Alessandro Fulloni e Daniela Corneo
L’arrivo della volante e i soccorritori fermi fino all’ok dei poliziotti Quegli ultimi 38 minuti
Corriere della Sera, 21 luglio 2026
Chi abita nel palazzo a cinque piani tra i civici 2 e 8 di via Italo Svevo sostiene che Abderrahim Fakir si vedesse spesso da quelle parti. All’incirca con una stessa «liturgia»: appariva a metà mattinata, sostava all’ombra di un maestoso cedro proprio davanti al caseggiato, parlottava con qualcuno. Poi spariva. Domenica mattina (prima che il 42enne marocchino morisse mentre due poliziotti lo stavano bloccando a terra nel tentativo di «fascettargli» mani e piedi) la scena è stata più o meno la stessa. Minuto per minuto, ecco la ricostruzione dei fatti.
La prima ad accorgersi della comparsa di Fakir è una signora pakistana, Parveen Akhrar, 73 anni, che vive con il marito al primo piano. Dalle sue finestre, oltre a via Svevo, si vede anche l’incrocio con via Panzini, piuttosto trafficata e dove transitano i bus che in venti minuti dal cuore del popolare quartiere bolognese del Pilastro raggiungono la Stazione Centrale. Siamo attorno alle 9 e 30 e la «messa a fuoco» di questa descrizione è davvero nitida: il nordafricano era sulle scale che da un piccolo giardino pubblico — quello al cui centro troneggia l’albero — portano al cortile in cui poi troverà la morte.«urlava “aiuto chiamate un’ambulanza, la polizia”» racconta la donna. Lui si siede sulle scale poi si sdraia sull’asfalto. Tutto questo entro le 10.
Parveen sostiene pure di aver visto — l’orario è quello tra le 10 e 30 e le 11 — un’auto delle forze dell’ordine. (Tornerà ad affacciarsi più volte e, molto dopo, noterà che Abderrahim è sempre a terra, ma 20 o 30 metri più in là. E nel vedere quelle sagome lontane, penserà che gli agenti stiano rianimando il marocchino. Che invece sta morendo. O forse ha già esalato l’ultimo respiro). Ma facciamo un passo indietro, ripercorrendo istante per istante sulla base degli orari forniti da fonti ufficiali e di altre testimonianze raccolte in via Svevo. Le telefonate ai centralini d’emergenza si moltiplicano entro mezzogiorno anche perché alcuni — tra cui un pakistano, Ahmed Nasser — vedono Abderrahim dare delle testate contro le cler dei garage. Poi c’è l’allarme al 112 — a riportare la conversazione è il Tg1 — venuto da un uomo che alle 12 parla di «una persona arrivata di corsa dietro le autorimesse, sta urlando e scalciando tutti i basculanti, grida aiuto e che lo vogliono uccidere».
La «volante» del commissariato Bolognina è sul posto alle 12 e 15 e due minuti dopo, alle 12 e 17, parte (per un «codice verde», dunque non grave) anche la «Bologna 65», ambulanza che arriva alle 12 e 30. Nel frattempo la tensione sale, in quel cortile dove in tanti si affacciano dalle finestre per riprendere quel che succede. Fakir si scaglia contro i due agenti, cerca di colpirli persino a morsi. A questo punto, per renderlo inoffensivo, i poliziotti utilizzano lo spray urticante e lo immobilizzano in posizione prona. Nel video che inquadra gli ultimi cinque minuti di vita dell’uomo i quattro volontari della Croce rossa restano immobili. Il punto è che «la prassi è questa», spiegano fonti qualificate e la stessa Croce rossa: i sanitari possono intervenire solo quando dalle forze dell’ordine arriva il via libera. Giunto però troppo tardi in via Svevo. Dove, a quel punto, i volontari, che in assenza di un medico non possono somministrare farmaci, iniziano la manovre di rianimazione.
Alle 12 e 36 gli stessi volontari contattano la centrale operativa del 118 per un consulto medico e chiedono l’invio dell’automedica che parte dall’ospedale Maggiore alle 12 e 42. Impossibile, ovviamente, stabilire come sarebbe andata se sul posto fosse intervenuto subito un mezzo con un medico a bordo. Secondo Mario Balzanelli, presidente della Società italiana sistema 118» «per garantire una gestione sicura e clinicamente adeguata del paziente in stato di agitazione psicomotoria è fondamentale l’intervento di un equipaggio medico-infermieristico qualificato» che si possa coordinare in tempo reale con le forze dell’ordine. Somministrare farmaci calmanti a pazienti di questo tipo, dove urgente, è possibile avvalendosi dello «stato di necessità» riconosciuto dall’articolo 54 del codice penale, quindi bypassando la ben più articolata pratica del Tso. Per Fakir, classificato con un codice verde, è stato mandato un mezzo più «leggero» di volontari che, fatto il triage sul posto, hanno allertato i medici del 118.
Ma questo, appunto, è ciò che prevede la prassi. Ieri la Ausl di Bologna ha fatto sapere che «l’invio dei mezzi sul luogo dell’evento è avvenuto nel rispetto dei tempi e in modo conforme alle procedure vigenti, sulla base delle informazioni disponibili al momento delle richieste di soccorso pervenute al 118». L’azienda sanitaria ha attivato l’analisi dell’evento tramite audit.
Ma torniamo, infine, in via Svevo e a quegli istanti drammatici. Il cortile del caseggiato si sta affollando di inquilini scesi dalle loro abitazioni. Il dottore giunto con l’automedica si avvicina al corpo di Abderrahim. Gli prende il polso, usa lo stetoscopio elettronico. Alle 12 e 53 viene constatato il decesso.

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