venerdì 13 giugno 2025

Dove sta l'egemonia


Luca Montesi
L'ordine contro il movimento
Ieri, 13 giugno 2025

Nel giorno in cui Stefano Ceccanti, dalle colonne del Quotidiano Nazionale, lancia l’allarme su un Partito democratico incapace di metabolizzare la sconfitta referendaria, a destra Giorgia Meloni compie una mossa che ha il peso di una dichiarazione d’intenti: nomina Luigi Sbarra, segretario generale della CISL, sottosegretario del suo governo. Due gesti, due mondi. Da un lato una sinistra che si rifugia nel perseguimento autoreferenziale del consenso interno, dall’altro una destra che costruisce egemonia, assorbe spazi sociali e si prepara a durare.

Ceccanti ricorda come la Democrazia Cristiana seppe cambiare schema dopo le sconfitte sui referendum di divorzio (1974) e aborto (1981): segretari sostituiti, linea politica rivista, elettorato ascoltato. L’opposto di ciò che fece il PCI nel 1985, dopo la consultazione sulla scala mobile: chiusura, paralisi, declino. Il Pd di oggi – questa è la tesi esplicita di Ceccanti – sembra voler ripercorrere proprio la strada del vecchio Partito Comunista. Invece di interrogarsi sul perché della scarsa mobilitazione popolare, preferisce negare l’evidenza, proteggere i suoi dirigenti, mantenere la forma e perdere il senso.

Nel frattempo, la destra si espande. La scelta di Sbarra non è solo un segnale verso il mondo del lavoro e dei corpi intermedi: è una strategia precisa di allargamento culturale e sociale. Dove la sinistra cerca purezza, la destra cerca numeri. Dove il Pd tenta di preservare la propria identità minoritaria, Meloni si muove per costruire una nuova maggioranza organica

Non è solo una questione di tattica. È la dimostrazione di una diversa visione della politica: testimonianza contro trasformazione, chiusura contro inclusione, difesa contro conquista.

Se il Pd continuerà a ignorare i segnali del paese, rifugiandosi nella liturgia delle correnti e nel culto della purezza identitaria, rischia davvero di ricalcare il declino del PCI. La destra, nel frattempo, continua a occupare spazio, simboli e rappresentanza. E sembra sapere bene dove vuole arrivare.

Daniela Preziosi / Andrea Orlando
Domani, 14 giugno 2025

L’asse Pd-M5s-Avs è la versione radicale del centrosinistra?

Il tema di un rapporto con il centro c’è. Ma il centro è stato il luogo dell’esplosione degli egotismi, il Pd si illude di eterodirigerlo. Spero che da lì emerga una figura in grado di coagulare un elettorato che c’è, ed è fondamentale per la vittoria.

Giuseppe Conte mette il veto su Renzi.

Conte è capace di mettere gli obiettivi programmatici avanti ai veti politici. Ha fatto accordi persino con la Lega. Ora deve capire che l’alleanza con il centro, con un patto dove ciascuno non rinuncia a sé, è la condizione per battere la destra. E finché non si intravede un’alternativa, Meloni non scende nei sondaggi e inizia a realizzare vere prove di regime. Se si grida al regime e non ci si adopera per un’alternativa, si rischia una profezia che si autoavvera.

Il tema del centro sta anche nel Pd. Pierluigi Castagnetti dice: dite a Schlein che così si va a sbattere.

Vediamoci, confrontiamoci negli organismi dirigenti, e poi è il tempo di un congresso sulla linea politica.

Ci sono le regionali, se ne parla l’anno prossimo?

In Italia ci sono sempre elezioni. Ma abbiamo urgenza di discutere su quello che succede nel mondo e in Italia. E dobbiamo far fare un passo avanti alla coalizione, mettendo sul tavolo un impianto programmatico compiuto. L’obiettivo non è solo vincere, che è già ambizioso, ma cambiare il paese. Con il caos globale, senza supporto mediatico, con pezzi di burocrazia ormai infeudati dalla destra, e un pezzo del mondo economico contro, senza un partito più strutturato dureremmo cinque giorni. Mi ha colpito la nomina al governo di Luigi Sbarra. Non la vicenda personale, il disegno politico: Meloni sta costruendo il suo blocco sociale e politico che resterà.


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