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martedì 30 giugno 2026

L'arma del ridicolo

Claire Legros
"In politica la risata, quando viene usata a vantaggio dei potenti, serve a deridere e a mantenere il dominio"

Le Monde, 30 giugno 2026

Denis Saint-Amand, ricercatore di storia della letteratura e sociologia della letteratura, si concentra in particolare sulle culture del détournement e della satira e dirige l'Osservatorio delle Letterature Selvagge presso l'Università di Namur (Belgio). Ha pubblicato * Contro la risata fascista: trolling e resistenza* (Rue de l'Echiquier, 128 pagine, €14), in cui analizza la crescente strumentalizzazione della risata negli ambienti di estrema destra e propone risposte democratiche a questo fenomeno.

La satira e la caricatura sono presenti in tutta la storia della vita politica. Perché concentrarsi in particolare sui meccanismi della risata reazionaria?

Sentiamo spesso dire che la nostra epoca è dominata dal "politicamente corretto" e che non è più possibile ridere di tutto, ma questa affermazione non regge a un'analisi più approfondita. L'umorismo è ormai onnipresente nei media e tra i leader politici. Sia a sinistra che a destra, i funzionari eletti ricorrono con disinvoltura all'ironia, alla caricatura e alla satira.

Tuttavia, non tutte le risate sono uguali. In politica, l'ironia può essere sovversiva e avere una dimensione emancipatrice quando prende di mira un potere oppressivo. Ne è una prova la citazione attribuita alla scrittrice guadalupense Maryse Condé [1934-2024]  : "La risata è il primo passo verso la liberazione". Ma quando viene strumentalizzata a vantaggio dei potenti, la risata in politica viene usata per deridere e mantenere il dominio, legittimando la violenza.

Lei dimostra che questa forma di risata basata sull'identità si è sviluppata considerevolmente nel contesto dell'ascesa dell'estrema destra e dei regimi illiberali. In che modo?

Fin dai primissimi giorni del secondo mandato di Donald Trump, una delle principali strategie di comunicazione della sua amministrazione è stata l'utilizzo di video e meme umoristici sui social media: immagini virali spesso accompagnate da commenti originali. Ben presto, anche le pubblicazioni ufficiali della Casa Bianca hanno iniziato a incorporare elementi della cultura pop.

Ad esempio, un video promozionale dell'Immigration and Customs Enforcement (ICE) mostrava arresti brutali di persone appartenenti a minoranze etniche, con in sottofondo la sigla della serie Pokémon. Bisogna prenderli tutti! Allo stesso modo, il nome del Department of Government Efficiency (DOGE), responsabile di migliaia di licenziamenti e destinato a essere eliminato nel 2025 con l'addio di Elon Musk, era un riferimento a un popolare meme di internet che raffigurava un cane dall'aria dubbiosa .

Nel suo libro lei menziona la cultura del "lulz". Di cosa si tratta e come ispira gli ambienti vicini all'estrema destra?

"Lulz" è una sottocultura comica digitale presente da tempo sui social media, ma il suo utilizzo politico è recente. È in un certo senso il gemello nichilista e malevolo della cultura "lol" (acronimo di "laughing out loud" , ridere a crepapelle), che promuove un senso di complicità tra gli utenti di internet attraverso battute innocue (come video divertenti di gatti e GIF animate). Lulz utilizza lo stesso principio di viralità, ma si basa su una deliberata corruzione della risata: l'obiettivo è essere il più sordidi possibile, per il puro piacere di scioccare.

Inizialmente, questo atteggiamento da "troll" [utente di internet che si atteggia a provocatore] era piuttosto distaccato politicamente, ma è stato gradualmente appropriato da ambienti reazionari che lo hanno visto come un modo per attaccare i valori democratici, ridotti a mera "correttezza politica". Questa strategia comunicativa distoglie l'attenzione dalle vere emergenze politiche e spinge progressivamente oltre i limiti di ciò che è tollerato in politica. Il filologo tedesco Victor Klemperer [1881-1960] , che analizzò l'evoluzione del linguaggio sotto il Terzo Reich  , usò l'immagine di un lento avvelenamento da piccole dosi di arsenico per caratterizzare l'impatto di queste trasformazioni sulle rappresentazioni di una società.

