La raccolta di saggi
Stefano De Matteis
Il Sole 24ore, 29 marzo 2026
Forse dovremmo tutti avere un dono molto particolare, quello dell’obliquità. No, non è un refuso, non volevo scrivere ubiquità, ma semplicemente seguire l’ultimo importante insegnamento di Carlo Ginzburg.
Che proprio nella capacità di vedere e interpretare in modo obliquo ci indica la strada per scorgere ciò che si nasconde dietro, per leggere in trasparenza le reti degli avvenimenti, per riconoscere e ricostruire la catena dei riferimenti celati in un atto individuale, un’azione collettiva, un fatto sociale, un testo. E dato che «l’accesso al passato è sempre mediato, e quindi sempre parziale», bisogna munirsi dell’attrezzatura adatta. Non a caso, uno dei libri più originali e innovatori – che indirizzò il giovane Ginzburg al mestiere di storico e su cui torna di continuo – è I re taumaturghi in cui Marc Bloch affronta «in maniera obliqua» il tema della monarchia sacra e offre «la possibilità di studiare un fenomeno così vasto attraverso un caso circoscritto e anomalo». Nello stesso tempo, Ginzburg afferma la necessità, tra i libri ancora non scritti, di produrre riflessioni che seguano «strategie oblique», come ad esempio quelle messe in atto da Mario Praz in La carne, la morte e il diavolo nella letteratura romantica. Solo che per riuscirci c’è bisogno di erudizione, conoscenza e tanto, tanto lavoro minuzioso: una pratica da microstorici, che però hanno ben presente come da quel particolare si possa risalire al generale.
Nella varietà dei saggi che compongono Il vincolo della vergogna (sottotitolo, Letture oblique), si intrecciano le lezioni dei maestri (Momigliano, Auerbach, Spitzer, Warburg…) che permettono a Ginzburg di applicare strategie e pratiche interpretative per risalire da un libro, famoso o (quasi) dimenticato, alla genealogia culturale in cui è inserito e a quella che l’ha prodotto. Impariamo così a leggere tra le righe, nel confronto tra Cantimori e Strauss, oppure a ripensare agli amati Levi e Calvino a partire dalla “zona grigia” in cui vittime e carnefici, giustizia e ingiustizia si incontrano. E da qui, da Levi soprattutto, si dirama un altro percorso che attraversa l’intero libro e riguarda quel vincolo che tiene assieme le comunità nazionali, e che non sta tanto nell’orgoglio quanto nella vergogna. All’opposto, viene ricostruita l’ambigua eredità di Mircea Eliade, di cui Ginzburg esamina il passato filofascista del secondo Dopoguerra: dalle pagine del diario alle opere maggiori emergono i contatti, i prestiti e gli scambi con scrittori del tempo (da Mann a Freud a Kerenyi) e la vicinanza a quell’irrazionalismo che spinse verso quell’orribile “nuovo ordine mondiale” e portò alla Shoah.
Si tratta di lavorare e leggere le stratificazioni e, con occhio allenato, affrontare un fenomeno ricorrente nella ricerca: seguire i pensieri e le pratiche, le azioni e le spinte che, dettate dall’emergenza di un’idea destinata apparentemente a scomparire, riaffiora e si ripresenta sotto altre vesti.
Oggi, per fortuna, molta della produzione di Ginzburg, possiamo leggerla come una riflessione “unica” e ramificata, grazie alle riedizioni dei suoi capolavori (dai Benandanti a Storia notturna), ma anche grazie alle raccolte di saggi che ci permettono di cogliere la più ampia costellazione del suo pensiero: tra le punte d’iceberg delle opere principali, i saggi definiscono una sorta di rizoma, di universo unico dal respiro ampio e profondo, dove sono evidenti gli intrecci tra le radici.
Ma c’è un’altra considerazione da fare. Il vincolo della vergogna è il più recente libro che raccoglie i saggi prodotti da Ginzburg negli ultimi vent’anni in cui mette a fuoco una sorta di convergenza tra il mestiere dello storico che lavora su fonti e archivi e il proprio tracciato autobiografico. Se nelle pubblicazioni (o ripubblicazioni) precedenti le riflessioni sulle spinte personali, le occasioni, le scelte operate e la dittatura del caso erano delegate a prefazioni o conclusioni, in questo caso sono addirittura dichiarate. E permettono di trovare nessi e connessioni tra i soggetti e gli eventi che si analizzano e la vita dello studioso. Come guardarsi a uno specchio. Basta leggere, ad esempio, le pagine dedicate al Saggio sul dono di Marcel Mauss dove emerge il vincolo che tiene assieme i protagonisti, gli avvenimenti e chi li ricostruisce: «Per gli storici… la verità soggettiva degli attori può e deve entrare a far parte della ricostruzione complessiva, sollecitata dalle domande dell’osservatore. La soggettività di quest’ultimo dev’essere continuamente corretta, ma è ineliminabile. È un veleno, ma anche una risorsa – un dono».
Anche in questo caso una sorta di sottotesto collega i vari saggi e riguarda proprio quel «rischio tragico – che Ginzburg esplicita ricorrendo alle parole di Claude Lévi-Strauss – che insidia costantemente l’etnografo» e che è quello di proiettare la propria soggettività nella società che studia. La soluzione va cercata in un terreno speciale, «quello su cui l’oggettivo e soggettivo s’incontrano, cioè l’inconscio». Nel lavoro di Ginzburg, è possibile trovare una importante adesione, tra le parole di Lévi-Strauss e quanto aveva affermato altrove: in un mondo sconosciuto la ricerca fa sì che «agire significa anche (non dirò soprattutto) essere agiti». Una questione, questa, che evidenzia quello «scarto tra le intenzioni di chi scrive (o agisce) e i risultati di ciò che ha scritto (o fatto)».
Ancora più esplicito è stato nella postfazione dei Benandanti: «Cercare di capire, approfittando della contiguità tra il me stesso di ora e il me stesso di allora, perché – per quali motivi, consci e inconsci – avevo fatto le scelte che mi avevano portato a scrivere questo libro. Sottolineo l’elemento inconscio, che mi pare ignorato… il mio è stato, dunque, un esercizio di autoanalisi». E in questo ritorna, in maniera neanche tanto celata, un altro dei suoi maestri fin da quando aveva individuato nel Mondo magico uno dei testi di riferimento, e che fin dagli inizi della carriera lo incoraggiò a proseguire, Ernesto de Martino, quando scrive che ogni storia è autobiografia.
Carlo Ginzburg
Il vincolo della vergogna. Letture oblique
Adelphi, pagg. 276, € 28
Carlo Ginzburg
Il vincolo della vergogna. Letture oblique
Adelphi, pagg. 276, € 28

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