mercoledì 26 agosto 2026

La testa fra le nuvole

 


quando colette osservava le nubi d’argento

Nuvole scritte

Giuseppe Scaraffia

Il Sole 24ore, 23 agosto 2026

Contrariamente a quanto si pensi, le nubi sono state a lungo abitate. Gli dei della Grecia osservavano dall’alto le vicende degli uomini nascosti da una cortina di nubi. Zeus era il signore del cielo, il radunatore di nubi e aveva trasformato una nuvola in una ninfa, Nefele. Dopo di loro il dio dei cristiani aveva a lungo abitato le nubi bianche come la sua lunga barba, irritando Majakovskij che si era rivolto direttamente a lui: «Signor Dio, sentite, / non ne avete abbastanza / di inzuppare ogni giorno gli occhi paffuti / nella gelatina di nuvole?». A lui le nuvole ricordavano “operai bianchi” che «si separano, / dopo aver dichiarato al cielo uno sciopero rabbioso». Molti scrittori sostengono di avere la testa tra le nuvole per fare i loro comodi. Marina Cvetaeva però specificava: sì, «il poeta ha la testa tra le nuvole» , ma era vero soltanto per una razza di poeti: i solo-sublimi, i solo-spirituali. «E tra le nuvole non hanno solo la testa: ci abitano».

Il migliore punto d’osservazione sono senza dubbio le finestre di casa. Colette, immobilizzata dai disturbi dell’età, aveva trasformato il suo appartamento al Palais-Royal in un osservatorio dei capricci delle nuvole. Tra l’ottobre e il novembre del 1933, Walter Benjamin aveva abitato al Palace Hôtel per sette settimane. Dalla finestra si vedeva una delle due torri di Saint-Sulpice, «al di sopra e dietro la quale le nuvole non smettevano di parlare nella loro lingua».

Con le nubi bisogna essere cauti: Antoine de Saint-Exupéry, grande frequentatore di nuvole in quanto aviatore, pur ammettendone il fascino, ricordava che, se al di sopra dei mari di nubi si stava benissimo, al di sotto c’era l’eternità.

Ma bisogna fare attenzione perché in pochi attimi una nube può trasformare il mondo in un tetro caos. «Quella nuvola bianca», osservava Guy de Maupassant, «salendo come una marea, avvolgeva tutto, mutava quella valletta in un paese di fantasmi dove gli uomini strisciavano come ombre, senza riconoscersi a dieci passi di distanza». Ad altri, come H.G. Wells, l’innegabile inconsistenza delle nubi ricordava quella della vita: «Siamo solo fantasmi di fantasmi come le ombre delle nuvole». Ma quella soffice presenza può anche confortare. Persino una rivoluzionaria come Rosa Luxemburg invita a non scordare, mentre camminiamo assorti nei nostri impegni, di alzare la testa un istante per dare un’occhiata alle immense nubi d’argento che nuotano nel tranquillo oceano del cielo. L’inquieta Annemarie Schwarzenbach era rassicurata dallo spettacolo delle nuvole, che, spinte dal forte vento, sembravano giocare a rincorrersi.

Certo, in un istante le nubi possono diventare nere e minacciose portatrici di pioggia. «Perché lasciarsi indurre dalle nuvole a tremare e a singhiozzare?» si chiedeva Virginia Woolf. Eppure il pessimista Emil Cioran confessava: «Se dovessi diventare cieco, quello che mi darebbe più fastidio sarebbe non potere più guardare fino a perdere la testa la parata delle nubi».

A tratti le nubi possono sembrare quasi solide: R.L. Stevenson era stato colpito da una nuvola grande come una montagna, larga quanto una contea, che viaggiava. davanti al vento. Truman Capote aveva visto nuvole come cotone alzarsi sopra la sommità di Arran come un enorme castello. Javier Marìas aveva dovuto ammetterlo: le nuvole, formando una massa inerte, compatta e inespugnabile, coprivano l’orizzonte. Per Virginia Woolf le nubi avevano un aspetto di candide montagne, tanto che pareva di poterne tagliar via dei macigni con l’accetta. Conrad era stato impressionato da un denso banco di nubi comparso verso nord con una sinistra tinta olivastra chee incombeva basso e immobile sul mare, come un massiccio ostacolo.

Solo alcuni possono vedere certe nubi. La donna che aveva sentito il rumore di uno sparo si era precipitata verso la stanza di Majakovskij. Quando era entrata, aveva visto sopra quello che si era definito “una nuvola in calzoni” una nuvoletta di fumo, ma nessuno le aveva creduto.

Il principe Andrea di Guerra e pace, caduto a terra ferito durante una battaglia, riusciva a vedere soltanto le nuvole grige che strisciavano placidamente nel cielo immensamente alto . Sopra di lui non c’era più nulla, soltanto il cielo. E le nubi. «Come tutto è tranquillo, calmo e solenne, totalmente e diverso da quando correvo gridando! Come mai prima non vedevo questo cielo alto? E come sono felice di averlo finalmente conosciuto! Sì! tutto è vuoto, tutto è inganno tranne questo cielo infinito. Nulla, nulla esiste, tranne questo».








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