Perché parlare di risate "fasciste" visti i dibattiti che circondano questa parola?

Esistono due concezioni del fascismo. Una, storica, si riferisce ai regimi specifici dell'Italia di Mussolini e della Germania nazista. L'altra allarga il campo di indagine includendo i movimenti che sono eredi diretti o indiretti di questi sistemi politici. Umberto Eco [1932-2016] ha offerto una definizione che trovo utile, elencando una serie di segnali che ci permettono di identificarne le riemersioni. Tra gli indicatori caratteristici della fascizzazione di una società, egli individua il rifiuto violento della diversità e del pensiero critico, una concezione dell'esistenza come guerra perpetua e il culto di una tradizione o di un'età dell'oro fantastica da riconquistare. Mi sembra che molti di questi elementi siano inquietantemente attuali nei regimi illiberali odierni.

Si dice che Donald Trump e Javier Milei siano gli eredi del grottesco in politica. Cosa rivela questa posizione sullo stato delle nostre democrazie?

Il teorico russo Mikhail Bakhtin [1895-1975] individuò l'origine del grottesco nel Medioevo, nelle feste di carnevale, dove si verificava una deliberata inversione di valori e gerarchie. Il filosofo Jean-Louis Vullierme parlò di "pagliaccismo " per indicare un modo deliberatamente farsesco di esercitare il potere (pagliaccio significa clown in italiano) e per sottolineare il pericolo che esso rappresenta per le democrazie.

Se queste figure politiche riescono ad affermarsi, è in gran parte perché coltivano un'immagine "anti-establishment", rompendo con le pratiche politiche tradizionali, in un contesto caratterizzato da sfiducia e disinteresse verso le istituzioni. Il loro successo si fonda anche su una messa in scena di trasgressione che contribuisce a creare scalpore e a generare una forma di intrattenimento.

I fatti dimostrano che coloro che oggi adottano questa posizione perseguono principalmente i propri interessi. Mentre Coluche, quando si candidò alla presidenza all'inizio degli anni '80, si atteggiava a pagliaccio per denunciare le divisioni sociali, Trump pensa solo al proprio tornaconto. Il presidente americano ricorda Père Ubu, il personaggio tirannico e ingestibile creato da Alfred Jarry [1873-1907] .

Negli ultimi mesi Donald Trump non sembra più essere motivo di scherno, nemmeno tra i suoi sostenitori negli Stati Uniti…

Nel contesto della guerra in Medio Oriente, Donald Trump è stato surclassato dal regime iraniano, che ha utilizzato tattiche "troll" per caricaturare il presidente americano in video generati dall'intelligenza artificiale. Abbiamo assistito a una battaglia comunicativa satirica tra due avversari piuttosto simili per valori, accomunati dallo stesso odio per la modernità e per tutto ciò che è diverso. Persino gli influencer del movimento MAGA sembrano stanchi di questa retorica, ma ciò è dovuto principalmente al fatto che la promessa prosperità economica è ben lungi dal concretizzarsi.

Che dire dell'uso della risata da parte dell'estrema destra in Francia?

La Francia rimane un Paese in cui i leader politici non possono – almeno finora – fare i troll senza essere squalificati. Mentre i sostenitori di Trump negli Stati Uniti si discostano nettamente dalla comunicazione politica tradizionale, la strategia del Rassemblement National è quella di cercare di acquisire rispettabilità. Tenta di scaricare le accuse di fascismo sugli avversari politici o di rinnegare le provocazioni che erano il marchio di fabbrica di Jean-Marie Le Pen. Eric Ciotti ha provato a imitare il presidente argentino Javier Milei salendo sul palco con una motosega: è apparso ridicolo e non l'ha più fatto.

