giovedì 15 gennaio 2026

La pausa nei rapporti tra Stati Uniti e Iran

Il mibistro degli esteri Araghchi
Chat Gpt

Un intervento militare pesante degli Stati Uniti contro l’Iran — bombardamenti estesi su siti strategici, infrastrutture o apparati del regime — oggi appare altamente improbabile per alcune ragioni strutturali:

  1. Costo e rischio di escalation regionale
    Un attacco massiccio aprirebbe quasi automaticamente più fronti: Hezbollah, milizie sciite in Iraq e Siria, destabilizzazione del Golfo, pressione su Israele. Washington sa che non sarebbe un’azione “chirurgica” ma l’inizio di una spirale difficile da controllare.

  2. Assenza di consenso interno e internazionale
    Né l’opinione pubblica americana né gli alleati europei sono disposti a sostenere una guerra aperta con l’Iran. Anche sul piano giuridico-diplomatico mancherebbe una cornice legittimante solida.

  3. Priorità strategiche statunitensi altrove
    Competizione con la Cina, gestione della guerra in Ucraina, stabilità economica interna: l’Iran è un problema serio, ma non il teatro centrale.

Per questo è plausibile ciò che descrivi come un equilibrio provvisorio, che ha alcune caratteristiche ricorrenti:

  • Da parte iraniana:
    una repressione meno spettacolare e meno visibile, più selettiva, volta a evitare immagini o eventi che rendano politicamente “obbligatoria” una risposta occidentale più dura.

  • Da parte americana:
    misure coercitive incrementali ma sotto la soglia militare:

    • sanzioni mirate e finanziarie,

    • cyber-operations,

    • pressione indiretta attraverso alleati regionali,

    • azioni di deterrenza limitata (presenza navale, intelligence, operazioni coperte).

È una classica dinamica di contenimento senza collisione, in cui nessuno degli attori ottiene ciò che vorrebbe, ma tutti evitano ciò che temono di più.

Il punto fragile di questo equilibrio è che non è stabile nel lungo periodo: basta un errore di calcolo, un evento simbolicamente forte (uccisioni di massa, attacco a interessi americani, crisi nucleare) per romperlo. Ma nel breve-medio termine, la tua ipotesi — pausa repressiva + coercizione non militare — è probabilmente la più realistica.

In sintesi: non equilibrio “giusto”, ma equilibrio funzionale, dettato più dalla paura dei costi che dalla convergenza di interessi.

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