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lunedì 9 marzo 2026

Un Khamenei non vale l'altro

Hamdam Mostafavi
Guerra in Iran: Mojtaba Khamenei, il nuovo leader supremo, la scelta della sfida

Libération, 9 marzo 2026

Mojtaba Khamenei. Nella famiglia del tiranno, prenderò il figlio. Cosa significa la scelta di quest'uomo , che non ha né i requisiti religiosi né la legittimità popolare, per la posizione più importante nella Repubblica Islamica? Perché proprio lui, relativamente giovane (56 anni), invece di uno degli 88 membri dell'Assemblea degli Esperti, un organismo composto da personalità religiose incaricato di eleggere la Guida Suprema?

Ciò che questa scelta dimostra è che questo regime è religioso solo di nome. Come una creatura che ha superato il suo padrone, le Guardie Rivoluzionarie ora governano di fatto il paese, al punto da controllare persino il nome del loro rappresentante religioso. Onnipresenti nella sfera politica ed economica, hanno conquistato l'ultimo strato: la sfera religiosa. Le Guardie Rivoluzionarie hanno immediatamente giurato fedeltà alla nuova Guida Suprema. Nulla nel destino del paese sfugge al loro controllo. Mojtaba era il loro candidato, quindi Mojtaba è stato scelto, contro ogni logica, logica religiosa e persino ideologica. Come suo padre al momento della sua elezione nel 1989, il figlio è privo di una base religiosa. Come suo padre, potrà compensare con il peso conferitogli dal sostegno delle Guardie. Come ha fatto questo regime, fondato per detronizzare una dinastia, a finire per diventare esso stesso una dinastia?

Questa scelta rappresenta la continuità, l'idea che, nonostante la guerra, nonostante la morte della figura paterna, il Paese rimanga lo stesso e che nulla possa scalfire le politiche attuate negli ultimi quattro decenni. Dal 1981, c'è sempre stato un Khamenei alla guida del Paese. Prima, Ali il padre , presidente della Repubblica dal 1981 al 1989 prima di diventare Guida Suprema alla morte di Khomeini, e ora Mojtaba, secondogenito della Guida Suprema, che è diventato Guida Suprema nelle circostanze più pericolose che questo regime abbia mai affrontato dalla sua fondazione. Il nome Khamenei invia un messaggio a tutti gli iraniani che hanno gridato "Morte a Khamenei", che hanno applaudito dalle loro finestre in memoria delle vittime del massacro dell'8 e 9 gennaio. Dice loro che il loro slogan è futile e che un Khamenei può sostituirne un altro.

Infine, questa scelta è, ovviamente, una sfida di fronte all'aggressione straniera. Una sfida agli israeliani, che avevano già annunciato mercoledì che la nuova Guida Suprema sarebbe stata "un bersaglio". È anche una scelta di sfida nei confronti degli americani, dato che Donald Trump, che rivendicava il diritto di avere voce in capitolo nella nomina della nuova guida iraniana, ha avvertito domenica che la nuova Guida Suprema iraniana "non durerà a lungo" senza la sua approvazione, ancor prima che il suo nome fosse reso pubblico.

Perché le autorità iraniane sanno che rivelare il nome di Mojtaba significherebbe rischiare la sua morte quasi immediata. Hanno aspettato diverse ore prima di renderlo pubblico, senza dubbio per garantire la sua sicurezza, supponendo che ci fosse ancora un posto sicuro nel Paese. Un altro martire del regime, già a una settimana dalla morte del padre?

domenica 22 giugno 2025

L'ora dei pasdaran

Mohammad Pakpour


Pergiorgio Pescali
Gli scenari del dopo Khamenei: il potere ai pasdaran (che vogliono l'atomica)
Avvenire, 22 giugno 2025

La prospettiva di un trasferimento di potere dall'ayatollah Ali Khamenei al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (Pasdaran, Irgc) rappresenta uno degli scenari più plausibili per il futuro dell'Iran oltre che una trasformazione epocale del sistema politico iraniano. Con Khamenei ormai 85enne e in condizioni di salute incerte, la questione della successione assume carattere di urgenza strategica. In questo senso andrebbero le decisioni prese, o fatte prendere, alla Guida suprema: avrebbe trasmesso temporaneamente alcuni suoi poteri esecutivi al Consiglio supremo dei Guardiani.

Almeno secondo quanto ha riportato Iran International, sito e tv legati ad ambienti dell'opposizione iraniana in esilio. La decisione sarebbe stata presa per le difficoltà a gestire la linea di comando in tempo reale dal bunker in cui Khamenei risulta essere stato trasferito con la famiglia, compreso il figlio Mojtaba, indicato da molti come potenziale erede. Versione che il New York Times ieri ribalta, escludendo il figlio dalla terma che la Guida avrebbe indicato all’Assemblea degli Esperti.

