di un'altra. Geografia, storia e politica sono diverse ovunque. Ma ogni sindaco ha il dovere, nei confronti dei propri cittadini, di raccogliere le migliori idee dalle città di tutto il mondo; e attraverso la rete C40 Cities, quasi 100 delle più grandi città del mondo condividono soluzioni climatiche per i propri residenti e le proprie imprese. Le città hanno sempre imparato le une dalle altre. Abbiamo adattato sistemi di trasporto, politiche abitative e misure di salute pubblica di successo per generazioni. L'adattamento al caldo non dovrebbe essere diverso.

Se una città scopre un modo migliore per proteggere i lavoratori all'aperto, rinfrescare gli spazi pubblici o comunicare i rischi ai residenti, le altre non dovrebbero impiegare anni a reinventarlo. Le buone idee dovrebbero circolare.

Ispirandosi alle iniziative di Barcellona e Parigi per la creazione di spazi freschi, Milano sta ampliando i suoi programmi Piazze Aperte e Vie Scolastiche per integrare spazi freschi attraverso la piantumazione di alberi, la sostituzione delle superfici pavimentate con spazi verdi permeabili e la creazione di zone d'ombra. Il Comune offre inoltre un servizio di assistenza telefonica e supporto per anziani e residenti vulnerabili tramite Milano Aiuta. Il Piano Aria e Clima di Milano definisce un obiettivo vincolante per limitare l'aumento delle temperature locali a 2°C entro il 2050; è una delle poche città al mondo ad aver fissato un obiettivo legato alla temperatura, il che è molto ambizioso.

Il caldo estremo miete già più di mezzo milione di vittime ogni anno, rappresentando il rischio climatico più letale. Le città sono particolarmente esposte perché edifici, strade e marciapiedi assorbono calore durante il giorno e lo rilasciano a lungo durante la notte, il che significa che i residenti non hanno tregua e faticano a rinfrescarsi adeguatamente. Gli anziani, i bambini piccoli, i lavoratori all'aperto e le comunità a basso reddito sono spesso i soggetti più a rischio.

Piantare alberi, climatizzare le scuole, riprogettare le strade, migliorare gli edifici ed espandere i sistemi di allerta precoce sono spesso descritte come politiche climatiche. Si tratta anche di misure a tutela della salute pubblica, investimenti nelle economie locali e miglioramenti concreti che rendono le città più vivibili durante tutto l'anno.

Nel frattempo, il riscaldamento e il raffreddamento rappresentano quasi la metà del consumo energetico totale in Europa, e circa il 70% del riscaldamento è ancora generato da combustibili fossili. Le città hanno il potere di guidare una transizione equa verso il riscaldamento pulito. Investendo nelle energie rinnovabili e in sistemi di riscaldamento più puliti, possono ridurre le emissioni, migliorare la qualità dell'aria e creare posti di lavoro a livello locale, garantendo che i benefici raggiungano chi ne ha più bisogno.

Le città sono spesso le prime a subire gli impatti dei cambiamenti climatici, ma anche le ultime a ricevere i poteri, i finanziamenti e la flessibilità necessari per reagire. I governi nazionali dovrebbero collaborare con le città per sviluppare strategie di adattamento più efficaci, ampliare i sistemi di allerta precoce e facilitare l'accesso dei leader locali ai finanziamenti necessari per proteggere i cittadini. Questi investimenti possono salvare vite umane, rafforzare le economie e ridurre i costi futuri in tutto il Paese.

Quest'estate l'Europa ha potuto intravedere cosa provano spesso coloro che vivono in climi desertici e cosa possiamo aspettarci che diventi la nostra normalità nell'era della crisi climatica.

Il caldo estremo non è un fardello individuale; è una sfida esistenziale che dobbiamo affrontare tutti insieme. La responsabilità non può ricadere sulle spalle di un pensionato isolato, di un bambino vulnerabile o di un operaio edile. Il caldo è una crisi politica che richiede un'azione politica decisa.

Dobbiamo prepararci e reagire. La crisi climatica sta ridefinendo a un ritmo vertiginoso il nostro concetto di "normalità". La nostra capacità di imparare gli uni dagli altri deve accelerare ulteriormente.


  • Emmanuel Grégoire, Giuseppe Sala e Kate Gallego sono i sindaci di Parigi, Milano e Phoenix

domenica 23 agosto 2026

Il caldo notturno

Giampiero Maggio
La città che non dorme più: il nuovo caldo arriva di notte

La Stampa, 23 agosto 2026

Il 2026 è destinato a battere ogni record in termini di caldo, polverizzando anche la famosa e tropicale estate del 2003. Siamo alla fine di agosto e meteorologicamente parlando ci avviamo verso il termine della stagione e l’inizio dell’autunno. Ma il caldo non molla la presa. Dopo una breve pausa, l’anticiclone africano si riprenderà la scena nel Mediterraneo portando nuovamente le temperature sopra i 40 gradi in molte zone d’Italia. E tornerà il disagio delle notti tropicali, con tutte le conseguenze: notti insonni, appartamenti e case quasi invivibili. E allora vediamo quali sono gli effetti delle notti tropicali nelle nostre città.

Il problema non sono più soltanto i 40 gradi delle tre del pomeriggio. Il salto più inquietante arriva quando il sole tramonta e la città non riesce più a raffreddarsi. È allora che comincia la lunga notte del nuovo clima urbano. Sono le notti tropicali, quelle in cui la temperatura minima non scende sotto i 20 gradi. Secondo Copernicus, nel 2024 il loro numero in Europa è stato il secondo più alto mai registrato, dietro soltanto al 2010. Il 37 per cento del continente ne ha avute più della media e in gran parte dell’Italia l’anomalia è arrivata fino a 50 notti tropicali in più rispetto al periodo 1991-2020.

