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sabato 4 marzo 2017
Consip: il sospetto e la giustizia
Claudio Cerasa
La vittoria della cultura del sospetto
Il Foglio, 4 marzo 2017
... Nell'inchiesta parallela a quella di Romeo, l'impianto politico-accusatorio punta a dimostrare che durante il governo Renzi sarebbe nata una "cricca" capitanata da Luca Lotti (indagato) e da babbo Renzi (indagato) che avrebbe agito in nome e per conto dell'ex presidente del Consiglio per portare soldi nelle tasche del Giglio magico. La tesi non presenta riscontri fattuali se non le parole dell'ad di Consip (Luigi Marroni)...
Non sappiamo come finirà l'inchiesta Consip e quale sarà il destino del Giglio magico. Sappiamo però che le inchieste mescolate alla politica finiscono spesso negli archivi delle procure, ma i metodi in stile sguattere del Guatemala restano per sempre. E come dice Paul Giamatti in una magnifica scena di "Billions", se vieni accusato di scoparti una capra, anche se la capra smentisse,per gran parte della tua vita verrai ricordato solo per quello". E' il circo mediatico, bellezza, e senza il contrappeso della politica tu non puoi farci niente.
David Allegranti
Boschi e Renzi: quando i babbi rischiano di rottamare i figli
Il Foglio, 4 marzo 2017
Non c'è peggior contrappasso, per chi ha teorizzato e praticato il parricidio politico, che rischiare di farsi travolgere dai padri biologici. Alla fine Tiziano Renzi potrebbe riuscire laddove ha fallito Massimo D'Alema: non sarebbe, peraltro, neanche un'impresa troppo originale, visto che babbo Pier Luigi c'è già riuscito con la figlia Maria Elena Boschi, passata - via Banca Etruria - da essere la ministra più potente del precedente esecutivo a megafono del silenzio. Non sono i padri a essere ingombranti di per sé, ma lo diventano, perché ingombranti per davvero lo sono i loro figli: ministri della Repubblica, segretari di partito, presidenti del Consiglio. Invece che adottare un basso profilo,
pensano che l'Italia sia un'immensa Rignano sull'Arno (o una gigantesca Laterina) nella quale non c'è distinzione tra lo strapotere e lo strapaese.
...
audiatur et altera pars: https://infosannio.wordpress.com/
sabato 15 agosto 2015
Saba, gli italiani e il fratricidio
Umberto Saba
Scorciatoie e Raccontini
Genova, il melangolo 1993 (1946)
STORIA D'ITALIA Vi siete mai chiesti perché l’Italia non ha avuto, in tutta la sua storia – da Roma ad oggi – una sola vera rivoluzione? La risposta – chiave che apre molte porte – è forse la storia d’Italia in poche righe.
Gli italiani non sono parricidi; sono fratricidi. Romolo e Remo, Ferruccio e Maramaldo, Mussolini e i socialisti, Badoglio e Graziani. “Combatteremo – fece stampare quest’ultimo in un suo manifesto – fratelli contro fratelli”. (Favorito, non determinato, dalle circostanze, fu un grido del cuore, il grido di uno che – diventato chiaro a se stesso – finalmente si sfoghi.) Gli italiani sono l’unico popolo (credo) che abbiano, alla base della loro storia (o della loro leggenda) un fratricidio. Ed è solo col parricidio (uccisione del vecchio) che si inizia una rivoluzione.
Gli italiani vogliono darsi al padre, ed avere da lui, in cambio, il permesso di uccidere gli altri fratelli.

giovedì 17 gennaio 2013
Massimo Recalcati, Che cosa resta del padre
Così una
figura a rischio di evaporazione può riacquistare un ruolo. Non per
reprimere i desideri, ma per guidarli. Andando oltre Lacan, come
sostiene lo psicoanalista Massimo Recalcati.
MILANO. Dopo Le correzioni, nel nuovo romanzone di Franzen, Libertà, torna, tra gli altri, il tema della famiglia. Ma, nell'epoca della massima mutazione dei legami, Cosa resta del padre? È la domanda, e il titolo, dell'ultimo libro dello psicoanalista Massimo Recalcati. Che, riprendendo Jacques Lacan, muove da una constatazione: il padre sta evaporando. Non spaventatevi. Tra gli innumerevoli meriti degli scritti di Recalcati c'è anche quello di condurre a un alto grado d'intellegibilità il pensiero lacaniano - come noto, tra i più impervi nel Novecento.
Partiamo dall'evaporazione.
"È la dissoluzione del Padre-normativo, garante, del Padre-Dio. Dissoluzione che non ha certo origini recenti, ma che oggi va ripensata. Senza nostalgie. E alla luce di nuove urgenze".
