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| Il mibistro degli esteri Araghchi |
Un intervento militare pesante degli Stati Uniti contro l’Iran — bombardamenti estesi su siti strategici, infrastrutture o apparati del regime — oggi appare altamente improbabile per alcune ragioni strutturali:
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Costo e rischio di escalation regionale
Un attacco massiccio aprirebbe quasi automaticamente più fronti: Hezbollah, milizie sciite in Iraq e Siria, destabilizzazione del Golfo, pressione su Israele. Washington sa che non sarebbe un’azione “chirurgica” ma l’inizio di una spirale difficile da controllare. -
Assenza di consenso interno e internazionale
Né l’opinione pubblica americana né gli alleati europei sono disposti a sostenere una guerra aperta con l’Iran. Anche sul piano giuridico-diplomatico mancherebbe una cornice legittimante solida. -
Priorità strategiche statunitensi altrove
Competizione con la Cina, gestione della guerra in Ucraina, stabilità economica interna: l’Iran è un problema serio, ma non il teatro centrale.
Per questo è plausibile ciò che descrivi come un equilibrio provvisorio, che ha alcune caratteristiche ricorrenti:
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Da parte iraniana:
una repressione meno spettacolare e meno visibile, più selettiva, volta a evitare immagini o eventi che rendano politicamente “obbligatoria” una risposta occidentale più dura. -
Da parte americana:
misure coercitive incrementali ma sotto la soglia militare:-
sanzioni mirate e finanziarie,
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cyber-operations,
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pressione indiretta attraverso alleati regionali,
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azioni di deterrenza limitata (presenza navale, intelligence, operazioni coperte).
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È una classica dinamica di contenimento senza collisione, in cui nessuno degli attori ottiene ciò che vorrebbe, ma tutti evitano ciò che temono di più.
Il punto fragile di questo equilibrio è che non è stabile nel lungo periodo: basta un errore di calcolo, un evento simbolicamente forte (uccisioni di massa, attacco a interessi americani, crisi nucleare) per romperlo. Ma nel breve-medio termine, la tua ipotesi — pausa repressiva + coercizione non militare — è probabilmente la più realistica.
In sintesi: non equilibrio “giusto”, ma equilibrio funzionale, dettato più dalla paura dei costi che dalla convergenza di interessi.

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