Al contrario, sui social media si sta diffondendo una risata cinica e identitaria, mirata alla simbolica annientamento di determinati bersagli. Gli influencer usano l'umorismo per diffondere la loro retorica razzista e sessista. Talvolta si presentano come eredi di Charlie Hebdo , in nome della libertà di espressione . Questo ignora il fatto che Charlie Hebdo critica l'intera classe politica e combatte l'estrema destra. Tale appropriazione è emblematica di una strategia volta a strumentalizzare la risata e manipolare la storia.

Nel libro lei dedica una sezione alla resistenza cittadina. Come si manifesta?

Gli oppositori si rifiutano di vedere la risata strumentalizzata dai politici a scopo di umiliazione e si concentrano invece sulla coltivazione di una gioia militante. Nelle manifestazioni anti-Trump del "No Kings Day" , che hanno radunato fino a 8 milioni di persone, si sono visti cartelli umoristici, coreografie e canti: queste pratiche possono sembrare banali, ma permettono alle persone di unirsi e organizzarsi, rifiutandosi di rimanere intrappolate nella disperazione e nella paura.

A Portland, in Oregon, gli oppositori delle leggi sull'immigrazione hanno indossato costumi gonfiabili da rana e unicorno per ridicolizzare Donald Trump, che aveva dichiarato la regione sull'orlo di una "guerra civile". Pur dimostrando l'assurdità delle sue affermazioni, le risate di questa protesta carnevalesca hanno aperto la strada a forme di solidarietà. I ​​cittadini hanno organizzato laboratori di educazione legale per spiegare i loro diritti agli immigrati e hanno istituito sistemi di distribuzione alimentare. Hanno sfruttato questi incontri per sviluppare quella che l'antropologo americano David Graeber (1961-2020) ha definito "politica prefigurativa": modalità alternative di organizzazione della vita collettiva che delineano un futuro auspicabile.

https://www.lemonde.fr/idees/article/2026/06/29/le-rire-en-politique-lorsqu-il-est-instrumentalise-au-profit-du-plus-fort-se-moque-pour-entretenir-une-domination_6716960_3232.html

