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domenica 28 febbraio 2016

Scalfari si schiera con Renzi


altri tempi

Eugenio Scalfari
Se Renzi impugna la bandiera europea di Spinelli
Il premier prenda ora l'iniziativa di un'intesa dei Paesi che condividono l'obiettivo e consolidi l'identità di vedute con Mario Draghi
la Repubblica, 28 febbraio 2016


IL DIBATTITO tuttora vivacemente in corso dopo l'approvazione in Senato della legge Cirinnà sulle unioni civili, era prevedibile: in Parlamento sono presenti numerose posizioni politiche e non più, come accadeva nel Novecento repubblicano, un centro democristiano con una spolverata di piccoli partitini laici, una destra fascistoide molto minoritaria e una sinistra comunista. Ora le posizioni sono molte, la politica è estremamente frazionata non solo in Italia ma in tutta Europa, come ha analizzato con meticolosa completezza Ezio Mauro su queste pagine venerdì scorso.

Non so fino a che punto questo dibattito interessi l'opinione pubblica italiana. Direi che interessa poco, eravamo in vergognoso ritardo rispetto a tutti gli altri Paesi d'Europa e d'America e il risultato ottenuto dal Pd di Renzi rimette finalmente a posto una situazione ormai insostenibile riconoscendole diritti finora ingiustamente ignorati. Renzi ha scelto, dopo qualche tentennamento, la via giusta per vincere con una larga maggioranza di voti: lo stralcio delle adozioni per far passare finalmente la legalizzazione delle coppie di fatto e unioni civili etero e omosessuali. Non poteva far meglio.

La discussione sulla fedeltà è ridicola. È evidente che non toglie assolutamente nulla alle coppie di fatto: la fedeltà c'è o non c'è e non esiste norma di legge che tenga se viene interrotta. Spesso l'interruzione è ignorata dall'altro coniuge o convivente che la subisce e il rapporto di coppia continua inalterato. Oppure è nota e il rapporto s'interrompe. Le coppie di fatto non possono ricorrere al divorzio ma questo è un regalo, si limitano ad informare l'autorità amministrativa che il loro rapporto ha cessato di esistere con le conseguenze amministrative che la cessazione comporta.

L'altro tema di discussione - che impegna soprattutto la sinistra del Pd - è il contributo di Verdini e del suo gruppo alla vittoria renziana. Ma anche questa critica mi sembra priva di fondamento. Se la sinistra ha accettato che Alfano facesse parte della maggioranza di governo, non si vede perché non possa accettare Verdini che è perfino più ragionevole di Alfano. Una nuova destra non populista e non berlusconiana è un tentativo ancora in una fase iniziale che sarebbe da incoraggiare, così come la Dc di Aldo Moro si alleò con i socialisti di Pietro Nenni e poi alcuni anni dopo addirittura con il Pci di Berlinguer, non solo per affrontare in forze tempi assai oscuri (quelli attuali non sono oscuri ma neri come l'inchiostro) ma anche per aiutare la nascita d'una destra moderna alla quale in un futuro auspicabilmente prossimo si fosse contrapposta una sinistra riformatrice. La separazione di Alfano da Forza Italia fu incoraggiata da Monti e da Enrico Letta, la cui tempra democratica di sinistra non è mai stata in discussione.

Dunque il preteso scandalo Verdini, a mio avviso, è inesistente e la discussione è oziosa. Il problema semmai è un altro: è di sinistra il Pd guidato da Renzi? E che cos'è la sinistra del ventunesimo secolo? Nell'Europa e nell'Italia di oggi? Questo dunque dovrebbe essere il tema da discutere. In questo chiassoso e confuso dibattito il termine più ricorrente è stato "famiglia", soprattutto da chi, dichiarandosi cattolico, avversava ogni riforma che in qualche modo intaccasse la solidità e l'unicità di quella tradizionale istituzione. È certamente vero che tutti noi usiamo il termine famiglia per designare la coppia di uomo e donna che ha celebrato il matrimonio e i figli che ne sono nati, ma quella parola non è appropriata né storicamente né religiosamente.

