e topolino fece il saluto fascista
Strategie di propaganda. Indagando per il suo libro sulle matite Presbitero, Giovanni Renzi si imbatte in un album dove il mitico topo disneyano (e anche Minnie) si esibiscono nel braccio teso. Scoperta da raccontare
Giovanni
Renzi
Il Sole 24ore, 26 aprile 2026
Quando ho trovato questo piccolo album in una scatola di pastelli della Presbitero non ho fatto caso a due immagini, da colorare, che erano contenute all’interno; due immagine storiche! Il volumetto di 8 centimetri per 5 è un tipico album dedicato ai più piccoli con disegni da colorare che, normalmente, la Presbitero inseriva nelle scatole di pastelli.
Ma questo è particolare perché i disegni portano solo illustrazioni con Topolino e Minni.
Fin qui niente di nuovo. Conoscevo e ho già mostrato in Matite – Storia e pubblicità, sempre edito da Silvana editoriale, alcune scatole di pastelli che Presbitero produce con Topolino, Minni e altri personaggi della Disney. Presbitero, infatti, aveva in essere un contratto d’uso dei personaggi Disney tra il 1935 e il 1938. Ma prima di parlare di queste immagini storiche dobbiamo fare un passo indietro.
Topolino sbarca in Italia nel 1932. L’editore Nerbini pubblica una rivista in formato giornale (35 x 25) con otto pagine di fumetti e con il resto della rivista con racconti e articoli vari. Nello stesso periodo un’altra casa editrice, la Frassinelli, esce con due volumi con storie di Disney tradotte per l’occasione. Sembra che la diatriba giudiziaria che nasce tra le due società spinga verso una vittoria della Frassinelli ma in realtà si tramuta in un pareggio in quanto nessuno dei due contendenti poteva accaparrarsi in toto i diritti sull’oramai famosissimo topo.
Così Nerbini riesce ad avere tutti i diritti e Topolino ritorna nelle edicole. Ma la vittoria dura poco. Arnoldo Mondadori incontra una prima volta Disney nel 1934 e lo convince a cedergli i diritti. Nel 1935 Walt Disney arriva in Italia con il fratello e la famiglia. Si ferma nel nostro Paese dal 12 luglio fino al 25 dello stesso mese quando ripartirà dal porto di Genova sul traslatlantico Rex. In quei giorni si decise la storia di Topolino durante gli anni del regime fascista. Disney fu ricevuto sia formalmente che informalmente da Mussolini. I diritti passeranno alla Mondadori che, dopo aver stampato la biografia del Duce, aveva un peso importante all’interno del governo fascista.
Così, dopo aver pagato alla Nerbini una buonauscita per risarcirlo dei diritti persi con circa 300mila lire (pari a quasi 400mila euro di oggi), il primo Topolino della Mondadori esce l’11 agosto 1935.
Per capire l’importanza di Topolino in Italia negli anni 30 basta pensare a quanti prodotti venga associato il nome del famoso topo . La stilografica Topolino prodotta dall’Aurora di Torino, la 500 Topolino della Fiat o il disco più venduto nel ventennio fascista che non è “Faccetta nera” ma “Topolino in Abissinia”; un racconto su un vinile 78 giri veramente allucinante, a tre voci, di cui una impersona Topolino, un volontario fascista che parte per l’Etiopia sperando di ammazzare il più possibile etiopi per riuscire a fare una pelliccia per la madre o i rivestimenti della macchina per il padre (sempre con la pelle degli etiopi!). Il plagio dei personaggi di Disney su questo vinile, non autorizzato, è evidente ma fa ben capire la forza dell’immagine di Topolino nel nostro Paese. Fu dunque l’enorme successo e gradimento del pubblico che determinò che l’immagine di Topolino divenne, nell’Italia fascista, un simbolo da sfruttare anche per operazioni di propaganda politica.
Comunque sia, tornando alla Presbitero, la società milanese produttrice di cancelleria nota in particolare per il suo famoso marchio (una testa nel cui cranio erano conficcate parecchie matite) aveva ottenuto l’autorizzazione della Disney e in quegli anni commercializza diverse confezioni di pastelli colorati con le immagini di Topolino e Minni ma anche di altri personaggi Disney come il Lupo cattivo e i tre porcellini.
Mentre le immagini delle scatole sono fornite direttamente dalla Disney e vengono usate anche per scatole di pastelli in Spagna, le immagini interne al piccolo album sono probabilmente disegnate in Italia e mostrano Topolino e Minni che fanno il saluto fascista. Delle immagini veramente storiche, uniche, pari a quella, pubblicitaria ma anche un po’ satirica, che nel 1932 uscì sul giornale «The Hollywood Reporter», dove si vede un Mickey Mouse col braccio alzato sul modello fascista che arringa una folla oceanica con la scritta “Viva Mouse-olini”.
Nel 1938 terminano i diritti della Presbitero dell’utilizzo dei personaggi Disney. In quell’anno però, il poeta futurista Marinetti stila una lista di regole che i direttori di riviste sono caldamente consigliati, dal regime, ad accettare. Con l’aiuto del Minculpop (Ministero della cultura popolare) vengono abolite le importazioni di fumetti di origine straniera. Solo Topolino si salva grazie alla conoscenza diretta di Disney con Mussolini e del peso di Mondadori.
Topolino rimarrà in edicola fino al 1942 quando Italia e Stati uniti saranno in guerra una contro l’altra; poi dovrà aspettare la fine della guerra per ritornare nelle edicole. Guardando quei disegnini minuscoli che raccontano molto più dei manifesti ufficiali che tappezzavano le città italiane nel Ventennio, nell’innocenza di queste immagini, traspare la volontà – tipica del regime – di usare ogni mezzo, anche il più popolare, per costruire un immaginario coerente con la retorica fascista. Un Topolino che saluta “romanamente” vale più di mille editoriali, perché entra nel quotidiano e parla ai bambini, ai più piccoli, cioè al futuro.
È questo forse l’aspetto più sorprendente del piccolo album Presbitero: la sproporzione tra la dimensione del segno e la grandezza della manipolazione culturale che rappresenta. La sua piccolezza fa quasi tenerezza. Ma proprio quella piccolezza rivela qualcosa: quanto sia facile prendere un’immagine innocente e piegarla a una narrazione più grande di lei. Il regime aveva intuito prima di molti il potere dei simboli, dei personaggi popolari, di ciò che entra nelle case e nei giochi dei bambini.
La propaganda non si manifesta solo nelle piazze, ma anche nelle piccole cose: un vinile, una figurina, una scatola di pastelli. O un album alto cinque centimetri. Così quel gesto microscopico diventa enorme. Non perché Topolino saluti, ma perché qualcuno ha scelto di farglielo fare. E quelle matite non sono strumenti innocenti. Possono colorare un sogno, ma possono anche colorare un’idea. Dipenderà da chi le impugna.

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