Michele Farina
Dal web a Don Winslow: diversivo per il consenso
Corriere della Sera, 27 aprile 2026
«Come si mette in scena un attentato al presidente?». Tre giorni fa la Cnn aveva fatto un servizio molto dettagliato su un tema tornato caldo anche tra il popolo Maga deluso dalla deriva guerresca di Trump. Gente come il comico Tim Dillon, che aveva fatto campagna per The Donald, si è messa a pungolarlo: «Ammettilo che a Butler è stato tutto una messa in scena». Se i complottisti (anche di destra) ora mettono apertamente in dubbio il tentato omicidio di Trump al comizio in Pennsylvania nel 2024 (otto proiettili, il sangue all’orecchio, la vittima accanto, il killer ucciso), figuratevi cosa stanno scrivendo nelle ore successive agli spari dell’altra sera al Washington Hilton.
«Staged, or not staged», questo è il dilemma che corre sui social (e non solo). La rivista Wired ne ha dato conto: «Influencer, opinionisti e gente comune stanno accendendo il dibattito su X (l’ex Twitter) e Instagram. Su Bluesky, social tendenzialmente di sinistra, un sacco di persone rilanciano la parola STAGED», in maiuscolo, alla moda di Trump. Va forte la clip della corrispondente della Fox Aishah Hasnie che, prima degli spari, raccontava dell’avvertimento arrivato dal marito della portavoce presidenziale Karoline Leavitt: «Mettiti al sicuro». Angelo Carusone, presidente di Media Matters, commenta: «Questa è davvero grossa». Girano le immagini del segretario alla Guerra Pete Hegseth che in mezzo al caos se la ride di gusto accanto a una rilassata Leavitt. Mentre l’opinionista Keith Olbermann da X ironizza sulla sfilza di repubblicani che plaudono alla necessità di fare la Sala da Ballo voluta da Trump alla Casa Bianca come se fosse un bunker scaccia-attentati: «No, questa roba non è sospetta, assolutamente no». Il complottista di estrema destra Alex Jones non esclude che sia tutto staged. L’ex amica e ora nemica di Trump, Marjorie Taylor Greene, commenta sibillina: «Su questo Cole Allen (lo sparatore, ndr) stanno uscendo cose interessanti».
La Rete, si sa, è patria di complottisti anonimi. E per l’attentato di Butler c’è chi giura che persino il sangue di Trump fosse fake, prodotto di un trucco cinematografico. Ma questa volta, per l’attacco all’hilton, anche uno che di fiction se ne intende, lo scrittore di polizieschi Don Winslow, ha rilanciato un post che aveva scritto sei giorni fa: «Prevedo seri diversivi da parte dell’amministrazione per distogliere l’attenzione dai fallimenti su tutti i fronti». Come dire: detto, fatto. Staged, or not staged, Edward Luce, tra i commentatori più autorevoli del Financial Times, ha tirato la stoccata: «Da questa storia Trump vuole uscire da eroe, e noi media lo aiuteremo ad andare in buca: più facile di così». Al che il trumpiano Richard Grenell, ex direttore della National Intelligence, lo ha bacchettato: «Luce è un estremista che ha chiamato gli estremisti ad agire. Finché gente come lui non si ferma, la situazione peggiorerà».
Dopo l’attentato di Butler lo stesso Luce aveva scritto: «Ecco, adesso ogni critica a Trump sarà dipinta dai Maga come un’istigazione a ucciderlo. Un tentativo orwelliano di silenziare ciò che rimane dell’opposizione alla sua scalata verso il potere».
Oggi l’opposizione si annida anche in una parte del popolo Maga, quella che magari nutre dubbi (senza prove) sul fallito attentato all’Hilton. La retorica del sopravvissuto che il presidente ha subito imbracciato dal palco della Casa Bianca basterà a rivitalizzare i delusi? Oppure il vecchio copione usato dopo Butler questa volta non funzionerà?
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