Per esempio?
"La tendenza a un godimento senza limiti. Il tramonto del Padre come Legge coincide col trionfo capitalistico dell'oggetto. L'oggetto-merce diventa una promessa sempre più potente di soddisfazione e, al tempo stesso, una vacuità che genera solo pseudomancanze. Una volta una paziente mi ha detto: "Vado al supermercato a vedere quel che mi manca"".
Dal regno del Padre a quello del Papi.
"In Berlusconi coabitano un ideale retorico, pubblicitario, di famiglia tradizionale, e un sottosuolo pullulante di oggetti. Tecnicamente siamo in presenza di un godimento incestuoso".
...
Anche contro queste derive, lei tesse nel libro un elogio, scomodo, dell'intolleranza.
"Sì, ma non è una manovra di restaurazione del Padre-Legge, del Padre-Padrone, insomma quello il cui mestiere è dire sempre No! Questa è una nostalgia impossibile, che caratterizza tutte le ortodossie e i fondamentalismi. Mentre la funzione paterna autentica è quella di stabilire un limite attraverso la donazione. Un padre non si limita a frenare il godimento, ma autorizza anche al desiderio".
Lei insiste sul valore della Testimonianza. Nella quale il Padre non si pone però come modello di condotta.
"Freud diceva che educare è un mestiere impossibile. Il padre migliore è quello che si fa carico di questa impossibilità. Non detiene risposte sul significato ultimo del vivere e del morire. Ma custodisce questo vuoto di sapere. Un genitore (e nel libro parlo, in senso largo, di funzione paterna, al di là dei legami di sangue o di genere) non dovrebbe trasmettere qual è il senso del mondo, ma dire che al mondo si può conferire un senso".
...
Ricostruire dai ruderi del Padre.
"In Lacan l'insistenza sulla funzione simbolica del padre rischia di disincarnarlo. Il mio tentativo è di ripensarlo dai piedi. La funzione paterna deve incarnarsi in qualcosa: una persona, un'esperienza decisiva, un incontro, un libro, un atto...".
Ciò detto, il libro si conclude con una separazione.
"Nel legame familiare la necessità dell'appartenenza dovrebbe favorire e non inibire l'allontanamento. Non c'è ritrovamento di sé senza separazione, strappo, sradicamento".
D'altro canto, nell'epoca in cui i genitori pedalano per il successo della prole, lei tesse un secondo elogio scomodo: quello del fallimento.
"Sartre diceva che se i genitori hanno dei progetti per i loro figli, i figli avranno dei destini quasi mai felici. La giovinezza dovrebbe essere l'epoca del fallimento, o diciamo il tempo in cui il fallimento è consentito. Non c'è formazione senza fallimento".
Da un lato le famiglie irreali di pubblicità, show, fiction, dall'altro quelle, splatter, della cronaca nera. Da Cogne ad Avetrana. "In famiglia la violenza esplode spesso quando c'è assenza di conflitto. Mentre la conflittualità civilizza la violenza ristabilendo la differenza tra generazioni. Prenda le ultime contestazioni contro la riforma Gelmini: seppur circoscritte, le violenze sono esplose quando gli studenti si sono sentiti inascoltati, non riconosciuti in quanto aventi diritto a un conflitto dialettico".
Un altro elogio del libro è dedicato al conflitto. Benché lei parta da una frase con cui, affrontando il grande Parricidio culturale del '68, Lacan frenava, dicendo: va bene liberarsi del Padre, ma a condizione di servirsene. Insomma, non gettate il babbo con l'acqua sporca.
"È l'assunzione dell'eredità. L'idea che abbiamo giocoforza un debito con l'Altro e che dobbiamo riconoscerlo. Che qualcosa della tradizione dev'essere salvato. Altrimenti a trionfare è davvero il totalitarismo degli oggetti, il Far West del godimento. Per oltrepassare il Padre, bisogna riconoscere il debito che abbiamo con lui".
L'iconoclastia tout court rema contro l'emancipazione.
"Per la psicoanalisi l'odio non libera. Ma vincola. Lascia incatenati alla persona o alla cosa odiata, per l'eternità".
http://ilmiolibro.kataweb.it/booknews_dettaglio_recensione.asp?id_contenuto=3722594
MILANO. Dopo Le correzioni, nel nuovo romanzone di Franzen, Libertà, torna, tra gli altri, il tema della famiglia. Ma, nell'epoca della massima mutazione dei legami, Cosa resta del padre? È la domanda, e il titolo, dell'ultimo libro dello psicoanalista Massimo Recalcati. Che, riprendendo Jacques Lacan, muove da una constatazione: il padre sta evaporando. Non spaventatevi. Tra gli innumerevoli meriti degli scritti di Recalcati c'è anche quello di condurre a un alto grado d'intellegibilità il pensiero lacaniano - come noto, tra i più impervi nel Novecento.
