tutti
quelli capaci a scrivere versi d’eros e seduzione
Antologie
Paolo
Albani
Il Sole 24ore, 5 aprile 2026
A volte ritornano. È quel che si dice, non solo di cose, persone o situazioni del passato, spesso spiacevoli o dimenticate, che riappaiono all’improvviso nel presente, ma anche delle ristampe. Di recente, un’antologia della poesia erotica italiana, La passion predominante, a cura di Guido Almansi e Roberto Barbolini, uscita in un bel cofanetto da Longanesi nel 1986, viene riproposta da Bibliotheka Edizioni, stesso titolo e stessi curatori, con qualche nuovo inserimento.
Solo che ora, nell’edizione riedita, il libro ha una prefazione di Barbolini (detto «il Barbo», come Manganelli era detto «il Manga» dagli amici), che già nel titolo, Coito Ergo Sum (prelievo dal freddurista Marcello Marchesi), allude all’esplorazione di un tema passionale, turbolento, che, condito in varie sfumature, ha segnato secoli di poesie dedicate all’attività più umana degli uomini, il sesso, «divinità oscura e misteriosa».
La prefazione del Barbo, scrittore inconscio, irresponsabile, torrenziale, sempre eccessivo, «un Fellini della scrittura, dove la scrittura c’è finché dura (e non smette mai)» (parola di Cesare Garboli), si apre con un’arguta citazione presa da Woody Allen: «Il sesso è stata la cosa più divertente che ho fatto senza ridere», cui ne segue un’altra, pungente e fantasiosamente realistica, del mitico Enzo Ferrari: «La fatica è tanta, il piacere dura poco, e la posizione è ridicola».
Le poesie antologizzate, in cui si canta la Monna Mona, e non le gesta di eroi antichi o di cavalieri in armi, spaziano dal Duecento fino a oggi, partendo da Cielo d’Alcamo, esponente della Scuola siciliana fiorita presso la corte sveva, un tempo conosciuto come Ciullo d’Alcamo (assonanza, fa notare il perfido Barbo, con il verbo “ciulare”, fare sesso in milanese), per arrivare fino alle pagine dei contemporanei Delfini, Flaiano, Pasolini, Arbasino, Raboni, Valduga e tanti anonimi, cultori delle parti più intime della bellezza anatomica umana.
Nell’antologia troneggia, e non potrebbe essere altrimenti, il gotha, il meglio dell’erotismo poetico nostrano, mi riferisco, tanto per citare i più famosi, al focoso Pietro Aretino, a Giorgio Baffo, «poeta monologico», campione dell’osceno, a Giuseppe Gioacchino Belli, che non disdegna le ragazze chiappute, oltre al Giambattista Marino, «tra i massimi poeti erotici di ogni tempo», come scrive Almansi introducendo La passion predominante.
Né mancano testi di altri grandi scrittori, veri e propri monumenti letterari, come Dante cui viene attribuito il poemetto erotico Il Fiore, Boccaccio, Ariosto, Parini, Alfieri, Pascoli, d’Annunzio, Gozzano, Palazzeschi, Campana, ecc.
In questo contesto, a dir poco piccante, il recensore curioso non può che eccitarsi e mettersi alla ricerca di scoop, di prelibatezze poco note, di presenze insospettabili. È il caso, ad esempio, del poeta siciliano Domenico Tempio (1750-1821) che, introvabile nelle antologie scolastiche, tratta temi licenziosi, come le varie posizioni in cui “futtunu / li nobili milordi”, o di Pietro Celestino Giannone (1791-1872), patriota modenese, amico e sodale di Mazzini, che scrive un poema crittografato che si credeva di argomento politico, mentre invece, decifrato nel 2015 da due matematici, si rivela un poema erotico di un’oscenità inaudita.
Altra sorpresa (almeno per me) è scoprire nell’antologia del duo Almansi-Barbolini, fra le pieghe di alcune poesie che anticipano moduli crepuscolari, il caro, buon Edmondo De Amicis (di cui da poco ho divorato il formidabile La lettura del vocabolario), l’autore di Cuore, «ambiguo capolavoro – scrivono i curatori di La passion predominante – della letteratura sadica mondiale».
I libri non vivono mai da soli. Ne richiamano altri, a loro affini, contigui per i motivi più disparati. A me, per dirne uno, La passion predominante ha ricordato un testo, semi-sconosciuto, di Stephen Blacktorn intitolato in modo esplicito: Sesso. Piccola enciclopedia universale di fantasesso (Dellavalle Editore 1970), in cui sono affrontati i contenuti erotici della letteratura fantascientifica, le invenzioni fantasessuali presenti nelle maggiori opere di fantascienza. In altre parole, il libro muove dalla domanda: come copulano gli alieni?
Il libro, davvero singolare, ricco di voci esilaranti di agevole consultazione, documentatissimo, ha una brillante prefazione firmata da Sebastiano Vassalli, accreditato anche come traduttore, ma in realtà – fate attenzione, colpo di scena! – ne è il vero autore sotto lo pseudonimo di Stephen Blacktorn.
La
passion predominante
a cura di Guido Almansi e
Roberto Barbolini
Bibliotheka,
pagg. 498, € 25

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