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venerdì 16 maggio 2014

L'incipit dell'Eneide

 

 


 


Arma virumque cano, Troiae qui primus ab oris
Italiam fato profugus Laviniaque venit
litora, multum ille et terris iactatus et alto
vi superum, saevae memorem Iunonis ob iram,
multa quoque et bello passus, dum conderet urbem
inferretque deos Latio; genus unde Latinum
Albanique patres atque altae moenia Romae.
Musa, mihi causas memora, quo numine laeso,
quidve dolens, regina deum tot volvere casus
insignem pietate virum, tot adire labores
impulerit. Tantaene animis caelestibus irae?

traduzione di Annibal Caro 

L’armi canto e ’l valor del grand’eroe
Che pria da Troia, per destino, ai liti
D’Italia e di Lavinio errando venne;
E quanto errò, quanto sofferse, in quanti
E di terra e di mar perigli incorse,
Come il traea l’insuperabil forza
Del cielo, e di Giunon l’ira tenace;
E con che dura e sanguinosa guerra
Fondò la sua cittade, e gli suoi Dei
Ripose in Lazio: onde cotanto crebbe
Il nome de’ Latini, il regno d’Alba,
E le mura e l’imperio alto di Roma.
Musa, tu che di ciò sai le cagioni,
Tu le mi detta. Qual dolor, qual’onta
Fece la Dea ch’è pur donna e regina
Degli altri Dei, sì nequitosa ed empia
Contra un sì pio? Qual suo nume l’espose
Per tanti casi a tanti affanni? Ahi! tanto
Possono ancor là su l’ire e gli sdegni?

traduzione di Luca Canali 

Canto le armi e l'uomo che per primo dalle terre di Troia
raggiunse esule l'Italia per volere del fato e le sponde
lavinie, molto per forza di dei travagliato in terra
e in mare, e per la memore ira della crudele Giunone,
 e molto avendo sofferto in guerra, pur di fondare
la città, e introdurre nel Lazio i Penati, di dove la stirpe
latina, e i padri albani e le mura dell'alta Roma.
O Musa, dimmi le cause, per quali offese al suo nume,
di cosa dolendosi, la regina degli dei costrinse un uomo
insigne per pietà a trascorrere tante sventure, ad imbattersi
in tanti travagli? Tali nell'animo dei celesti le ire?

traduzione di Pier Paolo Pasolini

Canto la lotta di un uomo che, profugo da Troia 
la storia spinse per primo alle sponde del Lazio: 
la violenza celeste, e il rancore di una dea nemica, 
lo trascinarono da un mare all’altro, da una terra 
all’altra, di guerra in guerra, prima di fondare la sua città 
e di portare nel Lazio la sua religione: origine 
del popolo latino, e albano, e della suprema Roma. 
Tu, spirito, esponi le intime cause: per quale offesa 
o per quale dolore, la regina degli dèi obligò quell’uomo 
così religioso, a dover affrontare tanti casi, tante 
fatiche: miseria di passioni nei cuori celesti!

Traduzione di Enzio Cetrangolo 

L'uomo guerriero, il profugo io canto che primo
dalle spiagge di Troia giunse fatalmente in Italia
sui lidi di Lavinio; molto e per terre e per mari 
quello fu sbalestrato da Numi celesti a causa dell'ira
lunga di Giunone; e molto in guerra anche sofferse
per fondare la nuova città e condurre i Penati
nel Lazio; da cui la stirpe latina e i padri 
Albani provennero e dell'alta Roma le mura.
Musa, e tu dimmi di questo le cause: per quale
offesa o dolore colei ch'è regina dei Numi
costrinse quell'uomo di fede profonda a passare
per tanti pericoli, a subire tanti travagli.
Un'ira sì grave nei petti celesti permane? 


sabato 1 marzo 2014

Lucrezio, La teoria degli atomi

Il clinamen
De rerum natura, libro II, versi 216-224, 251-260 e 289-293


Sullo stesso argomento desidero che tu sappia anche questo:

i corpi, quando cadono verticalmente trascinati nel vuoto

dal loro stesso peso, in un momento del tutto indefinito

e in un luogo incerto si sviano un poco dal percorso:

così poco che appena ne puoi dire mutato il cammino.

Se infatti non usassero deviare, precipiterebbero tutti in basso,

attraverso il vuoto profondo simili a gocce d'acqua,

non si sarebbero prodotti gli scontri, non avrebbero luogo gli urti

tra i corpuscoli primordiali: in tal modo la natura non avrebbe generato mai nulla.

...Infine, se ogni moto è sempre legato ad altri,

e quello nuovo sorge dal precedente in ordine certo,

e se i germi primordiali con l'inclinarsi non determinano un qualche

inizio di movimento che infranga le leggi del fato,

sì che da tempo infinito causa non sussegua a causa,

donde ha origine sulla terra per i viventi  questo libero arbitrio,


donde proviene, io dico, codesta volontà indipendente dai fati,

in virtù della quale procediamo dove il piacere ci guida

e deviamo il nostro percorso, non in un momento esatto,

né in un punto preciso dello spazio, ma quando lo decide la mente?

