Paolo Di Stefano
Apollinaire e la gelosia per Lou. "Sei una squisita bugiarda"
Corriere della Sera, 19 agosto 2011
C' è di che perdere la testa a seguire gli slanci sentimentali ed
erotici di Guillaume Apollinaire, il poeta francese di origine polacca
passato alla storia come il genio dell' avanguardia surrealista di
inizio Novecento. In realtà è lui il primo a perdere la testa: per
Geneviève-Marguerite-Marie-Louise de Pillot de Coligny-Châtillon, detta
Lou, la contessina incontrata in una fumeria d' oppio di Nizza la notte
tra il 27 e il 28 settembre 1914. Non più giovanissima, con i suoi 33
anni, sposata e divorziata, legata a un uomo che chiama Toutou, pure
lui destinato al fronte come il futuro poeta dei
Calligrammi . Il quale,
francese d' adozione ma ardente patriota, sin dall' inizio della guerra
aveva chiesto di essere arruolato volontario, ottenendo l'
autorizzazione a unirsi al reggimento d' artiglieria solo l' 8 dicembre.
Proprio due giorni prima che la sua Lou (che in francese suona come
«loup», cioè «lupo») lo raggiungesse a Nîmes. Ma la prima di una
lunghissima serie di lettere (pubblicate in Italia da Archinto nel 1999
con il titolo
Lou, mia regina, a cura di Vittorio Orsenigo) risale allo
stesso 28 settembre, ed è una dichiarazione d' amore senza mezzi
termini. Non sono passate ventiquattr'ore dal primo incontro nella casa
d'estasi provenzale e già il poeta parla di «fremiti tanto
deliziosamente puri» nel ripensare al sorriso, alla voce, allo sguardo
della cerbiatta che però non tarda a diventare scoiattolo in fuga verso
relazioni multiple. Un amore non del tutto ricambiato sul piano
sentimentale, ma che non esclude picchi di travolgente passione carnale.
Guillaume sapeva bene di non poter contare sulla fedeltà di Lou, patti
chiari e amicizia lunga: troppo libera e desiderosa di vita, la
contessina, circondata com'era da schiere di spasimanti (che nelle
lettere sono i «beati») in lista d'attesa e non certo respinti, anzi
via via accolti con generosità. Eppure Guillaume non molla, non lascia
trapelare gelosie, insiste, chiede notizie di Toutou, implora l' amante
di non mentirgli, accetta con malcelata rassegnazione la sua
versatilità e i suoi capricci, a tratti gioca anche lui il gioco dei
doppi sensi, dei languidi sottintesi, delle allusioni libertine. Sicché
le lettere si inarcano in inni eccelsi alla «cara divinità del mio
cuore», al «mio gelsomino, mia bacca d' alloro», in toni struggenti da
amor cortese, ma non tralasciano di soffermarsi, con resoconti puntuali,
sull' evocazione delle due notti di follia a Nîmes, sul ricordo del
corpo di lei «squisito e saporoso», su «quelle parti che ho così ben
sbattute», sul «caro umidore della grotta misteriosa dove si rintana la
voluttà» con risvolti di fantasticherie sadiche. Intanto però
Apollinaire, nei primi giorni del 1915, ha incontrato in treno la
giovane bellissima Madeleine Pagès, con la quale si fidanzerà in agosto.