Storicamente il termine famiglia ha sempre designato non una ma molte più numerose comunità. Nella Roma classica la famiglia si identificava col nome del capo e comprendeva non soltanto i parenti anche lontani ma i "clientes", le persone che stabilmente lavoravano, i beni materiali che ne componevano il patrimonio, i servitori e gli schiavi. Quella famiglia aveva anche il nome, la gens Claudia o Giulia o Flavia o Marcia; insomma un'infinità di famiglie che costituivano la casta senatrice degli Ottimati. Ma ci sono anche le famiglie mafiose, anche quelle sono una casta che prende il nome del boss. Religione: Gesù odiava la famiglia e lo diceva pubblicamente fin dall'inizio della sua predicazione come raccontano almeno due dei vangeli sinottici. Infine anche un'unione di fatto, etero o omosessuale, può usare il termine di famiglia, lessicalmente è corretto, è una comunità di due persone ed i loro eventuali figli, naturali o adottivi.

Oltre ad avere ben meritato con la legislazione delle coppie di fatto e delle unioni civili, Renzi ha modificato in modo sorprendente la sua visione del futuro dell'Europa. Non posso nascondere che questo cambiamento mi fa molto piacere ed è venuto in modo assai repentino. Ancora l'11 febbraio scorso, in una lettera a me diretta e pubblicata su Repubblica, rispondendo alla proposta da me più volte sostenuta sulla necessità di istituire un ministro del Tesoro unico che gestisse le finanze dell'Eurozona, con un bilancio autonomo, un debito sovrano, il potere di emettere eurobond per finanziare investimenti pubblici e incentivare quelli privati, la lettera di Renzi dice: "La risposta ad una politica di rigore che fa soltanto danni, non è un superministro delle Finanze, ma la direzione della politica economica". Sono passati pochi giorni e Renzi ha presentato alle autorità europee un documento di nove pagine diviso in tre punti e una conclusione.

Il primo punto è intitolato: "A Fragile Recovery: Challenges and Opportunities " (è redatto in inglese). Il secondo punto è intitolato: "A Comprehensive Policy Mix". Dove si descrive un complesso di misure che realizzino una politica espansiva al posto di quella di austerità e rigore fin qui imposta dalla Commissione (e dalla Germania). Bisogna aumentare le capacità di crescita, sostenere la politica monetaria della Bce, varare una politica fiscale europea che tenda a riequilibrare le politiche nazionali aiutando la loro flessibilità in modo da ristabilire tra loro un equilibrio attualmente molto alterato. Completare l'Unione Bancaria ed estendere le garanzie in favore dei depositi bancari dei singoli Paesi. Fare intervenire l'Europa anche nelle politiche sociali e sindacali dei singoli Paesi, sempre al fine di rafforzare l'integrazione europea ed una politica di crescita e di equità. Rafforzare i confini europei verso il resto del mondo e smantellare al più presto possibile i confini interni ripristinati in molti Paesi violando il patto di Schengen. Dunque una politica comune dell'immigrazione più volte chiesta dall'Italia ma finora inesistente.

Infine il punto tre del documento che rappresenta, con un titolo altamente significativo, lo sbocco istituzionale della politica europeista delineata nelle pagine precedenti: "From the Short-term to the Long-term View" e così prosegue: "Una più forte comune politica monetaria ha bisogno di istituzioni comuni. Abbiamo bisogno d'una comune casa europea adottando un sistema comune. Queste funzioni debbono essere gestite da un ministro delle Finanze dell'Eurozona che persegua una comune politica fiscale. A questo scopo abbiamo bisogno d'un bilancio dell'Eurozona dotato delle risorse necessarie. Naturalmente questo ministro deve essere politicamente dotato di poteri per svolgere questo ruolo. Un ministro del genere deve far parte della Commissione europea e deve avere forti legami con il Parlamento di Bruxelles". Debbo dire: mi sono stropicciato gli occhi a leggere queste nove pagine del documento, la loro conclusione e il titolo che è tutto un programma. Bisogna passare da una politica a breve termine ad una visione a lungo termine: una frase nella quale c'è qualcosa che somiglia molto agli Stati Uniti d'Europa.