...Ma che la mente stessa in ogni

sua iniziativa non segua una necessità insita in lei,

né come domata sia costretta a sopportare e a patire,

deriva da quella esigua inclinazione dei corpi primordiali

che si produce in un punto dello spazio e in un momento indeterminati.

(traduzione di Luca Canali)


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Illud in his quoque te rebus cognoscere avemus,
corpora cum deorsum rectum per inane feruntur
ponderibus propriis, incerto tempore ferme
incertisque locis spatio depellere paulum,
tantum quod momen mutatum dicere possis. 220
quod nisi declinare solerent, omnia deorsum
imbris uti guttae caderent per inane profundum
nec foret offensus natus nec plaga creata
principiis; ita nihil umquam natura creasset.

... 
Denique si semper motu conectitur omnis
et vetere exoritur <motus> novus ordine certo
nec declinando faciunt primordia motus
principium quoddam, quod fati foedera rumpat,
ex infinito ne causam causa sequatur, 255
libera per terras unde haec animantibus exstat,
unde est haec, inquam, fatis avolsa voluntas,
per quam progredimur quo ducit quemque voluptas,
declinamus item motus nec tempore certo
nec regione loci certa, sed ubi ipsa tulit mens? 260


... Sed  ne mens ipsa necessum
intestinum habeat cunctis in rebus agendis 290
et devicta quasi cogatur ferre patique,
id facit exiguum clinamen principiorum
nec regione loci certa nec tempore certo.




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Les atomes se·rencontrent dans la chute, non pas en
raison de leur différence de poids, mais en raison du clinamen.
Le clinamen est raison de la rencontre, ou rapporte
l'atome à l'autre atome. Le clinamen est fondamentalement
lié à la théorie épicurienne du temps, pièce essentielle du
système. Dans le vide, tous les atomes tombent à égale
vitesse; un atome n'est plus ou moins rapide en fonction
de son poids que par rapport à d'autres atomes qui retardent
plus ou moins sa chute. Dans le vide, la vitesse de
l'atome est égale à son mouvement dans une direction unique
en un minimum de temps continu. Ce minimum exprime
la plus petite durée possible pendant laquelle un atome se
meut dans une direction donnée, avant de pouvoir prendre
une autre direction sous le choc d'un autre atome. Il y a
donc un minimum de temps, non moins qu'un minimum de
matière ou d'atome. Conformément à la nature de l'atome
ce minimum de temps continu renvoie à l'appréhension de
la pensée. Il exprime la plus rapide, la plus courte pensée:
l'atome se meut aussi vite que la pensée»5. Mais, dès
lors, nous devons concevoir une direction originaire de
chaque atome, comme une synthèse qui donne au mouvement
de l'atome sa première direction, sans laquelle il n'y
aurait  pas de choc. Cette synthèse se fait nécessairement
dans un temps plus petit que le minimum de temps continu.
Tel est le clinamen. Le clinamen ou déclinaison n'a rien à
voir avec un mouvement oblique qui viendrait par hasard
modifier une chute verticale 6. Il est présent de tout temps;
il n'est pas un mouvement second, ni une seconde détermination 
du mouvement qui se produirait à un moment quelconque,
en un endroit quelconque. Le c1inamen est la détermination
originelle de la direction du mouvement de l'atome.
Il est une sorte de conatus: une différentielle de la matière,
et par là-même une différentielle de la pensée, conformément
à la méthode d'exhaustion. D'où le sens des termes qui le
qualifient; incertus ne signifie pas indéterminé, mais inassignable;
paulum, incerto tempore, intervallo minimo signifient « en un 
temps plus petit que le minimum de temps continu pensable ».
5 Cf. Epicure Lettre à Hérodote, 61-62 (sur le minimum de temps continu).
6. Il, 243-250.

Gilles Deleuze, Logique du sens

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Ilya Prigogine and Isabelle Stengers in their famous book Order out of Chaos argue that the clinamen, the swerve of events, is one of the fundamental factors in the creation of new, unpredictable patterns of self-organizing in the universe. They call these new patterns of self-organizing dissipative structures. 

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All'origine di ogni cambiamento, anche decisivo e radicale, vi è un exiguum clinamen, affermava l'atomista Lucrezio, nel suo poema sulla natura delle cose.
Ebbene Franz Kafka, due millenni dopo, esprimeva lo stesso concetto, quasi con le stesse parole, più e più volte. Das winzigste Kleinigkeit, cioè la più minuscola piccolezza (e potremmo ben tradurre anche dicendo: «la più esigua declinazione»), può «decidere della esistenza di un uomo».

Lucio Lombardo Radice, Gli accusati, De Donato, Bari 1972, pp. 91-92