Francesca Ferri
Tra le righe dei classici, lì dove si impara l'amore
Domani, 29 agosto 2026
«Quando mi sono innamorata per la prima volta ho scoperto che tutto quello che avevo sempre creduto dell’amore era una deliziosa menzogna. Di colpo mi si è rivelato un grande segreto: il motivo per cui fatichiamo così tanto a stabilire relazioni interpersonali appaganti e durature è che, tutti, cadiamo spesso vittime di un grande malinteso che ci porta a confondere l’amore e i discorsi sull’amore. No, non sono sovrapponibili. Anzi, a ben vedere procedono proprio in direzioni opposte».
Da questa premessa Rebecca Fierro, conosciuta sui social come Fiorebecca, parte per un viaggio sentimentale letterario per provare a restituirci quell’amore che, nel tentativo di raccontarlo, abbiamo finito per allontanare. Dopo gli studi in Lettere, nel 2023 ha aperto un profilo su TikTok, dove ha iniziato a parlare di relazioni attraverso le grandi opere della letteratura. Da questa idea è nato il podcast Le forme dell’amore, prodotto da BSMT, e poi il suo primo libro L’amore tra le righe. Educazione sentimentale e letteraria per chi va di fretta (Longanesi, maggio 2026).
Con il cuore spezzato, Rebecca Fierro ha deciso di appellarsi ai grandi classici della letteratura e della filosofia per indagare i meccanismi nascosti dell’amore, del desiderio e dell’immaginazione. Dalla letteratura libertina ai romance, da Platone a Dostoevskij, Kafka ed Eco, passando per McEwan, Ginzburg, Nabokov e Calvino, l’autrice svela come i modelli culturali abbiano formato il nostro immaginario sentimentale.
Educazione sentimental-letteraria
Che cos’è l’amore di oggi, quindi, se non il risultato di quel lavoro letterario, filosofico e poetico che, nel corso della storia, ha plasmato silenziosamente le nostre idee, le preferenze e perfino i sogni? Per rispondere Rebecca Fierro ci invita a risalire alle origini dei nostri sentimenti, riconoscere le storie che ci abitano e comprendere, finalmente, che ogni amore si alimenta anche della sua narrazione. L’autrice sfata così i falsi miti che la specie umana ha costruito nei secoli per spiegarsi l’inspiegabile. Tra storie personali e universali, Fierro offre un’educazione sentimentale e letteraria per chi va di fretta, una geografia affettiva per capire lo sguardo della Generazione Z sull’amore.
«Mi interessava mettere in discussione alcune bugie che ci raccontiamo e capire in che modo noi, anche come generazione, possiamo emanciparci da queste narrazioni per costruirne di nuove, più consapevoli», così Rebecca Fierro spiega l’intento del suo libro.
Ogni epoca, d’altronde, costruisce e decostruisce i propri miti romantici. «Oggi per esempio bisognerebbe riconoscere che amare più persone contemporaneamente è possibile. Questo non significa mettere in discussione il valore della monogamia o giustificare qualsiasi comportamento. Significa, piuttosto, essere onesti rispetto alla complessità dell’essere umano. E proprio questa consapevolezza rende ancora più importante la responsabilità che abbiamo nei confronti dell’altro».
Se il cuore fosse in grado di rivolgersi a una sola persona alla volta, allora il tradimento sarebbe soltanto un capriccio, continua Rebecca Fierro. Ma Norwegian Wood di Haruki Murakami «dimostra magistralmente che il cuore umano non è progettato per funzionare seguendo una linea retta. Se dunque la monotonia è una scelta, non può altresì considerarsi una condizione naturale dell’assetto umano». Come suggerisce anche il film Anatomia di una caduta (2023) di Justine Triet, Rebecca Fierro riflette «con lucidità su ciò che, nelle relazioni, rifiutiamo ostinatamente di vedere: la naturale pluralità dei nostri affetti».
Anime gemelle?
Un altro falso mito che l’autrice tenta di sfatare è quello del destino: l’idea di una volontà superiore che provveda per noi. È la fede nella Provvidenza che porta Lucia, ne I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni, a dire a Renzo: «Dimenticatevi di me: si vede che non eravamo destinati!» Fortunatamente sappiamo che il matrimonio si compie, perché i due protagonisti riescono infine a sottrarsi alla logica del destino.
