Da 18 giorni gli abitanti di Qusra, nella Cisgiordania occupata, vivono sotto assedio, circondati dall’esercito israeliano e sottoposti a continui attacchi dei coloni. In questo contesto, il ministro della Difesa israeliano Katz ha incaricato l’esercito di elaborare un piano per trasferire dall’Idf alla polizia i poteri di ordine pubblico nei confronti degli israeliani che vivono in Cisgiordania. Per Michael Sfard, tra i più noti avvocati israeliani per i diritti umani, da anni impegnato nella difesa di attivisti e organizzazioni israeliane e palestinesi, questo trasferimento costituirebbe un passaggio significativo verso l’annessione formale della Cisgiordania.

Cosa cambierebbe concretamente in Cisgiordania se la gestione della sicurezza passasse dall’esercito alla polizia?
La sicurezza di un territorio occupato ricade sulla potenza occupante, e in questo caso si tratta dell’esercito israeliano. L’esercito può assistere la polizia, e può essere assistito dalla polizia, ma il soggetto che ha la responsabilità ultima è l’esercito. Gli israeliani che oggi colonizzano la Cisgiordania non vogliono andare a vivere in un territorio occupato governato da un’amministrazione militare. Per questo vengono adottate molte misure per fare in modo che i coloni che vivono in Cisgiordania si sentano come se fossero in Israele.

Così, le scuole sono gestite dal ministero dell’Istruzione israeliano e le cliniche mediche dal ministero della Salute israeliano. Se Katz dovesse approvare un piano di questo tipo sarebbe la polizia civile e non più l’esercito a occuparsi di loro, mentre i palestinesi continuerebbero ad essere soggetti al controllo dell’esercito. Nei fatti ci troveremmo di fronte a una graduale annessione della Cisgiordania per legge, con due sistemi legali differenziati per israeliani e palestinesi. Insomma, un sistema di apartheid.

Quali saranno le implicazioni giuridiche se questo trasferimento dall’esercito alla polizia venisse attuato?

L’idea alla base del diritto internazionale, che è in parte un’illusione, è che esista una sorta di zona cuscinetto tra lo Stato occupante — il suo governo, i suoi rappresentanti eletti, i suoi funzionari e la sua amministrazione civile — e l’esercito, il quale è sottoposto al governo. Attualmente, la forza di polizia presente in Cisgiordania è sottoposta al comando dell’esercito, non del governo. Qualora la forza di polizia non fosse più sottoposta all’esercito, con la possibilità di ricevere direttamente gli ordini dal governo la zona cuscinetto verrebbe distrutta. A quel punto i cittadini israeliani, attraverso il loro diritto di votare e di essere eletti, governerebbero direttamente ciò che accade in Cisgiordania.

Cosa ci racconta Qusra di quello che sta succedendo in Cisgiordania?

In Cisgiordania il conflitto è puramente territoriale. E in questo conflitto il governo israeliano e i coloni sono una cosa sola, hanno gli stessi interessi. Questo fenomeno non è iniziato di recente. Tutti i governi, forse con l’unica eccezione del governo Rabin — che congelò temporaneamente l’espansione degli insediamenti — hanno perseguito una politica volta ad ampliare ed espandere la presenza ebraica nelle aree della Cisgiordania e a ridurre la presenza palestinese.