Sembrava che Renzi fosse andato inutilmente a Ventotene e invece il messaggio contenuto nel Manifesto firmato da Spinelli, Rossi e Colorni è stato, almeno così sembra, fatto proprio da Renzi che non si limita a invocare una politica di crescita e flessibilità economica, ma sceglie anche una bandiera che guidi l'opinione pubblica europeista e i governi che decidano di rappresentarla verso un radicale mutamento delle istituzioni: la visione di lungo termine, che però non può essere attesa senza darle subito un avvio. Bisognerà accendere una serie di motori e quello iniziale che dia inizio al percorso. Così accadde negli anni del dopoguerra con Adenauer, De Gasperi, Monnet, Schuman. Allora nacque la Comunità del carbone e dell'acciaio e furono firmati nel 1957 i Trattati di Roma. Assumere come guida politica quella bandiera dà all'Italia uno status politico completamente diverso da quello avuto finora. Non più un monello che chiede concessioni alla spicciolata, un miliardo per un progetto, un altro miliardo per un'iniziativa, alternando sorrisi e insulti alla maniera d'un questuante, ma rivendicando il progetto che fu fatto proprio dai fondatori dell'Europa ma che aspetta ancora d'essere attuato.

Se Renzi ha scelto sul serio questa strada, che non sarà certo di rapida attuazione, il suo compito è di prendere l'iniziativa di un'intesa dei Paesi che condividono l'obiettivo, consolidare l'identità di vedute con Mario Draghi affinché il motore politico si sposi a quello economico e monetario e ponga alla Germania il dilemma che quel Paese leader non può eludere. Aggiungo ancora che questo è anche il vero modo di rappresentare la sinistra. La domanda che prima ci siamo posti sulla vera natura della sinistra del ventunesimo secolo ha qui la sua risposta: la sinistra ha il compito di porsi l'obiettivo di costruire l'Europa federata che riformisti e moderati debbono far nascere insieme, come richiede una società globale governata da Stati di dimensioni continentali.

La sinistra italiana ed europea deve porsi alla testa di questo ideale e farne una concreta realtà dove le diseguaglianze siano rimosse e la produttività economica sia tutt'una con l'equità sociale, la comunione dei valori, il riconoscimento dei diritti e dei connessi doveri, la separazione dei poteri che  gioia e la bandiera stellata europea, come ha proposto Laura Boldrini, divengano i simboli della Nazione Europa. Da questo punto di vista ben venga il Partito democratico se lotterà affinché la Nazione Europa diventi una realtà.


http://formiche.net/2016/01/17/scalfari-strapazza-lettianamente-renzi-sulleuropa/


 

martedì 19 agosto 2014

De Gasperi e Togliatti a confronto

Marco Albeltaro

La festa dell'Unità intitolata a De Gasperi? Già e' incredibile che questi abbiano fatto chiudere l'Unita' e poi la festeggino, ma intitolarla a De Gasperi... Ma ci sono o ci fanno? In entrambi i casi fanno pena!

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De Gasperi era l'avversario o il nemico? E, sessant'anni dopo, che cosa rimane dell'antica contrapposizione? Tempo fa Marco aveva scritto che dopo il Novecento era cambiato tutto. Più prudente avevo pensato che era cambiato molto. Anche le identità si evolvono.
Alla domanda "ci sono o ci fanno?", risponderei "ci sono", nel senso che sono presenti e ragionano. Come possono, ma ragionano. Non vorrei lanciare con questo mio commento una discussione. Per me chi pone trai suoi riferimenti De Gasperi merita rispetto. Punto. (giovanni carpinelli)



 
De Gasperi e Togliatti quei padri ingombranti  
Il destino parallelo di due leader che disobbedirono alle rispettive chiese. La loro eredità fa litigare (all'interno) destra e sinistra
Corriere della Sera, 27 agosto 2012 (modifica il 3 settembre 2012)

Sono bastate due semplici ricorrenze, che in altri momenti sarebbero passate sotto silenzio, i 58 anni dalla morte dello statista cattolico Alcide De Gasperi (1881-1954) e i 48 da quella del leader comunista Palmiro Togliatti (1893-1964), per rendere lampante ai più una realtà su cui da tempo vanno riflettendo storici e politologi: l'Olimpo della politica attuale è popolato di padri ingombranti. O perché se ne vogliono oscurare i lati d'ombra, inconciliabili con il mondo in cui la società aperta, la democrazia rappresentativa sono valori non più discutibili, o perché si tende a proclamarsene eredi con qualche più o meno giustificata e a volte imbarazzante forzatura storica.