Eppure, anche se la rottura con Lou si è consumata da mesi e dall'
ultimo incontro di marzo si sono ripromessi di restare buoni amici, il
povero artigliere finito nella foresta delle Argonne non cessa di
scriverle, appena può, lettere appassionate dal fronte, vergate nel
fango o su un tronco di quercia, sotto le cannonate degli «schifosi
crucchi», alla luce di una lampada attaccata al fil di ferro e
penzolante da una bottiglia o al chiarore di uno stoppino tremolante
acceso con grasso di bue. Ed è qui che nelle lettere si mescolano l'
angoscia e il fervore esaltante del combattimento, un'improbabile
esibizione di coraggio («le granate non mi fanno la minima
impressione»), le cronache delle estenuanti manovre militari, dei pasti
consumati in fretta, della solidarietà con i commilitoni. E insieme agli
slanci lirici del poeta concentrato sui suoi componimenti amorosi
(dedicati comunque a Lou), non cessano i vagheggiamenti erotici e il
ricordo di certe «graziose porcherie». Né mancano le ansie per la donna
rimasta sola (si fa per dire) a Parigi, bisognosa d' aiuto: «ti manderò
del denaro appena lo avrò incassato». E se Lou gli comunica di avere
un dente cariato, Guillaume le consiglia di rivolgersi al suo
odontoiatra assicurandogli che pagherà lui al ritorno dal fronte. Se Lou
non sa dove soggiornare, Guillaume le concede di rifugiarsi nella sua
colombaia (dove per altro la «cerbiatta» non negherà poi di aver
organizzato qualche allegro festino con amici). In cambio il poeta le
chiede notizie della sua gatta Pipe, «una bestiolina molto dolce», e le
commissiona qualche ricerca bibliografica. Si insinua ancora qua e là un
velo di gelosia per la leggerezza di quella «squisita bugiarda» che
trova sempre il modo per divertirsi: Apollinaire cerca comunque la sua
complicità, la implora di sollevargli il morale con i suoi racconti
licenziosi, le promette pensieri notturni molto intimi, le manda «baci
appassionati, folli». L' ultima lettera alla contessa de
Coligny-Châtillon è del 18 gennaio 1916, spedita dal fermo posta di
Lunéville. Il soldato semplice, intanto, era diventato sottotenente. Il
17 marzo, disteso a leggere in trincea, verrà ferito in testa dallo
scoppio di una granata. Il 10 maggio subirà una trapanazione al
cervello, ma la febbre spagnola se lo porterà via il 9 novembre 1918 con
il ricordo struggente e ardito della sua fumatrice di oppio.
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LA CHIAMAVANO LOU
Ci sono lupi di ogni sorta
Io conosco il più disumano
Il mio cuore che il diavolo con sé porta
E che ha deposto alla sua porta
Non è che un giocattolo nelle sue mani.
I lupi un tempo erano fedeli
Come lo sono le tortore
E i soldati delle belle donne amanti
Nel loro ricordo galanti
Così come i lupi erano dolci.
Ma oggi i tempi sono peggiorati
E i lupi sono tigri diventati
E i Soldati e gli Imperi
I Cesari sono diventati Vampiri
Come Venere sono crudeli.
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Penso
a te mio Lou il tuo cuore è la mia caserma
I miei sensi sono i
tuoi cavalli il tuo ricordo la mia erba medica
Il cielo questa
sera è pieno di sciabole di speroni
Gli artiglieri se ne vanno
nel buio carichi e solleciti
Ma accanto a me vedo
continuamente la tua immagine
La tua bocca è l'ardente ferita del
coraggio
Risplendono nella notte le nostre fanfare come la tua
voce
Quando sono a cavallo tu trotti accanto a me
I nostri
75 sono graziosi come il tuo corpo
E i tuoi capelli sono rossicci
come il fuoco di una granata che esplode
al nord
T'amo le tue mani e i miei ricordi
Improvvisamente ridestano allegra una fanfara
Dei soli a turno si mettono a nitrire
Siamo i battifianco di scuderia su cui scalciano le stelle
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Un'antenata di questa Louise, e sua omonima, è la figura centrale di un bel romanzo uscito da Bollati Boringhieri qualche anno fa.
Louise. Canzone senza pause di Eliana Bouchard,
terzo al Premio Campiello del 2008, narra le vicissitudini di Louise de
Coligny, ugonotta scampata alla strage della notte di San Bartolomeo del
24 agosto 1572.