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domenica 2 ottobre 2016

Hayez e il nudo femminile

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Dipinto su ordinazione del bolognese Severino Bonora ed esposto all’Accademia nel 1853, Ruth è uno dei più famosi nudi dell’ormai maturo pittore veneziano (1791-1882). Come nella "Rebecca" (1831) e nella "Tamar" di Giuda (1847), anche qui il tema dell’eroina biblica è affrontato con notevole maestria. Identificabile dalle spighe che porta in seno, Ruth ci appare come una donna al tempo stesso sensuale e riflessiva.

DESCRIZIONE E STORIA DEL DIPINTO RUTH


Hayez dipinse l’opera su commissione di Severino Bonora di Bologna che poi dispose per la sua cessione al Comune; è la sola sua opera presentata nel 1853 alle esposizioni in accademia, istituzione chiusa che volle con questo segnale mantenere la distanza dal capostipite della pittura romantica. La figura di Ruth assume riferimenti pre-rinascimentali come molte delle opere accademiche dell’artista.
In base a tali elementi si deve correggere l’opinione corrente, che la vuole dipinta nel 1835, sull’autorità dei tardi e spesso non fidati elenchi del Carotti.
Se sulla fine del quarto decennio qualche accento di maggiore libertà si trova nei pittori più giovani, è vero che la cosa restò poi senza seguito apprezzabile.
Quando Hayez presentò la Ruth, era esaurita da tempo la sua carica innovatrice; e nondimeno l’impressione fu enorme, come dimostrano le parole del notaio Enrico Bottrigari: «Ma ciò che attraeva gli sguardi si era uno stupendo quadro dell’Ajez di Milano, rappresentante la Ruth, quando povera e derelitta vedova andava a spigolare nel Campo di Booz».
L’analisi stilistica del resto non smentisce una collocazione negli anni ’50, quando divenne più intensa, e intimamente drammatica la mediazione dell’Hayez sul nudo femminile, intriso di valori psicologici tortuosi e complessi. Si conferma la contiguità morale di Hayez con Ingres e Delacroix. 
In opere come queste, destinate generalmente ad una circolazione più riservata, l’artista ribadisce il suo interesse «per la grazia spontanea, che è gran parte e condimento della bellezza» e non per «la grazia di convenzione, quella che la donna impara, o da se stessa si dà, che principia dall’essere uno studio e finisce coll’essere un segreto», come asserisce Toccagni.
A proposito del suo Foscari, lo stesso Hayez scriveva l’anno dopo all’amico Andrea Maffei: «Io ho cercato in quella grandezza e dimensione di figure una certa finitezza, ma non volli che questa desse durezza di esecuzione».
Hayez dipinge Ruth in piedi, al centro dell’opera. La giovane si identifica con l’eroina biblica per via delle spighe portate in seno. Il suo nome significa amica o compagna.
Divenne presto uno dei nudi più famosi di Hayez che aveva ormai 62 anni ed era un importante protagonista del Romanticismo italiano. L’opera si può avvicinare a Rebecca del 1831 e Tamar di Giuda del 1847, due opere dal tema biblico.

Non fu solo la figura dalla connotazione sensuale, ma elegante, a rendere l’opera famosa. Infatti, la composizione semplice, e quasi iconica, permette al dipinto di assumere un valore universale. La ragazza, che aveva sposato il figlio di un abitante di Moab, indossa una tunica bianca annodata in vita che lascia scoperta gran parte del busto, un turbante e un bracciale stretto in metallo al braccio destro. Con la mano sinistra stringe poi a sé un mantello scuro che avvolge alcune spighe di grano.
Morto il marito, infatti, la giovane si trasferì con la suocera a Betlemme, luogo di origine dell’uomo. Le due donne vivevano in povertà, spigolando nei campi dopo il raccolto, finché il proprietario terriero Booz, parente del marito defunto, sposò Ruth. Dalla loro unione si originò la dinastia del re David.
Il viso della protagonista rivela una fisionomia regolare e molto giovane. Inoltre, l’espressione mostra un carattere riflessivo e al tempo stesso sensuale.
La figura di Ruth è rappresentata a mezza figura esattamente al centro del piano e divide simmetricamente l’ampio paesaggio desertico, riconducibile all’attuale Giordania, che si distende in basso. A sinistra si nota una macchia di alberi, mentre il cielo è offuscato da nubi.
Il tono dell’opera è caldo e prevalgono le tinte giallastre tipiche di molte opere di Hayez. Alla fortuna del dipinto contribuisce anche l’illuminazione. Infatti, la parte a sinistra del paesaggio è scura ed esalta la parte illuminata del corpo di Ruth. Invece, la parte a destra è chiara e crea un deciso contrasto con la parte in ombra della fanciulla. (Musei di Asti)