Alcide De Gasperi (1881-1954), fondatore della Democrazia cristiana e presidente del Consiglio dal 1945 al 1953Alcide De Gasperi (1881-1954), fondatore della Democrazia cristiana e presidente del Consiglio dal 1945 al 1953
Quanto è successo in questi giorni intorno alla figura di De Gasperi è esemplare: giustamente Andrea Riccardi sulla «Stampa» e Ciriaco De Mita sul «Corriere» il 19 agosto, giorno dell'anniversario, ne hanno lodato il metodo che lo aveva portato a formare le grandi coalizioni centriste. Sull'«Unità» Marco Follini due giorni prima aveva del resto invitato il Pd a ispirarsi all'eredità degasperiana anche per quanto riguarda le battaglie perse, come quella per la Comunità europea di difesa. A sottolineare la bontà dell'esperimento degasperiano non si è sottratto neppure il centrodestra. E «Il Foglio» di Giuliano Ferrara in un acuto editoriale ha notato che De Gasperi è stato certamente l'inventore dei governi di coalizione, ma dopo aver compiuto una scelta radicalmente bipolare, espellendo nel maggio 1947 dal governo di unità nazionale comunisti e socialisti. Un'osservazione che fa esclamare a Piero Craveri, biografo dello statista trentino: «In realtà De Gasperi fu il politico che ruppe la grande coalizione con i socialisti di Pietro Nenni e con i comunisti di Togliatti. Una decisione presa in grande solitudine, perché anche all'interno della Dc c'erano paure e resistenze, a causa del forte apparato militare di cui disponeva il Pci. Certo, De Gasperi è il padre del centrismo, di governi di coalizione fortemente anticomuniste e, sempre in chiave anticomunista, ipotizzava un'apertura verso i socialisti che poi sarebbe stata compiuta da Aldo Moro». De Gasperi uomo di destra o di sinistra? E oggi la domanda non è peregrina visto che a lui si richiamano le maggiori forze politiche. «Certamente un riformatore», risponde Craveri, citando la realizzazione della riforma agraria, della Cassa per il Mezzogiorno, la riforma tributaria...
Palmiro Togliatti (Genova, 1893-Yalta, 1964), segretario del Pci dal 1938 alla mortePalmiro Togliatti (Genova, 1893-Yalta, 1964), segretario del Pci dal 1938 alla morte
Il discorso si complica se si passa a Palmiro Togliatti. Michele Prospero, sempre sull'«Unità», ne ha elogiato il realismo di stampo cavouriano e, in un passaggio che ha fatto molto discutere, l'ha paragonato a De Gasperi, evocandone il tratto comune al leader della Dc: entrambi disobbedirono alle loro chiese. Commenta lo storico Giovanni Sabbatucci: «De Gasperi e Togliatti sono due personaggi inconciliabili. La Repubblica italiana è nata sulla base di forze e ideali opposti, dalla vittoria di uno sull'altro». Certo, continua Sabbatucci, «come scrisse lo studioso cattolico Pietro Scoppola, una qualche intesa tra Togliatti e De Gasperi ci fu e come sottolineò negli anni Settanta Luciano Cafagna in un intervento su «Mondo Operaio», il togliattismo era stato benefico perché aveva ingabbiato e depotenziato la carica eversiva e massimalista della sinistra italiana. Che poi è quanto sottolineano i suoi laudatori attuali, riconducibili alla corrente dalemiana all'interno del Pd: un leader capace di grande realismo, che sa ricondurre nelle categorie del gioco politico le spinte rivoluzionarie». Certo, ed è la conclusiva osservazione di Sabbatucci, il fatto che in un partito coesistano ex democristiani ed ex comunisti non è una buona ragione per rendere conciliabile ciò che non lo è. Una buona ragione per cui De Gasperi e Togliatti appaiono sempre più padri ingombranti.  
Il complesso gioco delle eredità politiche non si limita a questi due grandi personaggi. Ne sa qualcosa chi come lo storico Giuseppe Parlato, presidente della Fondazione Ugo Spirito-Renzo De Felice, ha impiegato grandi energie a raccontare la storia del neofascismo italiano. Una vicenda che riguarda alcuni esponenti di primo piano della destra politica, a cominciare dal presidente della Camera Gianfranco Fini e da tutta quella componente del Pdl che proviene da Alleanza nazionale. Un mondo questo, che secondo Parlato, ha come padre ingombrante Giorgio Almirante (1914-1988), esponente della Repubblica sociale che durante il regime condivise ideologicamente la scelta delle leggi razziali e che nel dopoguerra con il Movimento sociale scelse una linea nostalgica e dell'elogio dello Stato corporativo. Da questo punto di vista, osserva Parlato, non c'è eredità possibile per esponenti che hanno fatto una scelta compiutamente democratica. «Eppure - osserva lo storico del neofascismo - se si guarda all'azione politica di Almirante si scopre che anticipò la critica alla partitocrazia, che propose la repubblica presidenziale, che lanciò durante gli anni del centrosinistra la questione morale e la critica alla corruzione. Certo, ci vuole molta serenità per riconoscere questi meriti in un quadro ideologico datato. La proposta del sindaco Alemanno di dedicare una strada romana ad Almirante va in questo senso di accettazione critica di un padre ingombrante. Meglio della rimozione totale».
Chi, infine, non è stato affatto rimosso, ma viene sempre citato come padre nobile dell'attuale fase politica è Altiero Spinelli (1907-1986). Ma, a ben guardare, anche Spinelli risulta essere un padre ingombrante. Il perché lo spiega Giovanni Sabbatucci: «Bisogna distinguere l'azione politica di Spinelli, che negli anni 50 collaborò da posizioni diverse con Alcide De Gasperi e che nel 1979 fu eletto al parlamento europeo con i voti del Pci, dal Manifesto di Ventotene, di cui fu autore nel 1941 con Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni. Mentre l'azione europeista di Spinelli può insegnarci molto, il Manifesto di Ventotene, che molti citano come la Bibbia dell'europeismo senza averlo letto, è un testo irrecuperabile, in quanto propone una giacobina presa del potere in Europa per imporre un governo federale. È un testo da studiare ma oggi inutilizzabile per la politica».