Partiamo dall'evaporazione.
"È la dissoluzione del Padre-normativo, garante, del Padre-Dio. Dissoluzione che non ha certo origini recenti, ma che oggi va ripensata. Senza nostalgie. E alla luce di nuove urgenze".
Per esempio?
"La tendenza a un godimento senza limiti. Il tramonto del Padre come Legge coincide col trionfo capitalistico dell'oggetto. L'oggetto-merce diventa una promessa sempre più potente di soddisfazione e, al tempo stesso, una vacuità che genera solo pseudomancanze. Una volta una paziente mi ha detto: "Vado al supermercato a vedere quel che mi manca"".
Dal regno del Padre a quello del Papi.
"In Berlusconi coabitano un ideale retorico, pubblicitario, di famiglia tradizionale, e un sottosuolo pullulante di oggetti. Tecnicamente siamo in presenza di un godimento incestuoso".
...
Anche contro queste derive, lei tesse nel libro un elogio, scomodo, dell'intolleranza.
"Sì, ma non è una manovra di restaurazione del Padre-Legge, del Padre-Padrone, insomma quello il cui mestiere è dire sempre No! Questa è una nostalgia impossibile, che caratterizza tutte le ortodossie e i fondamentalismi. Mentre la funzione paterna autentica è quella di stabilire un limite attraverso la donazione. Un padre non si limita a frenare il godimento, ma autorizza anche al desiderio".
Lei insiste sul valore della Testimonianza. Nella quale il Padre non si pone però come modello di condotta.
"Freud diceva che educare è un mestiere impossibile. Il padre migliore è quello che si fa carico di questa impossibilità. Non detiene risposte sul significato ultimo del vivere e del morire. Ma custodisce questo vuoto di sapere. Un genitore (e nel libro parlo, in senso largo, di funzione paterna, al di là dei legami di sangue o di genere) non dovrebbe trasmettere qual è il senso del mondo, ma dire che al mondo si può conferire un senso".
...
Ricostruire dai ruderi del Padre.
"In Lacan l'insistenza sulla funzione simbolica del padre rischia di disincarnarlo. Il mio tentativo è di ripensarlo dai piedi. La funzione paterna deve incarnarsi in qualcosa: una persona, un'esperienza decisiva, un incontro, un libro, un atto...".
Ciò detto, il libro si conclude con una separazione.
"Nel legame familiare la necessità dell'appartenenza dovrebbe favorire e non inibire l'allontanamento. Non c'è ritrovamento di sé senza separazione, strappo, sradicamento".
D'altro canto, nell'epoca in cui i genitori pedalano per il successo della prole, lei tesse un secondo elogio scomodo: quello del fallimento.
"Sartre diceva che se i genitori hanno dei progetti per i loro figli, i figli avranno dei destini quasi mai felici. La giovinezza dovrebbe essere l'epoca del fallimento, o diciamo il tempo in cui il fallimento è consentito. Non c'è formazione senza fallimento".
Da un lato le famiglie irreali di pubblicità, show, fiction, dall'altro quelle, splatter, della cronaca nera. Da Cogne ad Avetrana. "In famiglia la violenza esplode spesso quando c'è assenza di conflitto. Mentre la conflittualità civilizza la violenza ristabilendo la differenza tra generazioni. Prenda le ultime contestazioni contro la riforma Gelmini: seppur circoscritte, le violenze sono esplose quando gli studenti si sono sentiti inascoltati, non riconosciuti in quanto aventi diritto a un conflitto dialettico".
Un altro elogio del libro è dedicato al conflitto. Benché lei parta da una frase con cui, affrontando il grande Parricidio culturale del '68, Lacan frenava, dicendo: va bene liberarsi del Padre, ma a condizione di servirsene. Insomma, non gettate il babbo con l'acqua sporca.
"È l'assunzione dell'eredità. L'idea che abbiamo giocoforza un debito con l'Altro e che dobbiamo riconoscerlo. Che qualcosa della tradizione dev'essere salvato. Altrimenti a trionfare è davvero il totalitarismo degli oggetti, il Far West del godimento. Per oltrepassare il Padre, bisogna riconoscere il debito che abbiamo con lui".
L'iconoclastia tout court rema contro l'emancipazione.
"Per la psicoanalisi l'odio non libera. Ma vincola. Lascia incatenati alla persona o alla cosa odiata, per l'eternità".
http://ilmiolibro.kataweb.it/booknews_dettaglio_recensione.asp?id_contenuto=3722594
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