«Ancora un falso mito a cui ci si aggrappa con sorprendete facilità è l’idea che l’amore vinca su tutto», come insegna Virgilio nelle Bucoliche: «Omnia vincit amor: et nos cedamus amori», cioè «L’amore vince su tutto, arrendiamoci anche noi all’amore». Invece Romeo e Giulietta di Shakespeare ricorda che «l’amore, per quanto trascinante, non basta a disinnescare un contesto che rema in direzione opposta».
L’autrice, inoltre, decostruisce il modello di relazione che oggi definiremmo tossico, fondato su logiche di dominio, possesso e narcisismo, che ruota attorno alla figura del libertino, nata probabilmente con il romanzo galante del Seicento ma che ancora vive nel nostro immaginario collettivo. «Christian Gray – protagonista di Cinquanta sfumature di grigio – è il perfetto discendente letterario di figure come il Don Giovanni di Molière o il Valmont delle Relazioni pericolose di De Laclos».
Impegno e Gen Z
Alla ricerca di un senso, Rebecca Fierro torna spesso agli scritti di Kierkegaard che considera illuminanti e che l’hanno aiutata nei momenti più difficili. Ma se dovesse consigliare a un ventenne un solo libro sarebbe «La fabbrica delle parole, una fiaba francese di Agnès de Lestrade. Credo che la letteratura per l’infanzia riesca a condensare i grandi significati della vita con una semplicità che noi adulti spesso dimentichiamo. Alla fine possiamo analizzare l’amore all’infinito, ma nella sua essenza resta qualcosa di semplice. Dobbiamo tornare a fidarci di quella semplicità, senza dimenticare che ogni relazione è anche un sistema complesso, fatto di persone diverse e variabili infinite».
Eppure oggi psicanalizziamo ogni relazione sottoponendola a una continua diagnosi. Lo dimostrano i termini nati all’incrocio tra psicologia e cultura digitale ormai entrati nel linguaggio comune, come red flag, ghosting, gaslighting e love bombing. «Facciamo fatica ad abbandonarci, a tollerare il rischio, che invece è una componente essenziale dell’amore. Vorremmo innamorarci come se firmassimo un contratto, con la garanzia di non soffrire mai».
La nostra società ci chiede di essere sempre interessanti, desiderabili, emotivamente maturi, finendo per vivere le relazioni come l’ennesima performance nella nostra frenesia quotidiana. «Abbiamo razionalizzato talmente tanto questo sentimento da avere l’impressione di poterlo gestire, analizzare e controllare completamente. Finisce così per diventare qualcosa da organizzare, quasi da inserire in agenda, anziché un’esperienza che attraversa l’esistenza. Viviamo in un sistema che ci chiede continuamente di essere produttivi e performanti. E questa logica finisce inevitabilmente per contaminare anche le relazioni. È questa un’altra tendenza contro cui dovremmo resistere».
Di conseguenza la Generazione Z viene spesso descritta come allergica all’impegno. «Credo sia necessario considerare il contesto in cui viviamo. Ci sono stati cambiamenti antropologici profondi, come la trasformazione dei ruoli di genere, e cambiamenti economici altrettanto importanti, tra cui la precarietà, la mobilità continua, l’incertezza sul futuro. Viviamo inoltre immersi in un flusso costante di informazioni. Passiamo da un video leggero alle immagini di una guerra nel giro di pochi secondi. È inevitabile che questo produca anche un senso di impotenza. Quando perdiamo fiducia nella possibilità di costruire qualcosa di stabile, tendiamo a investire soprattutto su noi stessi. Per questo credo piuttosto che la Generazione Z abbia perso fiducia nell’impegno».
Tra il disincanto e la ricerca di un approdo, Rebecca Fierro naviga in questa Odissea collettiva tenendo sempre in mente Itaca. «Vivere significa allontanarsi, perdersi, sostare e imparare a riconoscere ciò a cui fare ritorno. Seguire la scia di ciò che il dolore di una separazione ci indica non significa tornare a ciò che eravamo, ma arrivare a ciò che siamo diventati».




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