Stefano Petrucciani
Gennaro Sasso, nel protagonismo della filosofia italiana
il manifesto, 26 maggio 2026
Nel panorama della recente filosofia italiana Gennaro Sasso, scomparso ieri all’età di 97 anni, è stato per varie ragioni una figura assolutamente singolare. Unica era la sua capacità di attraversare discipline e campi di studio molto diversi. Dopo aver esordito come storico delle dottrine politiche (Urbino fu la sua prima sede) e come studioso di Machiavelli, Sasso, presto chiamato in Sapienza, ha dato contributi fondamentali agli studi su Platone, Lucrezio, Dante, Croce, Gentile, la cultura italiana del Novecento, per citare solo i suoi maggiori campi di lavoro.
L’ALTRA
CARATTERISTICA che ne fa una personalità unica è la
incredibile quantità di volumi (certo più di cinquanta) che ha
pubblicato. La sua impressionante capacità di lavoro (lo dico con
cognizione di causa, avendolo seguito dai tempi dell’Università ed
essendomi laureato con lui) non si era attenuata neanche dopo il
superamento del traguardo dei novant’anni.
Data la vastità
dei suoi interessi, Sasso ha sviluppato la sua personalità
scientifica in diverse direzioni. Cominciò con Machiavelli, un
autore che non ha mai abbandonato. Il «segretario fiorentino» era
infatti per lui un amore destinato a durare: ne apprezzava e ne
condivideva il realismo politico, non meno che la pugnace polemica
anticristiana. Per quanto riguarda invece la filosofia speculativa,
Sasso inizia a svilupparla con un singolare volume di circa 1200
pagine, Benedetto Croce. La ricerca della dialettica,
che pubblica nel 1975. Dal punto di vista della storia della cultura,
Sasso voleva contrastare la rimozione di Croce che aveva segnato la
filosofia italiana dopo il 1945. Ma non lo faceva certo da una
posizione «crociana»; al contrario, dava di Croce una lettura
fortemente aporetica, perché la sua ricerca della dialettica si
risolveva, come quella hegeliana, in un fallimento.
LA RICERCA TEORETICA di Sasso si volgeva perciò verso un’alternativa radicale, verso un’ontologia della immobilità come quella di Parmenide. Alla costruzione di una filosofia dell’Essere, ben diversa però da quella di Heidegger, Sasso si dedicò innanzitutto nel volume Essere e negazione, del 1987. A partire da lì, ha sviscerato in molte direzioni i problemi che l’approccio ontologico portava con sé: il rapporto dell’unica verità con le tante opinioni, del permanente con il mutevole e il divenire. Questo è ancora il filo che Sasso segue nel suo ultimo grande libro, uscito per Bibliopolis nel 2024 col titolo: Essere, storia. La virgola che separa i due termini, dove ci aspetteremmo una congiunzione, sta appunto a significare che tra le due dimensioni non c’è rapporto, che l’ontologia non spiega il mondo e non se ne lascia contaminare.
Ma proprio perché la sua teoresi si collocava in una dimensione così inospitale, Sasso ha sempre bilanciato la ricerca teoretica con vastissimi interessi di storia della cultura. Da Machiavelli e Guicciardini è passato all’idealismo italiano di Croce, Gentile e dei loro allievi (notevolissimo il libro su Ernesto De Martino); poi è risalito indietro a Dante, protagonista assoluto dei suoi studi dell’ultimo ventennio. Era tanto insofferente verso le molte forme di malcostume italico, quanto intento a rivendicare (non con i proclami, ma con le migliaia di pagine scritte) le vette della cultura italiana. Una forma di singolare amore per il suo paese: sulla nostra cultura vertono infatti quasi tutti i suoi libri (anche se in essi non mancano finissime discussioni di grandi pensatori come Kant, Hegel, Heidegger e tanti altri).
SASSO NON ERA SOLO uno studioso ma anche impegnato su molti fronti. Accademico dei Lincei; direttore dell’Istituto italiano di studi storici di Napoli, la «scuola» fondata da Benedetto Croce alla quale dette un nuovo impulso; direttore della rivista «La Cultura». Era anche uno straordinario docente: a lezione sezionava puntigliosamente le pagine dei grandi classici antichi e moderni, da Aristotele a Kant, e concludeva invariabilmente mostrando le aporie che ne insidiavano i levigati sistemi.

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