domenica 30 agosto 2026

La regina Murat

Carolina Bonaparte Murat, regina di Napoli, Castello di Malmaison, 1810

carolina, una vita da collezione

La storia in mostra. Da Parigi a Napoli, a Chantilly una bella esposizione racconta la passione della regina Murat, capace di coltivare gusto e ambizioni artistiche promuovendo anche una cultura del mecenatismo. La partenza con Canova

Fernando Mazzocca
Il Sole 24 ore, 30 agosto 2026

Dopo l’ effimero regno del fratello maggiore di Napoleone Giuseppe Bonaparte, si insediarono nel 1808, su quello che era stato il soglio degli esiliati Ferdinando IV di Borbone e Maria Carolina d’ Asburgo, Gioacchino Murat e Carolina Bonaparte, la più giovane delle sorelle di Napoleone. Due figure assolutamente diverse rispetto a quelle dei vecchi sovrani, hanno portato anche per il loro carattere e la giovinezza – si erano sposati nel 1800 quando lei aveva solo diciotto anni e lui trentatré – una vera ventata di novità che ritroviamo lungo tutto il corso di una lunga passione collezionistica e di un impegno mecenatesco iniziati subito dopo il matrimonio e proseguiti, con una mirabile coerenza, da Parigi a Napoli.

Dopo la nomina regale i Murat dovettero rinunciare, per volere dello stesso Napoleone, alle loro sontuose dimore in Francia comprese le opere d’ arte e gli arredi, destinati alle residenze imperiali, tra quelle ufficiali e la Malmaison, la splendida dimora prediletta dall’ imperatrice Joséphine. Il loro gusto e le ambizioni collezionistiche avevano cominciato a prendere corpo durante il primo soggiorno in Italia, tra Firenze e Roma, dove nel 1801 Gioacchino non si era fatto sfuggire un’ occasione strepitosa acquistando due dei maggiori capolavori di Canova nel genere mitologico, i gruppi di Amore e Psiche giacenti e Amore e Psiche stanti ora a Louvre, accreditandosi dunque come il primo a possedere in Francia le opere del grande scultore.

Subito dopo l’arrivo a Napoli, città che le entrò subito nel cuore, Carolina si occupò soprattutto di formare una ambiziosa collezione personale destinata ai nuovi appartamenti di Palazzo Reale e alla ristrutturata residenza di Portici, del loro arredamento, degli scavi di Ercolano e Pompei, dell’educazione artistica dei giovani, dell’ incoraggiamento delle manifatture e del sostegno a nuovi artisti, soprattutto quelli chiamati dalla Francia o di una figura come quella del vedutista austriaco Rebell raccomandatole da Eugenio de Beauharnais.

Un impulso decisivo alla formazione della collezione venne dall’acquisto di tredici dipinti, che ne condizioneranno le future scelte e la fisionomia, alla più importante esposizione del tempo, la rassegna apertasi al pubblico nelle sale del Campidoglio il 19 novembre 1809. Alla predilezione per i paesaggi di Pierre-Athanase Chauvin, Nicolas Didier Boguet, Joseph Anton Koch, si affiancano anche le opere del prediletto Granet e un capolavoro perduto di Ingres, la Dormiente. Si tratta di un precedente che deve aver determinato il futuro soggiorno del pittore a Napoli dal febbraio al maggio del 1814, decisivo per l’incremento della collezione dei Murat che poteva ora vantare, accanto alle opere degli amati Gérard e Gros, quelle del più innovativo degli allievi di David che realizzò in quella circostanza per la corte partenopea, oltre al più bello dei ritratti di Carolina rappresentata in una stanza di Palazzo Reale con la finestra aperta sul Vesuvio, ora eccezionalmente in mostra, uno dei suoi dipinti più emblematici La Grand Odalisque e due quadri più piccoli di gusto troubadour (Paolo e Francesca, Il fidanzamento di Raffaello con la nipote del cardinale Bibiena) caratterizzati da una originale sintesi lineare alla Flaxman, cui non devono essere stati estranei la visita agli scavi di Pompei e lo studio dei vasi greci della collezione della regina.

Anche il grande Canova, che tante impronte di sé aveva lasciato a Napoli e che aveva ricevuto l’incarico per un monumento equestre a Napoleone mai realizzato, nel febbraio del 1813 frequentò, per ritrarli, Carolina e Gioacchino. Della versione in marmo di queste due opere, note attraverso i modelli in gesso, se ne erano perdute le tracce sino alla recente ricomparsa dello straordinario busto di lui che, nell’incredibile naturalezza dei tratti del volto e nel fascino dei lunghi capelli riccioluti grande vanto di quest’uomo leggendario per la sua spavalda bellezza, rappresenta una strepitosa novità della mostra dove dialoga con i bellissimi ritratti, in divisa e in costume di corte, di Gérard, il grande ritrattista ufficiale di Napoleone e della famiglia Bonaparte, come dimostra il monumentale dipinto dove Carolina appare appunto a Napoli, nel momento più bello della sua vita, raggiante e circondata dai suoi quattro figli.

Quando nel 1815 la regina lasciò precipitosamente Napoli per l’ esilio, fu costretta ad abbandonare la maggior parte delle opere acquistate che finirono nelle mani del principe di Salerno, ultimogenito di Ferdinando I di Borbone ritornato sul trono. Nel 1851, alla sua morte, passarono al genero il duca d’ Aumale, quarto figlio di Luigi Filippo, ed entrarono a far parte della sua straordinaria raccolta destinata al castello di Chantilly che aveva acquistato e fatto risorgere alle sue rovine. Nasceva dunque, anche grazie alla raccolta di Carolina, uno dei più importanti musei privati del mondo il Musée Condé che con questa mostra ripercorre una parte della sua storia e una delle vicende collezionistiche più affascinanti dell’ Ottocento, perfettamente ricostruita in questa occasione grazie all’ impegno dei due curatori, Mathieu Deldicque, direttore del Museo, e Gennaro Toscano, consigliere scientifico della Bibliothèque Nationale de France.

De Naples à Chantilly. Les collections de la Reine Caroline MuratChantilly, Musée Condé
Fino al 1 ottobre




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