 
                            Rebecca al pozzo

Odalisca nel sonno


Venere che scherza con due colombe


Tamar di Giuda







Odalisca






Studio di nudo



Odalisca sdraiata



Betsabea al bagno


martedì 24 novembre 2015

La mostra di Hayez a Milano

In collaborazione con l’Accademia di Belle Arti e la Pinacoteca di Brera, di Milano, e le Gallerie dell’Accademia di Venezia, la mostra, curata da Fernando Mazzocca e con il coordinamento generale di Gianfranco Brunelli, raccoglie circa 120 opere dell’artista.
Il percorso espositivo segue una successione cronologica, che rievoca insieme la vita e il percorso creativo del grande pittore: dagli anni della formazione tra Venezia e Roma, ancora nell’ambito del Neoclassicismo, sino all’affermazione, a Milano, come protagonista del movimento Romantico e del Risorgimento accanto a Verdi e Manzoni, con i quali ha contribuito all’unità culturale dell’Italia.
La sequenza di opere, tra cui capolavori più noti accanto ad altri presentati al pubblico per la prima volta – inedito l’accostamento delle tre versioni del Bacio, rivela la grandezza di Hayez nel padroneggiare generi diversi come la pittura storica e il ritratto, la mitologia, la pittura sacra e un ambito allora di gran moda come l’orientalismo, sino a giungere alle composizioni dove trionfa il nudo femminile, declinato in una potente sensualità che lo rende unico nel panorama del Romanticismo italiano e europeo. 




 

 




mercoledì 21 agosto 2013

Lucien Clergue, Il nudo femminile e il mare

Il corpo femminile e il mare: la finitezza splendente dell'uno, l'ostinata persistenza  dell'altro, nella calma del pensiero abbandonato a se stesso o nell'agitazione che sembra una metafora della vita. Lucien Clergue (1934-2014) ha saputo creare, giocando con i due elementi, immagini primordiali e con esse ha raggiunto effetti di grande suggestione. 

 http://www.anneclergue.com/Artists/Lucien-Clergue/portfolio



mercoledì 5 giugno 2013

Marina Terragni, Femen

Ho pensato a che cosa farei io se, mentre sto coordinando un convegno o svolgendo una relazione, una Femen salisse sul palco, si sfilasse la maglietta e a seno nudo manifestasse il suo dissenso o qualunque altra cosa. Be’, attenderei che la ragazza terminasse la sua performance di body-politics, ascolterei quello che ha da dire, chiederei al pubblico di fare altrettanto, eventualmente interloquirei con lei.
Nella scena che potete vedere qui, piuttosto impressionante, le cose vanno in un altro modo. Montreal, un paio di giorni fa, convegno di tunisini-canadesi a cui prende parte l’ex primo ministro Hamadi Jebali. Una “sexextremist” di Femen sale sul palco, si denuda e grida “Free Amina” (la Femen e blogger tunisina attualmente detenuta in carcere).
I partecipanti al convegno sembrano impazzire. Urlano, circondano la ragazza, la trascinano a terra, la afferrano per i capelli, le si parano davanti per nascondere l’oscenità al pubblico. Il clima è concitatissimo, qualcuno grida terrorizzato invocando l’intervento della polizia. Come se sul palco ci fosse un attentatore con kalashnikov. Ma lì c’è solo una ragazzina bionda, inerme e incruenta, la sua “arma” è il seno tenero e nudo.
Come mai il seno nudo di una ragazza -tette esplosive?- riesce a spaventare tanti uomini grandi e grossi? Che cosa c’è in quel seno che li mette in pericolo? Come può essere che un manipolo di giovani political body-artist (ne parlavamo l’altro giorno qui) sia in grado di produrre un simile clamore in giro per il mondo? e complimenti per la creatività e l’efficacia!
Il lavoro delle Femen ha una notevole forza simbolica. Un solo elementare gesto -scoprire il seno, riportare alla nuda essenzialità del corpo- e tutto salta per aria. Dal contesto, la verità si travasa istantaneamente in quel seno esposto, e tutto il resto appare come una ridicola finzione. L’unica reazione che gli uomini avrebbero a disposizione -carezzare, toccare, succhiare quel seno- è interdetta, il che evidentemente gli manda il cervello in pappa. Una che espone liberamente il suo seno e dice: non è per voi, è contro di voi, questo seno non vi sarà dato. La rabbia di un desiderio che non può manifestarsi, e diventa istantaneamente paura: sentimenti primordiali e rettili di fronte a un’atavica scena madre (e più madre di così non si può).
Io le trovo fantastiche. A proposito, ieri le Femen hanno elevato il loro grido anche in solidarietà ai manifestanti turchi (eccole qui).

 http://blog.iodonna.it/marina-terragni/2013/06/03/tette-esplosive/