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venerdì 27 novembre 2015

Pasolini: Roma, il benessere, il moralismo



Roma sta diventando una città orribile (molto peggio di quel che appaia dagli articoli di Cederna): sulle vecchie borgate sopravvissute come un'indelebile città di sogno, arcaica, nella città, sorgono nuovi strati periferici, ancora più orrendi, se possibile. Questo è lo spettacolo che mi si presenta ogni giorno davanti agli occhi.
Tu sai benissimo come il vostro “benessere” (e mi fai rabbia, anche tu, che ne accetti la realtà, con tanto slancio ottimistico, come chi, mettendosi addosso una giacca di nuovo taglio, rende crudelmente antiquati coloro che ne hanno una dell'anno precedente) implica “malessere”, ossia il neocapitalismo rende più profonda la divisione tra Nord e Sud, man mano che il Nord arricchisce, il Sud impoverisce. Io sono nelle condizioni di percepire questo regresso (tu sai bene che il Sud comincia alla periferia di Roma): è l'impoverimento dell'Italia che è, per me, l'attualità, il fatto "di moda".
... Il ridicolo è dovuto al moralismo. [...] Questo è l'ultimo colpo per la vita associata e civile italiana.



Risposte scritte a domande di Alberto Arbasino, ora in A. A., Ritratti italiani, Adelphi, Milano, 2014, pp. 380-381.



http://www.centrostudipierpaolopasolinicasarsa.it/molteniblog/ritratti-italiani-pasolini-secondo-arbasino/
http://www.pierpaolopasolini.eu/saggistica_borgateRoma-cambiate.htm











sabato 21 marzo 2015

Gherardo Colombo, come ti erudisco il pupo






La storia di Pinocchio col Grillo-parlante, dove si vede come i ragazzi cattivi hanno a noja di sentirsi correggere da chi ne sa più di loro

— Vuoi che te lo dica? — replicò Pinocchio, che cominciava a perdere la pazienza. — Fra i mestieri del mondo non ce n’è che uno solo che veramente mi vada a genio.
— E questo mestiere sarebbe?
— Quello di mangiare, bere, dormire, divertirmi e fare dalla mattina alla sera la vita del vagabondo.
— Per tua regola — disse il Grillo-parlante con la sua solita calma — tutti quelli che fanno codesto mestiere, finiscono quasi sempre allo spedale o in prigione.
— Bada, Grillaccio del mal’augurio!... se mi monta la bizza, guai a te!...
— Povero Pinocchio! mi fai proprio compassione!...
— Perché ti faccio compassione?
— Perché sei un burattino e, quel che è peggio, perché hai la testa di legno. —
A queste ultime parole, Pinocchio saltò su tutt’infuriato e preso di sul banco un martello di legno, lo scagliò contro il Grillo-parlante.
Forse non credeva nemmeno di colpirlo; ma disgraziatamente lo colse per l’appunto nel capo, tanto che il povero Grillo ebbe appena il fiato di fare crí-crí-crí, e poi rimase lí stecchito e appiccicato alla parete.




Guido Vitiello
Lettera di un pm al figlio 
Il Foglio, 21 marzo 2015 















Una lettera a un figlio che esce il 19 marzo, giorno della Festa del papà, dovrebbe destare un bel po' di sospetti su chi sia il vero destinatario del dono. La "Lettera a un figlio su Mani pulite" di Gherardo Colombo li conferma tutti. Ma la data di pubblicazione conta fino a un certo punto, il veleno è nel genere stesso. Chi sono questi figli a cui si scrive per spiegar loro di volta in volta, la Costituzione, la Resistenza, il Sessantotto? Sono finzioni retoriche che consentono di collocarsi nella posizione del buon padre, o del Seneca in veste da camera, e di godere piuttosto oscenamente della propria virtù.
... io che fin da ragazzo ho lottato per la Costituzione, io avvilito dall'arroganza del potere senza però arrendermi mai, io che neppure tentavano di corrompermi perché sono un osso duro, io così saggio che propongo di superare il carcere, anche se poche pagine prima difendevo con le unghie e con i denti la custodia cautelare (si sa che la gente dà buoni consigli se non può più dare il cattivo esempio).
... Ma perché giocare retorica contro retorica? E' più forte, pruriginosa direi, la voglia di gridare a questo "figlio" l'allarme di Massimo Troisi a Robertino, ostaggio della virtuosissima madre Ida: "Robe', tu ti devi salvare, va mmiez'a strada, tocca 'e femmene, va' a arrubbà, fa' chello che vuo' tu!".




