Laura Marzi
La rivoluzione napoletana e i destini di Alba e Cristiano
il manifesto, 29 agosto 2026
La ladra di Rosaria De Meo, illustrato da Luca Ralli per Barta Edizioni (pp. 536, euro 20), è un libro interessante per diverse ragioni. Anzitutto, se a un primo approccio sembra un feuilleton romantico in cui a farla da padrone è il sentimento inscalfibile, ma da tutti osteggiato, tra Alba e Cristiano, i due protagonisti, a una analisi più approfondita il libro si rivela appartenere al genere picaresco. Intanto, la parola picaro significa appunto ladruncolo e poi questo tipo di narrazione si definisce proprio per essere incentrata sulle peripezie di un personaggio di origini umili, spesso un servo, come Alba, che riesce grazie alle sue doti innate a superare diverse peripezie, a cavarsela e talvolta a sovvertire le leggi del sistema, proprio come fa Alba.
La grande differenza sta nel fatto che il genere picaresco ha tradizionalmente un protagonista maschile, mentre nel libro di De Meo l’eroina è una giovane romana, dal corpo esile e dai lunghi capelli «color del grano», spesso raccolti in una treccia. Ciò che permette di inserire il romanzo di De Meo nel solco di questa tradizione è soprattutto il fatto che, nonostante l’amore tra Alba e il conte Cristiano Santacroce sia sicuramente l’elemento che innesca l’intreccio, esso è funzionale comunque al racconto di avventure di furti, omicidi e vendette in cui Alba si distingue per la sua scaltrezza e il coraggio.
ALL’INIZIO DELLA STORIA lei e la sua padrona, la marchesa Colonnesi, si recano nelle carceri di Castel Sant’Angelo a trovare il conte di Belmonte, Cristiano, che si trova ingiustamente imprigionato lì a causa della vendetta di un nobile romano a cui il bel giovane ha sottratto la moglie per qualche notte di passione. La marchesa non va regolarmente a fargli visita spinta da compassione cristiana, ma perché ha un piano ben congegnato: quel ragazzo deve diventare la leva che le permetterà di migliorare decisamente la sua condizione sociale, acquisendo non solo il titolo di contessa, ma anche terre, beni preziosi e prestigio. Ad aiutarla a realizzare questo progetto di ascesa sociale c’è appunto Alba, a cui tocca tutto il lavoro sporco e che in questa prima avventura si traveste da uomo per aiutare Cristiano a evadere dal carcere. Alba, del resto, prima di diventare la serva della Colonnesi era un’abile ladra, attiva soprattutto nel quartiere di Trastevere. Una volta compiuta la missione, niente nella vita dei due giovani sarà più come prima.
DE MEO, ambientando il romanzo al tempo della Rivoluzione Napoletana del 1799, sfrutta quell’ondata di cambiamento radicale che fece seguito alla Rivoluzione Francese e alle successive conquiste in Italia da parte dell’esercito d’oltralpe, per raccontare una storia in cui i vincoli sociali possono essere sovvertiti.
Per questo, Cristiano Santacroce e specialmente suo padre Francesco si riveleranno capaci di ravvisare in Alba la sua eccezionalità, ben oltre la sua condizione di serva. Infine, ciò che colpisce in questo romanzo è la capacità di De Meo di dipanare, pagina dopo pagina, le diverse avventure di Alba, di aver definito i personaggi secondari in modo così nitido da renderli vividi per chi legge. Il risultato è il classico ma niente affatto scontato piacere della lettura.

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