Annachiara Sacchi
Brueghel. Fantasioso e affollato. Un Rinascimento pop
Corriere della Sera La Lettura, 30 agosto 2026
L’altro Rinascimento è la gioia di una festa contadina, musica e balli; è l’interno di una casa spoglia ma accogliente: davanti al fuoco una bambina mangia in compagnia del suo cagnolino; è una giornata trascorsa a pattinare su un lago ghiacciato; è un tripudio di proverbi spassosissimi; è l’invenzione della natura morta, del paesaggio che da sfondo diventa protagonista della scena. È il talento dirompente di una dinastia di pittori fiamminghi, i Brueghel, sopraffini interpreti di questa rivoluzione. Una mostra a Milano celebra il loro contributo all’arte moderna occidentale.
Fiori, mari in tempesta, allegorie. Scene bibliche e battaglie. Oltre ottanta opere — dipinti, disegni, stampe — sono in arrivo a Palazzo Reale per I Brueghel. Le origini dei generi pittorici in Europa (29 settembre - 31 gennaio), retrospettiva, la prima di queste dimensioni in Italia, dedicata alla famiglia di celeberrimi artisti delle Fiandre. Il progetto è dello storico dell’arte Bernard Aikema (sue le mostre su Albrecht Dürer nel 2018 e Hieronymus Bosch nel 2022, sempre a Milano), la curatela di Carlotta Striolo, il focus è sul «brand Brueghel» che con le sue innovazioni e strategie di diffusione trasformò il mercato dell’arte: bottega, produzioni in serie, «generi».
Si parte dunque con il capostipite, Pieter Bruegel il Vecchio (Breda, Paesi Bassi, circa 1525 - Bruxelles, 1569; attenzione: la h nel cognome la aggiungono i figli e rimarrà per tutti i discendenti del marchio Brueghel). Pittore, disegnatore, incisore, Pieter raccoglie l’eredità di Bosch rivisitandola, preferendo ai demoni del «maestro» le visioni più terrene della vita contadina: «Ad Anversa — spiega Aikema — ha una breve ma folgorante carriera. La sua concezione del mondo si distingue nettamente dal classicismo rinascimentale italiano, preferisce le scene popolari, le nozze contadine e le vende alle élite colte dei Paesi Bassi. La sua non è ancora una produzione seriale, a quello penseranno i figli: Pieter il Giovane (Bruxelles, 1564 - Anversa, 1638) e Jan il Vecchio (Bruxelles, 1568 - Anversa, 1625). La mostra si concentra su questa triade: il padre fondatore, i due eredi. A seguire, successori ed emuli di una stirpe che formerà decine di pittori, anche qualche pittrice».
Tocca a Pieter il Giovane, figlio maggiore del Vecchio, diventare il fedele «diffusore» dello stile del padre. Basti pensare ai Proverbi: in mostra ci sarà la tavola (1607) di Pieter il Giovane proveniente dal museo belga di Lier (ora il quadro è alle Gallerie d’Italia di Milano per Bellezza e Bruttezza e vi rimarrà fino al 18 ottobre, solo allora avverrà il trasloco al vicino Palazzo Reale dove fino a quella data sarà esposta una replica), simile alla versione paterna del 1559. Eppure il gusto del primogenito si vede. Soprattutto lo spirito manageriale: Pieter comincia a realizzare una serie di proverbi «singoli» in formato rotondo, da vendere velocemente e a costi contenuti.
Discorso diverso per Jan il Vecchio. Aikema sorride: «Lo lanciamo come genio del Cinquecento europeo. Partendo dagli stilemi del padre, Jan si concentra su dipinti di formato medio-piccolo, estremamente dettagliati. In più, organizza la produzione nelle categorie che dal Seicento in poi prendono il nome di “generi pittorici”: la natura morta, il paesaggio, la scena mitologica, quella religiosa, la burrasca... Sono le suddivisioni che vediamo ancora oggi nei musei. La sfida che portiamo in mostra è il lancio di Jan Brueghel il Vecchio come propulsore del moderno sistema delle arti».
Dinastia geniale. Intraprendente, viaggiatrice. «Sia il fondatore che il secondogenito Jan visitano l’Italia, eppure nessuno dei due si misura con il classicismo alla Raffaello o alla Tiziano. Non sono interessati, anche se certe influenze si notano. Jan nel 1590 è a Napoli, nel 1592 a Roma, nel 1595 a Milano, dove trova mecenati come il cardinale Federico Borromeo, che coltiva una sincera passione per le sue opere. Lo dimostrano l’epistolario tra i due e il favoloso nucleo di dipinti di Jan conservato all’Ambrosiana: la Pinacoteca con i suoi tesori è una sorta di appendice alla nostra mostra, visto che la separano da Palazzo Reale 500 metri».
Effetto Brueghel. Oltre ai dipinti saranno esposte incisioni, stampe, «ma portiamo anche qualche disegno rarissimo di Pieter il Vecchio e alcuni esempi che fanno capire come l’arte secentesca europea tra le Fiandre, la Spagna e l’Italia segua i “generi” dei Brueghel». La sorpresa: «In Italia esiste una dinastia di artisti parallela ai Brueghel ed è quella dei Bassano (di Bassano del Grappa). Jacopo Dal Ponte detto Bassano (circa 1515-1592) e i figli propongono un linguaggio sorprendentemente non classico, non italiano, più vicino allo stile dei fiamminghi Brueghel. Lo vedrete seguendo il percorso espositivo». Altre connessioni: «In Spagna il pittore Pedro Orrente (1580-1645) si rifà al modello dei Bassano tenendo a mente le novità dei Brueghel». Contaminazioni che arrivano da lontano. Aikema sottolinea: «Nelle mie mostre cerco di tenere insieme studi nuovi e una selezione di opere accattivanti. Trovare un equilibrio tra ricerca e attenzione nei confronti del pubblico è la politica delle mie esposizioni, che vogliono essere serie e sexy».
Capolavori dai musei di Dresda, Madrid, Ginevra, Vienna, Amsterdam. Dei Brueghel e dei loro seguaci. Le battaglie, il mito di Plutone e Proserpina, le scene con le virtù, l’Allegoria della pittura di Jan Brueghel il Giovane (1601-1678; è il figlio di Jan il Vecchio) dove compaiono i ritratti di Raffaello, Michelangelo, di nonno Pieter. «È una mostra ricca e diversificata». Aspettative alte, il fascino dei Brueghel è noto. Il motivo lo spiega lo studioso: «L’attenzione alla realtà delle cose, le nature morte con i fiori che sbocciano in periodi diversi dell’anno (quella di Jan il Vecchio del 1618 arriverà a Palazzo Reale direttamente dall’Ambrosiana), l’interesse per la vita popolare, la dignità del mondo contadino senza dimenticarne le sofferenze, i dettagli realistici anche in scene fantastiche come il Trionfo della morte (in mostra ci sarà quello di Jan il Giovane): tutti questi elementi contribuiscono alla fama eterna dei Brueghel».
Un altro Rinascimento. Conclude Aikema: «È mia intenzione dimostrare come non ci sia solo quello italocentrico e classicistico. Esiste un Rinascimento più fantasioso, più popolare e variopinto che trova i suoi grandi protagonisti in Hieronymus Bosch nella prima metà del Cinquecento e nei Brueghel nella seconda. Questa è la vera scommessa».

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