mercoledì 16 aprile 2025

Il cattolicesimo romanzesco

Rivelazione 


Matteo Marchesini 
Leggendo Flannery O'Connor
Il Foglio, 16 aprile 2025

Il cattolicesimo, che nell’800 rischiava di azzoppare l’arte, in un XX secolo inibito dall’inumano e dall’assurdo ha viceversa ridato ossigeno alla psicologia, alla quotidianità, allo spirito – e quindi alla narrativa. Così in Greene, in Mauriac e Bernanos, in Soldati e in Piovene, è divenuto una fonte di romanzesco e magari di poliziesco, o di certe analisi del sadismo in cui eredità pie e libertine fanno tutt’uno. A un estremo di questo spettro cattolico c’è l’umorismo dell’inglese Chesterton, e all’estremo opposto l’umorismo della statunitense Flannery O’Connor, che il 25 marzo scorso avrebbe compiuto cent’anni. Nella sua breve vita, O’Connor ha lasciato un’opera che è tra le maggiori del Novecento. Se la forma del romanzo appare spesso inadeguata alla sua ansia di raggiungere subito il parossismo drammatico o la verticalizzazione simbolica, nei racconti si contano molti capolavori. Sono pezzi tragicomici, in cui l’umorismo si sprigiona dall’intollerabilità. La violenza escatologica deforma i personaggi fino alla caricatura, come la gravitazione troppo vicina di un pianeta gigantesco. Sfoglio l’edizione Bompiani che li raccoglie tutti, e ritrovo alcune situazioni ricorrenti. Ecco i venditori di salvezza, imbroglioni che non si sentono nemmeno ipocriti, perché la predicazione con truffa è per loro una vendetta sul mondo. Ecco i corpi deformi, i battesimi fatali, i maschi torvi e immaturi e le donne sciocche, proterve, smarrite in una tenuta della campagna segregazionista, sotto la palla biblicamente infuocata del sole. Ecco i branchi di ragazzini esclusi, che fingono di non volere niente e si prendono tutto, come in “Un cerchio nel fuoco” e “Gli storpi entreranno per primi”. Ecco le parabole sui tentativi pedagogici disastrosi d’imporre una virtù moderata e laica a giovani randagi, che dietro le bugie luciferine celano una conoscenza precoce delle verità più estreme. Ecco i ventenni che si credono intellettuali, e invece devono accettare lo squallore della loro realtà (“Malattia mortale” e “La festa delle azalee” sembrano racconti di Brancati trapiantati agli antipodi). Ecco, infine, i vecchi e i bambini, che si sfidano a morte come nella “Veduta del bosco”. Chi ha conosciuto il kitsch religioso e il silenzio stordente, la furbizia avida e la demenza dolorosa della vita rurale a qualunque latitudine, nella voce di questa scrittrice sente un’aria di famiglia. In O’Connor chi è umiliato è maligno, e c’è sempre un capro espiatorio. Leggerla è come leggere insieme Arturo Loria e Federigo Tozzi: timore e tremore, bruttezza dell’umano, possessione diabolica, incarnazione del divino nell’animale, grottesche superstizioni indistinguibili dalla via di Damasco… Il riassunto più rappresentativo sta forse in “Rivelazione”. Qui nella sala d’aspetto di un medico è raccolto un campionario di umanità o’conneriana: femmine dai capelli di stoppa, infanti col moccio, madri sciatte e razziste, e la signora Turpin, un donnone soddisfatto di sé, una filistea però disarmata nella sua rozzezza, e aperta al mistero. Una ragazza grassa come lei, ma abbrutita dallo studio, la fissa con l’ostilità inumana di chi ti conosce da sempre. A un tratto le lancia addosso un libro, inizia a dibattersi come un’indemoniata, e intercettandone lo sguardo le dà della scrofa, della creatura infernale. E’ qui la rivelazione: dietro quegli occhi si nasconde per la Turpin un’entità celeste. Davanti a una giustizia ingiusta ma inappellabile, è stata condannata. Così, di ritorno alla fattoria, si giustifica coi lavoranti di colore come Giobbe con gli amici, e tiene un’orazione alla legione dei suoi maiali. Purtroppo oggi gli esteti nostrani, che mischiano ben altrimenti Bibbia e fumetto, America violenta e cattolicesimo apocalittico, confondono questa intensità con la retorica di Cormac McCarthy.


domenica 4 ottobre 2015

Se Dio si mette a ridere

Riflessioni sull'umorismo ebraico
Intervento di Francesco M.Cataluccio
Il Foglio, 3 ottobre 2015, con il titolo Dio mio, che risate