sabato 2 marzo 2013

Guido Vitiello su Scalfari

Fondatore mononota
l'apostolato civile dell'«Officiante del dover essere»

...Martedì, su Repubblica tv, il Fondatore ha spiegato la causa profonda del tracollo: un millennio di dominazioni straniere. [...] Poche settimane prima la pendola scalfariana aveva dato lo stesso rintocco: ...«'Francia o Spagna purché se magna' è un proverbio che sintetizza quattro secoli di servitù a potenze straniere e a Signorie servili o corrotte». Anche Scalfari come Elio ha la sua «canzone mononota» [...] # l'uomo del Guicciardini, il solito Stenterello servitore di due padroni, il familismo amorale #  Questa caricatura intristita della componente meno liberale dell'azionismo, quella moralistico-giacobina, via via fossilizzata in posa e in ostentazione di status morale, è il sigillo che il Fondatore ha impresso su Repubblica e sulla sua larga famiglia. 
...
Decenni di apostolato del dover essere non hanno salvato l'anima a un solo Stenterello, ma in compenso hanno instillato nel senso comune dell'elettore di sinistra e del lettore di Repubblica quelle disarmanti (e arci-italiane) banalità che risuonano dopo ogni voto: domani emigro a Parigi, siamo un popolo di servi e così via. Ora dopo averlo accompagnato passo dopo passo sulla via della disfatta, Repubblica torna a spiegare al Pd cosa il Pd dovrebbe fare, e Giannini mette in croce il povero Bersani chiedendogli candidamente, come se niente fosse, se la colpa è «degli italiani che non hanno capito o di voi che non vi siete spiegati». Il segretario era un pugile troppo «groggy» per rispondere a tono. Ma quando si rimetterà in sesto dal colpo, lui o chi per lui si scrolli di dosso la tutela morale di Balanzone, e riscopra una verità semplice e bella: che la democrazia si fa con Stenterello e non contro di lui.

Il Foglio, 2 marzo 2013, prima pagina

venerdì 11 gennaio 2013

Maria Antonietta

Cercava un prete rimasto fedele alla Chiesa per poter ricevere da lui la sola benedizione che per lei contasse. Lo riconobbe a una finestra, e si inchinò impercettibilmente. Questo segno leggero poneva tra lei e la folla un abisso più profondo della morte.

Jean Jaurès

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 Per quanto si vada a sedere vicino a Robespierre, Jaurès non era un dottrinario, era molto sensibile al destino e alle particolarità individuali degli altri anche diversi da lui.

Giovanni Carpinelli 

...L'idea che il re avesse tradito il popolo francese non era un'idea come un'altra. Alcuni si ribellarono e continuarono a pensare che era stato ingannato e traviato. Una convinzione antica: quando le cose andavano male in antico regime non era mai colpa del re, che era sempre buono e sempre giusto. Ma era colpa dei ministri corrotti, dei cattivi consiglieri, che per sete di potere tramavano contro il re e contro il popolo. Altri ammisero che il re era colpevole, e che doveva pagare, ma sempre pensando che altri, più colpevoli di lui, venivano invece risparmiati. In particolare l'odio popolare si appuntava contro la regina.
Maria Antonietta era austriaca. Inoltre era giovane e bella. Inoltre amava la bella vita. Contro di lei si scatenò un odio xenofobo, antifemminista e moralista che costituisce una pagina sconcertante della rivoluzione francese. La vera colpevole era lei, la straniera, la lupa assetata di sangue e di piaceri, che aveva traviato il povero re, troppo buono e troppo ingenuo.

Paolo Viola, Fu una sfida tra due sovrani la nazione vinse e uccise il re, l'Unità, 21 gennaio 1993.