sabato 16 marzo 2013

Laura Boldrini, Discorso di insediamento

  Care deputate e cari deputati, permettetemi di esprimere il mio più sentito ringraziamento per l'alto onore e la responsabilità che comporta il compito di presiedere i lavori di questa Assemblea.
  Vorrei, innanzitutto, rivolgere il saluto rispettoso e riconoscente di tutta l'Assemblea e mio personale al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (Applausi – I deputati si levano in piedi), che è custode rigoroso dell'unità del Paese e dei valori della Costituzione repubblicana.
  Vorrei, inoltre, inviare un saluto cordiale al Presidente della Corte costituzionale e al Presidente del Consiglio. Faccio a tutti voi i miei auguri di buon lavoro, soprattutto ai più giovani, a chi siede per la prima volta in quest'Aula (Applausi).
  Sono sicura che, in un momento così difficile per il nostro Paese, insieme riusciremo ad affrontare l'impegno straordinario di rappresentare nel migliore dei modi le istituzioni repubblicane.
  Vorrei rivolgere, inoltre, un cordiale saluto a chi mi ha preceduto, al Presidente Gianfranco Fini, che ha svolto con responsabilità la sua funzione istituzionale (Applausi).
  Arrivo a questo incarico dopo avere trascorso tanti anni a difendere e a rappresentare i diritti degli ultimi, in Italia come in molte periferie del mondo. È un'esperienza che mi accompagnerà sempre e che da oggi metto al servizio di questa Camera. Farò in modo che questa istituzione sia anche il luogo di cittadinanza di chi ha più bisogno (Applausi).
  Il mio pensiero va a chi ha perduto certezze e speranze. Dovremo impegnarci tutti a restituire piena dignità a ogni diritto. Dovremo ingaggiare una battaglia vera contro la povertà, e non contro i poveri. In questa Aula sono stati scritti i diritti universali della nostra Costituzione, la più bella del mondo. La responsabilità di questa istituzione si misura anche nella capacità di saperli rappresentare e garantire uno a uno. Questa Aula dovrà ascoltare la sofferenza sociale di una generazione che ha smarrito se stessa, prigioniera della precarietà, costretta spesso a portare i propri talenti lontano dall'Italia (Applausi).
  Dovremo farci carico dell'umiliazione delle donne che subiscono violenza travestita da amore (Prolungati applausi), ed è un impegno che fin dal primo giorno affidiamo alla responsabilità della politica e del Parlamento.
  Dovremo stare accanto a chi è caduto senza trovare la forza o l'aiuto per rialzarsi, ai tanti detenuti che oggi vivono in una condizione disumana e degradante (Applausi), come ha autorevolmente denunziato la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo.
  Dovremo dare strumenti a chi ha perso il lavoro o non lo ha mai trovato, a chi rischia di smarrire perfino l'ultimo sollievo della cassa integrazione, ai cosiddetti esodati, che nessuno di noi ha dimenticato (Applausi), ai tanti imprenditori che costituiscono una risorsa essenziale per l'economia italiana (Applausi) e che oggi sono schiacciati dal peso della crisi, alle vittime del terremoto e a chi subisce ogni giorno gli effetti della scarsa cura del nostro territorio (Applausi).
  Dovremo impegnarci per restituire fiducia a quei pensionati che hanno lavorato tutta la vita e che oggi non riescono ad andare avanti (Applausi).