Un bel proverbio ebraico dice: “L’uomo pensa, Dio ride”. Coloro che lo credono, immaginano la nostra esistenza come un grande teatro comico per un solo Spettatore che da lassù sorride dei nostri goffi tentativi di capire il mondo, di dargli un senso: dal suo punto di vista, i nostri pensieri e le nostre azioni, anche le più terribili, sono probabilmente uno spettacolo divertente. La cultura ebraica, oltre al rispetto, al timore e all’amore, ha sviluppato progressivamente una vena comica che, come nelle migliori tradizioni del cabaret, tenta di interloquire con quel solo membro del nostro pubblico collocato in alto. In un continuo confronto con Dio, anche dopo le più grandi sofferenze, l’umorismo ebraico cerca di mantener vivo questo singolare spettacolo, nel quale si impara e si tenta di affrontare la vita con una poetica filosofia della sopportazione, mai rassegnata. Una filosofia che non prende in considerazione la rinuncia né la resa, ma anzi si incaponisce a chiamare continuamente in causa Dio, per raccapezzarsi nel disordinato e oscuro teatro nel quale siamo stati, senza nostra scelta, chiamati a recitare. L’umorismo ebraico [...] è una formidabile arma di difesa e di attacco. I primi esempi di umorismo ebraico si trovano già nella Bibbia e nel Talmud. Basti pensare, ad esempio, a quel buffo dialogo tra Dio, Abramo e sua moglie Sara, fatto tutto di risate, incredulità e impuntamenti. Quando Dio annuncia ad Abramo e a Sara la prossima nascita di un figlio, la Bibbia dice: “Allora Abramo si prostrò con la faccia a terra e rise e pensò: ‘A uno di cento anni può nascere un figlio? E Sara all’età di novant’anni potrà partorire?’” (Genesi, 17,17). Dio dice: “Tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio”. Anche Sara ride dentro di sé e dice: “Avvizzita come sono, dovrei provare il piacere, mentre il mio signore è vecchio!”. Ma il Signore dice ad Abramo: “Perché Sara ha riso dicendo: ‘Potrò davvero partorire, mentre sono vecchia?’ C’è forse qualche cosa di impossibile per il Signore? (…)”. Allora Sara, impaurita, nega: “Non ho riso!”. Ma Dio le dice: “Sì, hai proprio riso” (Genesi, 18, 12-15). E quando davvero nascerà il figlio, lo chiameranno Isacco: itzhak, in ebraico, significa “egli ride”.
...





 















Il testo biblico

15Dio aggiunse ad Abramo: «Quanto a Sarài tua moglie, non la chiamerai più Sarài, ma Sara. 16Io la benedirò e anche da lei ti darò un figlio; la benedirò e diventerà nazioni, e re di popoli nasceranno da lei». 17Allora Abramo si prostrò con la faccia a terra e rise e pensò: «A uno di cento anni può nascere un figlio? E Sara all'età di novant'anni potrà partorire?».

9Poi gli dissero: «Dov'è Sara, tua moglie?». Rispose: «È là nella tenda». 10Riprese: «Tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio». Intanto Sara stava ad ascoltare all'ingresso della tenda, dietro di lui. 11Abramo e Sara erano vecchi, avanti negli anni; era cessato a Sara ciò che avviene regolarmente alle donne. 12Allora Sara rise dentro di sé e disse: «Avvizzita come sono, dovrei provare il piacere, mentre il mio signore è vecchio!». 13Ma il Signore disse ad Abramo: «Perché Sara ha riso dicendo: «Potrò davvero partorire, mentre sono vecchia»? 14C'è forse qualche cosa d'impossibile per il Signore? Al tempo fissato tornerò da te tra un anno e Sara avrà un figlio». 15Allora Sara negò: «Non ho riso!», perché aveva paura; ma egli disse: «Sì, hai proprio riso».

1 Il Signore visitò Sara, come aveva detto, e fece a Sara come aveva promesso. 2Sara concepì e partorì ad Abramo un figlio nella vecchiaia, nel tempo che Dio aveva fissato. 3Abramo chiamò Isacco [Itzhac, "JHWH, ossia il Signore, ha riso"] il figlio che gli era nato, che Sara gli aveva partorito. 4Abramo circoncise suo figlio Isacco quando questi ebbe otto giorni, come Dio gli aveva comandato. 5Abramo aveva cento anni quando gli nacque il figlio Isacco. 6Allora Sara disse: «Motivo di lieto riso mi ha dato Dio: chiunque lo saprà riderà lietamente di me!». 7Poi disse: «Chi avrebbe mai detto ad Abramo che Sara avrebbe allattato figli? Eppure gli ho partorito un figlio nella sua vecchiaia!».