Carlos, Jannik... e nulla fu più come prima
Tennis. Giri Nathan racconta l’ascesa di Alcaraz e Sinner, due campioni che hanno cambiato lo scenario di questo sport: la tecnica, i risultati, le personalità, le debolezze in un racconto godibile
Eliana
Di Caro
Il Sole 24ore, 5 luglio 2026
L’erba di Wimbledon «è bellissima da guardare anche senza che ci si giochi sopra un bel tennis. E quando poi comincia il tennis si sente solo una quiete dove dovrebbe esserci il suono, attutito dalla vegetazione: niente cigolii di suole, niente rimbombi della palla che colpisce il campo, solo lo scoppio limpido di quando sbatte sulle corde, una serena semplicità sonora. Non ci sono le insegne sgargianti degli sponsor che deturpano solitamente le linee laterali di ogni altro torneo: sulla pubblicità Wimbledon è schizzinosa, e la riduce al minimo. I giocatori, vestiti di un obbligatorio bianco integrale, attenuano ulteriormente gli stimoli visivi»: non si può non cominciare da qui, dalle parole che Giri Nathan dedica al più prestigioso torneo del mondo – oggi ci sono gli ottavi di questa edizione – per parlare di Cambiocampo, il libro che esplora la rivalità tra Carlos Alcaraz e Jannik Sinner (ma non solo). Un’opera di grande successo negli Stati Uniti, ora tradotta in italiano.
Sin dalla copertina – con i due tennisti in azione nelle loro traiettorie estreme sullo sfondo di terra rossa – il volume dichiara il proprio intento: raccontare l’ascesa incontrastata dello spagnolo e dell’italiano che nel 2024 e nel 2025 si sono spartiti gli Slam e gran parte dei Masters 1000, lasciando agli altri le briciole. L’autore trova il giusto equilibrio nel dar conto di tecnica di gioco e risultati da un lato, tratti caratteriali e aneddoti dall’altro. Ne viene fuori una lettura godibile e stimolante: per chi segue il tennis, scatta immediatamente il confronto con le proprie idee e i propri ricordi; chi sa poco o nulla di questo mondo si incuriosisce e – chissà – magari gli si avvicina.
Tutto nasce da una sera degli Us Open del 2022 in cui Nathan decise, sfinito da una giornata a Flushing Meadows (uno dei luoghi sacri del tennis, ma molto grande, rumoroso e stancante), di tornare a casa e guardare lì il quarto di finale tra due giocatori della nuova generazione, Sinner e Alcaraz, appunto. Se ne pentì perché in quelle intensissime cinque ore fu definitivamente chiaro che il circuito si arricchiva di due campioni che avrebbero cambiato per sempre lo scenario di questo sport. Lasciandosi alle spalle, una volta per tutte, i big three, o meglio: Roger Federer e Rafa Nadal, ma non Novak Djokovic che aveva – e ha, pervicacemente – ancora qualcosa da dire.
Nathan ha seguito i due giovani talenti passo dopo passo, arrivando a decifrarne il carattere, le fragilità, il rapporto con il team. Se all’inizio balzano agli occhi gli elementi comuni – la potenza dei colpi, la velocità negli spostamenti, la destrezza acrobatica in difesa, la mentalità vincente che porta sempre a cercare il punto –, seguendoli appena un po’ emergono subito le differenze: Carlos «gioca con calore», Jannik «sembra vivere nel permafrost», il primo «cerca la partecipazione del pubblico», il secondo «la riservatezza». Per lo spagnolo «il tennis è una passione», per l’azzurro, «una religione». Nathan si sofferma sul suono della palla: il rumore dei colpi di Sinner è inconfondibile, pare quello di un’arma da fuoco, eppure generato con il proverbiale controllo del suo gioco ordinato e geometrico. Alcaraz è estroso e imprevedibile, non sai mai cosa aspettarti: «Combina in un unico psichedelico punto tanti aspetti che normalmente non stanno insieme», scrive Nathan. Due giocatori diversi e complementari. Man mano che si rinnovano le sfide tra loro – le finali che tutti aspettano, con il paradosso che i match degli altri quasi perdono d’interesse – la rivalità diventa più affascinante, caratterizzata da temperamenti così diversi e un gioco sempre spinto al limite. Un binomio celebrato anche dall’espressione Sincaraz (ma i sostenitori del rimpianto “Fedal” – Federer + Nadal – non ammettono paragoni...).
Certo, nel momento in cui licenziava il libro, l’autore non poteva immaginare i colpi di scena di quest’anno (l’infortunio al polso dello spagnolo che è fermo da metà aprile; il tonfo di Jannik al Roland Garros, sconfitto al secondo turno dal meno talentuoso dei fratelli Cerundolo, dopo un’infilata di successi nei precedenti Masters 1000). Abituati alla vincente regolarità dei big three, è sembrato uno strano tiro giocato dai numeri 1 e 2 del mondo. Ma in fondo per chi, come Giri Nathan, ama il giocatore più eccentrico e meno classificabile in schemi tradizionali – Daniil Medvedev – neanche poi tanto.
Al russo l’autore dedica un capitolo appassionato. Una vera e propria dichiarazione d’amore. Ne ricorda lo stile di gioco tutto particolare, il furioso nervosismo in campo e, per contro, la calma e ironica postura nelle conferenze stampa post match in cui Daniil spiega pacatamente che cosa non ha funzionato, dove l’avversario è stato superiore, perché non è riuscito a raddrizzare la partita. O viceversa. Non solo: capita che faccia osservazioni schiette sul gioco dei suoi colleghi, e spesso – scrive l’autore – risultano più utili di quanto detto dai diretti interessati.
A proposito di conferenze stampa (e di libertà di un giornalista di fare le domande che vuole), Nathan cita «il tono lievemente frettoloso e divertito» con cui Sinner «lascia intendere che stia trovando la domanda sciocca, che vorrebbe che tu fossi bravo col tuo lavoro quanto lui lo è nel suo», e rievoca la vicenda del Clostebol – sostanza dopante cui l’italiano è stato trovato positivo e per la quale è stato sospeso tre mesi – ricordando come in quel caso (agli Us Open 2024) fosse stato invece «impeccabilmente paziente e chiaro» con tutti loro. Una fase difficile che il tennista di Sesto Pusteria ha saputo superare brillantemente, tornando in campo alla grande nella primavera del 2025 e sfiorando il colpaccio in finale al Roland Garros, su quella terra che ancora doveva regalargli un successo importante: sciupò tre match point contro Carlitos, arrendendosi al supertiebreak del quinto set dopo cinque ore e mezza di battaglia. Una partita epica, «un tennis migliore di qualsiasi cosa questi due avessero prodotto fino a quel momento», un epilogo che probabilmente ha rubato il sonno a Jannik per più di una notte. Ma l’azzurro era già pronto a prendersi Wimbledon, il primo italiano di sempre.
In attesa di un vero terzo incomodo (Fonseca? Jodar?) non resta che attendere il rientro di Alcaraz. E il prossimo libro di Giri Nathan.
Giri
Nathan
Cambiocampo.
È iniziata un’altra epoca del tennis
Traduzione
di Luca Sofri
Altrecose,
pagg. 360, € 20

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