Nel 2025 il fenomeno si è concentrato soprattutto lungo il Mediterraneo e nella penisola iberica: fino a 30 notti tropicali in più della media, con punte locali di 40. Copernicus ricorda che il problema non è soltanto il disagio: quando la temperatura resta alta anche di notte, il corpo perde la possibilità di recuperare dallo stress termico accumulato durante il giorno.

In Italia il fenomeno è ormai strutturale. Secondo l’Indice di Vivibilità Climatica elaborato da iLMeteo.it sui capoluoghi italiani, nel 2025 Reggio Calabria ha registrato 114 notti tropicali, Taranto e Palermo 113. All’altro estremo Isernia, Rieti e Potenza non ne hanno avuta neppure una. La fotografia è impressionante perché significa che in alcune città italiane per quasi quattro mesi dell’anno il termometro non è mai sceso sotto i 20 gradi nemmeno nel momento teoricamente più fresco della giornata.

E 20 gradi rappresentano soltanto la soglia statistica

Le notti più difficili sono quelle nelle quali le minime rimangono sopra i 25, talvolta vicino ai 30 gradi. È allora che aprire una finestra smette di essere una soluzione: fuori entra semplicemente altra aria calda. Il problema non riguarda più soltanto Palermo, Taranto o Reggio Calabria. Genova, Napoli, Roma, Bologna, Milano e Torino devono fare i conti sempre più spesso con notti nelle quali cemento, asfalto e facciate continuano a restituire il calore accumulato durante il giorno. La notte perde il suo vecchio mestiere. È il meccanismo dell’isola di calore urbana. Durante il giorno strade ed edifici assorbono energia solare; dopo il tramonto la rilasciano lentamente. Un quartiere fitto di palazzi e povero di alberi può quindi continuare a essere molto caldo mentre fuori dalla città la temperatura è già scesa. Per secoli è stata il momento in cui case, strade e organismi potevano scaricare il calore accumulato durante il giorno. Ora sempre più spesso non basta. Copernicus sottolinea che le notti tropicali «sono in aumento in Europa dagli anni Ottanta. L’area del continente interessata da almeno una notte tropicale è passata da circa il 20 per cento negli anni Settanta al 35 per cento negli anni Venti di questo secolo».

Il caldo notturno diventa un problema di salute

Il punto più delicato riguarda la salute. L’Organizzazione mondiale della sanità avverte che il caldo estremo può aggravare rapidamente malattie cardiovascolari, respiratorie, renali e disturbi legati alla salute mentale. L’effetto non dipende soltanto dal picco di temperatura, ma anche dalla durata dell’esposizione e dall’assenza di sollievo notturno. Quando una sequenza di giornate molto calde è accompagnata da notti altrettanto calde, l’organismo perde la possibilità di recuperare e aumenta il rischio di disidratazione, colpo di calore e scompenso delle patologie croniche. L’OMS ricorda inoltre che il caldo rappresenta una minaccia particolare per anziani, bambini piccoli, donne in gravidanza, persone con patologie croniche, lavoratori all’aperto e cittadini socialmente vulnerabili. E sottolinea che molte morti da caldo sono prevenibili attraverso sistemi di allerta, abitazioni più adatte alle alte temperature, accesso al raffrescamento e una migliore pianificazione urbana. Dormire in ambienti troppo caldi riduce inoltre qualità e durata del sonno. Uno studio internazionale pubblicato su One Earth, basato su oltre sette milioni di registrazioni notturne, ha dimostrato che l’aumento delle temperature accorcia il sonno, con effetti più forti fra anziani e persone più vulnerabili.

Il caldo non è uguale per tutti

Il caldo notturno diventa così anche una nuova forma di disuguaglianza urbana. Chi dispone di una casa recente, ben isolata, con schermature solari e aria condizionata può difendersi. Chi abita all’ultimo piano di un edificio costruito negli anni Sessanta, con il tetto arroventato per ore e senza climatizzazione, affronta una notte completamente diversa. Lo stesso vale per i quartieri. Un viale alberato, un cortile verde o un parco vicino casa accumulano meno calore rispetto a una distesa di parcheggi e cemento. Il luogo in cui si abita comincia così a determinare anche quanto caldo si dovrà sopportare mentre si dorme.

La prossima sfida è raffreddare la notte

Ed è qui che il problema diventa urbanistico. Finora gran parte delle politiche contro le ondate di calore si è concentrata sulle ore diurne: alberi, ombra, fontane, rifugi climatici, fermate del trasporto pubblico protette dal sole. La prossima sfida sarà progettare città capaci di raffreddarsi dopo il tramonto. Più suoli permeabili, più vegetazione, meno superfici che accumulano calore, edifici capaci di schermare la radiazione solare durante il giorno e ventilarsi durante la notte, tetti e materiali più riflettenti, corridoi urbani attraverso i quali l’aria possa circolare. Perché il dato europeo mostra che non è soltanto il picco diurno a cambiare. Sta cambiando l’intero ciclo delle ventiquattro ore. La vera frontiera del caldo potrebbe quindi non essere il prossimo record delle tre del pomeriggio. Potrebbe essere qualcosa di molto più quotidiano. Quella finestra aperta alle due di notte dalla quale non entra più aria fresca.