lunedì 20 luglio 2026

E Spagna fu

La rete di Ferran Torres

Torres piega l'Argentina al 106', Spagna campione del mondo

La squadra di De la Fuente domina e abbatte ai supplementari l'Argentina grazie al sinistro vincente dell'attaccante del Barça. Albiceleste in 10 ai supplementari per l'espulsione di Enzo Fernandez

dal nostro inviato Fabio Licari
La Gazzetta dello Sport, 20 luglio 2026

19 luglio 2026 (modifica il 20 luglio 2026 | 07:22) - EAST RUTHERFORD (STATI UNITI)

anticalcio

Una finale mai vista e, diversamente dall’indimenticabile Argentina-Francia del 2022, questo è tutto tranne che un complimento. La finale che non è mai stata giocata è un titolo che ci starebbe bene per descrivere l’inesistenza degli argentini che, da subito, applicano la loro strategia mondiale al quadrato. Dal blocco basso al non gioco. Rinunciando a superare la metà campo e sperando che, prima o poi, la trama spagnola si sarebbe allargata. Non è mai successo. Quindi soltanto aspettare, distruggere, rilanciare nel vento, provocare, senza un’idea di manovra. Con tutti dietro il pallone, scompaiono le linee di passaggio per Messi, l’unico con il quale svoltare. Alvarez ha i soliti compiti da mezzala sinistra aggiunta, Montiel a destra bloccato, Tagliafico preoccupato da Yamal, e il centrocampo della Selección una specie di seconda linea Maginot. Sarebbe bella l’immagine cinematografica di “stallo alla messicana” ma non realistica: qui c’era uno con le mani davanti al volto per proteggersi e l’altro che sparava mentre la pistola faceva clic. 

pochi pericoli

Perché è vero che l’Argentina aveva eletto la strada dell’anticalcio, ma la Spagna non riusciva mai a trasformare l’eleganza in una manovra veramente pericolosa. Di più: nel primo tempo, appena due tiri della Roja. La Spagna aveva costretto la Francia a perdere le coordinate, ma sapeva che con l’Argentina sarebbe stato diverso: i sudamericani a fare barricate, i campioni d’Europa a tessere una manovra necessariamente spezzata. Il copione era scritto. Sono mancati i fuoriclasse. Messi lasciato solo, senza forza né voglia di accorciare le distanze, Yamal più vivace, ma mai versione Europeo. Olmo solita chiave tattica con le sue sponde spalle alla porta, ma traffico da agosto inoltrato su entrambe le corsie. Il vero fuoriclasse della Spagna è la squadra. 

svolta nella ripresa

Qualcosa si smuove nella ripresa con il primo cambio di Scaloni, dentro Paredes per Nico Gonzalez, trasformando il 4-4-2 più sfacciato in un 4-1-3-2, con l’ex Juve e Roma davanti alla difesa. Scelta di protezione? Fino a un certo punto. Perdendo le fasce a centrocampo, i due difensori esterni dovevano alzarsi e nasceva la profondità per Yamal e soci. Le sostituzioni hanno sicuramente dato una scossa. Fuori per infortunio i due centrali di Scaloni, Lisandro e Romero, difensivi tutti gli altri subentri. Scelta chiarissima ma quasi incomprensibile, il ct (fin qui) del buon senso non ha neanche dato una chance a Lautaro, abdicando al tridente risolutore. Molto più coerente De la Fuente che non ha mai sacrificato alla ragione di stato una filosofia vincente. 

espulsione e gol

L’Argentina ha completato la sua opera con l’espulsione sacrosanta di Enzo Fernandez, gran giocatore ma della serie “colpisco quello che si muove, se è il pallone meglio”, solo che Cubarsì ha ossa e muscoli. Quindi gli ex campioni giocano i supplementari in dieci e, comprensibilmente, accentuano la loro dimensione nichilista. Solo che ora si respira. Williams, Pedri e Ferran danno la botta di aria fresca che mancava, premiando le scelte di De la Fuente. Tutte le riserve spagnole sarebbero titolari da noi, povere stelle che stanno a guardare dal 2014. Assist di Williams di testa e Ferran arriva implacabile. Di parate Martinez ne aveva fatte fin troppe. Triste, solitaria e mai in final l’Argentina, meno bella del solito ma campione del mondo, dei due mondi, la Spagna, che solleva la coppa tra le lacrime di Messi e uno stadio di fischi a Infantino e Trump.




Nessun commento:

Posta un commento