  Dovremo imparare a capire il mondo con lo sguardo aperto di chi arriva da lontano, con l'intensità e lo stupore di un bambino, con la ricchezza interiore e inesplorata di un disabile.
  In Parlamento sono stati scritti questi diritti, ma sono stati costruiti fuori da qui, liberando l'Italia e gli italiani dal fascismo (Prolungati applausi).
   Ricordiamo il sacrificio di chi è morto per le istituzioni e per questa democrazia. Anche con questo spirito siamo idealmente vicini a chi oggi, a Firenze, assieme a Luigi Ciotti, ricorda tutti i morti per mano mafiosa (Prolungati applausi). Al loro sacrificio ciascuno di noi e questo Paese devono molto. E molto, molto, dobbiamo anche al sacrificio di Aldo Moro e degli uomini della sua scorta (Applausi), che ricordiamo con commozione oggi, nel giorno in cui cade l'anniversario del loro assassinio.
  Questo è un Parlamento largamente rinnovato. Scrolliamoci di dosso ogni indugio nel dare piena dignità alla nostra istituzione, che saprà riprendersi la centralità e la responsabilità del proprio ruolo. Facciamo di questa Camera la casa della buona politica (Applausi), rendiamo il Parlamento e il nostro lavoro trasparenti, anche in una scelta di sobrietà che dobbiamo agli italiani (Prolungati applausi).
   Sarò la Presidente di tutti, a partire da chi non mi ha votato. Mi impegnerò perché la mia funzione sia luogo di garanzia per ciascuno di voi e per tutto il Paese. L'Italia fa parte del nucleo dei fondatori del processo di integrazione europea. Dovremo impegnarci ad avvicinare i cittadini italiani a questa sfida, a un progetto che sappia recuperare per intero la visione e la missione che furono pensate con lungimiranza da Altiero Spinelli (Applausi). Lavoriamo perché l'Europa torni ad essere un grande sogno, un crocevia di popoli e di culture, un approdo certo per i diritti delle persone, appunto un luogo della libertà, della fraternità e della pace.
  Anche i protagonisti della vita spirituale e religiosa ci spronano ad osare di più. Per questo abbiamo accolto con gioia i gesti e le parole del nuovo pontefice (Generali applausi), venuto emblematicamente dalla fine del mondo.
  A Papa Francesco il saluto carico di speranza di tutti noi.
  Consentitemi un saluto anche alle istituzioni internazionali, alle associazioni e alle organizzazioni delle Nazioni Unite, in cui ho lavorato per 24 anni, e permettetemi, visto che questo è stato fino ad oggi il mio impegno, un pensiero per i molti, troppi morti senza nome che il nostro Mediterraneo custodisce (Applausi). Un mare che dovrà sempre più diventare un ponte verso altri luoghi, altre culture, altre religioni.
  Sento forte l'alto richiamo del Presidente della Repubblica all'unità del Paese. Un richiamo che quest'Aula è chiamata a raccogliere con pienezza e convinzione. La politica deve tornare ad essere una speranza, un servizio, una passione (Prolungati applausi).
  Stiamo iniziando un viaggio, oggi iniziamo un viaggio: cercherò di portare, assieme a ciascuno di voi, con cura e umiltà, la richiesta di cambiamento che alla politica oggi rivolgono tutti gli italiani, soprattutto i nostri figli. Grazie (Vivi, prolungati applausi).