Il vantaggio delle Guardie sul clero sciita risiede primo fra tutti nella sua struttura unificata. Mentre i chierici di Khamenei detengono potere in decine di istituzioni, ma mancano di coordinamento, i comandanti operano in una catena di comando centralizzata che ha permesso di consolidare la loro posizione come pilastro del sistema iraniano. Con 125.000 effettivi e 90.000 miliziani Basij, i Pasdaran controllano apparati militari, di sicurezza e vasti settori economici.

Un Iran guidato dalla Irgc configurerebbe de facto una giunta militare teocratica, alterando radicalmente l'equilibrio costituzionale e concludendo l'evoluzione naturale della sua crescente influenza nel Paese avvenuta negli ultimi due decenni.

Le Guardie – affermano analisti regionali –, meno vincolate dalle considerazioni diplomatiche che ancora influenzano la leadership civile, potrebbero perseguire apertamente l'arma nucleare non solo come strumento di deterrenza, ma anche di proiezione di potenza regionale nell’ottica della “resistenza attiva” contro l’ordine internazionale guidato dagli Stati Uniti, compromettendo ogni possibilità di accordo con l'Occidente. L'integrazione delle capacità nucleari con la rete di proxy regionali creerebbe, inoltre, un esteso sistema particolarmente destabilizzante amplificando le tensioni nell’area.

L'organizzazione militare, già responsabile delle operazioni in Siria, Iraq, Libano e Yemen attraverso la Forza Quds, acquisterebbe risorse statali illimitate per espandere la propria influenza. La popolazione iraniana, già largamente ostile al regime, vedrebbe nel controllo diretto dei Pasdaran l'eliminazione definitiva delle prospettive riformiste. In questo senso, un governo dominato dalla Guardia Rivoluzionaria potrebbe paradossalmente catalizzare una resistenza popolare più organizzata, eliminando le illusioni di cambiamento dall'interno del sistema.

Si tratterebbe, va detto, della “seconda generazione” di Guardiani che già da anni ha preso il sopravvento a livello istituzionale ed economico sulla “prima generazione”, espressione clericale della rivoluzione del 1979. Mentre sondaggi recenti mostrano che oltre l'80% degli iraniani rifiuta la Repubblica islamica e preferisce un governo democratico, la percezione dei Guardiani è più complessa.

Alcuni sondaggi indicano che quattro iraniani su cinque considerano le attività dei Pasdaran in Medio Oriente come fattori che hanno reso l'Iran più sicuro.

Questa apparente contraddizione riflette la natura ambivalente dell'opinione pubblica iraniana. Da un lato, molti cittadini riconoscono il ruolo dell'Irgc nella proiezione di potenza regionale dell'Iran; dall'altro, sono critici verso il ruolo repressivo interno dei Pasdaran. Le proteste del 2022-2023 hanno mostrato chiaramente come i Pasdaran siano percepiti come uno strumento di oppressione domestica. Tuttavia, l'Irgc possiede strumenti repressivi e di controllo sociale molto più sofisticati rispetto al passato. La combinazione di tecnologie di sorveglianza avanzate e di una rete capillare di informatori potrebbe consentire il mantenimento del controllo anche di fronte a un'opposizione diffusa.

Sul piano internazionale, un governo dominato dall'Irgc renderebbe l'Iran un attore ancora più imprevedibile e aggressivo e anche Cina e Russia, i due principali alleati di Teheran, potrebbero trovarsi costretti a rivedere i propri rapporti con la nazione di fronte all'instabilità crescente.

La trasformazione del Paese in una giunta militare teocratica potrebbe inoltre rappresentare un modello ispiratore per attori simili in altri contesti regionali fragili.

Paradossalmente – analizzano molti esperti –, questo scenario potrebbe anche contenere i germi della propria instabilità, rendendo l'Iran un attore più pericoloso ma anche più fragile nel medio termine.

mercoledì 14 giugno 2023

La successione

 


Marco Damilano,
Il centrodestra era solo lui. Sarà guerra tra Meloni e Salvini,
Domani, 13 giugno 2023

... La gara è aperta tra i due capi della destra, con Renzi a fare da terzo incomodo. Meloni ha l'occasione in mano perché si trova alla guida del governo, con il brand più simile all'originale, Fratelli d'Italia si canta allo stadioquando gioca la Nazionale, ha lo spazio per provare a fare quello che Berlusconi non ha mai voluto fare, istituzionalizzare la destra italiana con una riforma presidenziale. Ma a sbarrarle la strada ci sdarà Salvini che non ha altro ruolo ora, all'interno del centro destra, se non rappresentare quel pezzo di paese allergico alle regole, anti-stato, che per anni si è riconosciuto in Berlusconi. Il centrodestra italiano può nascere solo senza Berlusconi. Ma anche infrangersi, senza di lui.