giovedì 23 aprile 2026

Un hegeliano di Napoli

Giancristiano Desiderio
Biagio de Giovanni tra filosofia e politica Un secolo breve di passione civile
Corriere della Sera, 23 aprile 2026

 Il pensiero di Biagio de Giovanni si apre e si chiude all’insegna di Giambattista Vico. Si era laureato in giurisprudenza all’università di Napoli «Federico II» con una tesi sulla filosofia del diritto del grande autore de La scienza nuova e tre anni fa aveva provato a chiudere il cerchio con Giordano Bruno, Giambattista Vico e la filosofia meridionale. Ma siccome la vita, fino all’ultima ora, non è mai definitiva, aveva pubblicato altri testi e proprio l’altro giorno era uscito il suo ultimo libro: La filosofia e i totalitarismi europei tra XIX e XX secolo (Editoriale Scientifica, come il precedente). La sua opera, molto ricca ed espressione di una vita laboriosa, è caratterizzata da una forte tensione teoretica aperta sulla vita civile o, come diceva lui riecheggiando Hegel, sulla «scissione» della storia. Insomma, i due grandi amori d’intelletto e di passione civile della sua vita sono stati la filosofia e la politica.

Biagio de Giovanni era nato a Napoli il 21 dicembre 1931 e nella sua città natale si è spento ieri a 94 anni. Dunque, una vita molto lunga, quasi un secolo di storia che, a guardarlo a volo d’uccello, ha in sé una dittatura, un conflitto mondiale, una guerra civile, una repubblica dei partiti, la fine del comunismo, il sogno europeo e il ritorno della guerra in un mondo che ne sembrava, ormai, immune. Biagio de Giovanni ha attraversato questi cento anni d’inquietudine con il suo pensiero che proprio dell’inquietudine ha fatto la cifra essenziale. Infatti, i suoi pensatori di riferimento sono stati senza dubbio Marx e Gramsci, per poi soffermarsi su Spinoza e riprendere il filone speculativo e, insieme, civile della «filosofia meridionale» ed europea di Bruno, Vico e Croce; tuttavia, il filosofo che lo ha maggiormente attratto e gli ha dato da pensare è stato Hegel che — come scriveva lui stesso — «più di tutti ha rappresentato l’immagine della coscienza europea moderna». Queste parole le troviamo in uno degli ultimi e, forse, più intensi libri di de Giovanni: Libertà e vitalità. Benedetto Croce e la crisi della coscienza europea (Aracne) che sviluppa la prolusione dell’anno accademico 2016/2017, Il concetto speculativo della libertà in Benedetto Croce, tenuta nella sede dell’istituto italiano per gli Studi storici il 21 novembre 2016, e il seminario La crisi del pensiero eurocentrico: Croce, Schmitt, Gramsci del gennaio 2017. Anche in questo caso, la presenza dello studioso alla «scuola di Croce» fu un ritorno a casa perché nel 1954/1955 il giovane de Giovanni frequentò l’istituto Croce tra i titolari di borse e premi.

Laureatosi alla «Federico II» ne è poi diventato docente ma ha anche insegnato a Bari, a Salerno per poi ritornare a Napoli come docente di Dottrine politiche presso l’orientale, istituto accademico del quale è stato rettore dal 1987 al 1989. Prima di assumere la guida del rettorato aveva diretto per cinque anni «Il Centauro», rivista di filosofia e teoria politica con la quale collaboravano Massimo Cacciari, Umberto Curi, Angelo Bolaffi, Giacomo Marramao, Roberto Esposito. Ancora una volta, era chiara l’ispirazione del suo lavoro: pensiero e azione nel tentativo di mettere in comunione il più possibile filosofia e politica ma nella consapevolezza dell’impossibilità di realizzare quella «filosofia della prassi» che fu il sogno di Gentile e di Gramsci trasformatosi inevitabilmente nel Novecento nell’incubo totalitario. Del resto, de Giovanni, che a quindici anni leggeva, per sua confessione, già Hegel, proveniva da una formazione idealistica di stampo gentiliano e la sua coscienza filosofica e politica subì da subito una «scissione» e nacque proprio sotto il segno del trauma e del conflitto. Nella giovinezza de Giovanni era animato da fede monarchica e l’11 giugno 1946, nella sua Napoli che era legata a Casa Savoia, partecipò — come lui stesso ebbe modo di ricordare, si veda l’articolo di Antonio Carioti «I dimostranti monarchici abbattuti dalla mitraglia», «Corriere» del 7 marzo 2012 — ai fatti di via Medina in cui ci furono centinaia di feriti e nove morti tra le file dei monarchici.

L’impegno politico di Biagio de Giovanni nel tempo della sua maturità si è concretizzato nell’elezione nel 1989 al Parlamento europeo nelle file del Pc, quindi nuovamente eletto nel 1994 con l’allora Partito democratico della sinistra. La sua «inquietudine» in questo caso si esprimeva nel tentativo di tener viva e desta un’espressione riformista della sinistra che sfocerà nell’adesione alla Rosa nel Pugno, concepita e voluta da Marco Pannella, Emma Bonino, Enrico Boselli, che riuniva laici, socialisti, liberali, radicali. La vita politica e la vita filosofica sono state nel pensiero di de Giovanni in continua relazione e tensione. Per capirlo basterebbe dare anche solo uno sguardo alla sua bibliografia: Hegel e il tempo storico della società borghese (De Donato, 1976), Marx e la costituzione della praxis (Cappelli, 1984), Marx dopo Marx (con Gianfranco Pasquino, Cappelli, 1985), L’ambigua potenza dell’europa (Guida, 2002), La filosofia e l’europa moderna (il Mulino, 2004), Hegel e Spinoza (Guida, 2011), A destra tutta. Dove si è persa la sinistra? (Marsilio, 2009) e si potrebbe continuare. Tuttavia, pur in questo rapporto stretto tra pensiero e azione, in de Giovanni vi è riconoscibile un primato del pensiero come autocoscienza hegeliana e come consapevolezza inevitabile della «scissione» tra cultura e politica con cui entrambe, la cultura in un modo e la politica in un altro, devono fare i conti se vogliono tener viva e libera la società civile. «Ho sempre pensato — scriveva in un suo intervento sul “Corriere del Mezzogiorno” del 16 gennaio 2024 —, in accordo con Emanuele Severino, che l’idea di Europa si formi attraverso la lotta tra le filosofie, sono esse che rendono viva, spesso tragicamente, l’idea di sé». Ma Severino credeva che la figura del tragico fosse oltrepassabile, mentre de Giovanni riteneva che nel tragico era, è, necessario vivere e pensare.

Nessun commento:

Posta un commento