Marcello Flores
Putin ha invaso anche il dizionario
Corriere della Sera La Lettura, 19 aprile 2026
Per capire la Russia di Vladimir Putin non è tanto utile la geopolitica — che il regime utilizza come giustificazione delle proprie azioni — quanto la storia, nella sua dimensione più ampia, non solo politica o socioeconomica, ma anche culturale. Gian Piero Piretto, che è uno dei maggiori e più originali studiosi di cose russe, della sua cultura nei suoi aspetti più vari (dalla letteratura alle mentalità, dai monumenti alle memorie, dai funerali alla propaganda visuale) pubblica adesso un libro magistrale, prendendo come spunto venti parole russe, spesso di difficile traduzione ma fondamentali per la comprensione storica dell’identità collettiva russa, del popolo e delle istituzioni del potere.
Se la parola che abbiamo maggiormente incontrato in questi ultimi tempi, cercando di comprenderne la complessità e sfaccettatura, è il Rússkij mir (mondo, pace, comunità russa), non pensavamo che una dimensione altrettanto profonda e ricca di aspetti storici, filosofici, religiosi e politici si potesse trovare in toská (malinconia, struggimento angoscia), in smirénie (remissiva accettazione, umiltà interiore), in chámstvo (arroganza gratuita), in póšlost’ (volgarità etica, banalità) o nelle più apparentemente comprensibili nostal’gíja (nostalgia per il passato) o pobéda (vittoria). Per non parlare della Rússkaja duša (anima russa), del prostór (spazio sconfinato), del juródivyj (folle in Cristo), della ikóna (icona) e delle altre nove parole.
In Il Paese di Putin Piretto scava e intreccia la storia russa del Sette-, Otto- e Novecento attraverso termini che illuminano le sue vicende da Pietro il Grande a Stalin e anche oltre, dove il peso dell’eredità del confronto tra slavofili e occidentalisti s’intreccia con le riflessioni filosofiche, le diatribe religiose, oltre che con gli sconvolgimenti sociali e politici. La «pluralità originaria» di queste parole si riempie di mentalità che si modificano, di letture diverse dal basso (il popolo) o da parte delle istituzioni, permettendo di ricostruire una sorta di sintetica storia culturale della Russia in cui sono presenti tutti i grandi scrittori (da Gógol’ a Dostoévskij, da Cechov ad Achmátova, da Púškin a Tolstój), i filosofi (da Berdjáev a Bulgákov e Florénskij), gli intellettuali (da Belínskij a Hérzen), registi come Ejzenštéjn o Tarkóvskij e cantautori come Okudžava. Questa lettura a più livelli permette di seguire la dinamica semantica acquisita da queste parole, le loro modifiche e adattamenti, rendendole capaci di illuminare la storia più complessiva di un Paese alla incessante ricerca di una propria identità, spesso non univoca ma piena di opzioni diverse e contrapposte. La presenza — come altro da cui guardarsi o in cui specchiarsi o come alternativa strutturale profonda, culturale e sociale soprattutto — dell’Occidente, a partire dalle memorie del marchese de Custine del 1843, si solidifica nel tempo come contrapposizione alla Russia profonda, ai suoi valori tradizionali, alla sua unicità religiosa e messianica.
La novità più originale che Piretto utilizza in questo straordinario lavoro di storico di parole, idee, mentalità, è di collegare ognuno dei termini prescelti all’uso che ne è stato poi fatto nel XXI secolo, nell’era di Putin: dallo stesso dittatore ai suoi filosofi, dai religiosi con cui si è alleato, a partire dal patriarca Kiríll, agli artisti che fanno ampio uso dell’estetica religiosa ortodossa. In questi venticinque anni vi è stato un progressivo riduzionismo e impoverimento di quelle parole — che avevano avuto in passato una marcata pluralità — piegate all’uso politico, ideologico, autoritario e financo terroristico per ricostruire una mentalità e una memoria storica comuni, capaci di soggiogare il consenso e impedire quell’approccio critico e molteplice che aveva caratterizzato l’intera storia russa, spesso anche negli anni più bui dello stalinismo.
Si tratta di un libro per capire la Russia, ma anche per capire perché molti, anche da noi, si ostinano a non voler capire la tragica novità rappresentata dalla Russia di Putin.
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