lunedì 11 maggio 2026

La polemica sui Promessi sposi

Silvia Truzzi
I Promessi sposi in aula e le idee storte tanto care a donna Prassede

Il Fatto Quotidiano, 11 maggio 2026

AI POSTERI L’ARDUA SENTENZA. La polemica sui Promessi sposi a scuola - che potremmo sintetizzare in “Questo matrimonio studenti-manzoni non s’ha da fare” o “Questo libro non s’ha da leggere a scuola”è assai antica. Carlo Emilio Gadda si premurò di scrivere la famosa Apologia manzoniana, in cui si domandava: “Che cosa avete mai combinato, Don Alessandro, che qui, nella vostra terra, dove pur speravate nell’indulgenza di venticinque sottoscrittori, tutti vi hanno per un povero di spirito?”. L’ultima notizia non è che qualcuno – che sia Moccia o Enrico Vanzina – vorrebbe sostituire il romanzo degli italiani con le proprie opere (immortali narrazioni a tre metri dal cielo o cinepanettoni), ma che la commissione Valditara ha proposto lo slittamento dell’insegnamento del romanzo dal secondo al quarto anno di liceo. Motivo: è più logico studiarli al quarto anno insieme al resto della letteratura dell’ottocento. Nei primi anni i professori avrebbero la possibilità di proporre letture alternative che stimolino il piacere per la lettura, e nel quinto anno si studierebbe (finalmente) il Novecento. Un gruppo di docenti, capitanati dal professor Barbero, ha lanciato una petizione contro lo slittamento, che in pochi giorni ha raggiunto le 25mila firme. Dicono giustamente i professori che al quarto anno - vista la quantità di autori fondamentali da studiare (Goldoni, Parini, Foscolo, Leopardi...) non sarebbe possibile dedicare la necessaria attenzione al classico dei classici, il romanzo seminale della nostra letteratura contemporanea (e della nostra identità letteraria). Secondo la commissione I promessi sposi non sono più “contemporanei” (vabbé grazie) per cui via libera a Alberto Moravia, Elsa Morante, Italo Calvino, Stefano Benni, Domenico Starnone, Fëdor Dostoevskij, Emily Brontë, J.R.R. Tolkien, Philip Dick, Agatha Christie o Stephen King… “Almeno sei i libri da far leggere integralmente durante il biennio, tre ogni anno scolastico. Autori che di norma piacciono agli studenti. Dentro i gialli, la fantascienza, gli horror o le strane storie di Roald Dahl. E ancora: saggi, testi teatrali, sceneggiature di film o serie tv”, scrive Repubblica. Molte le considerazioni da fare (e i nostri lettori, se lo desiderano, possono scriverci le loro), una su tutte: ai 15enni studenti dei licei vogliamo proprio dire che il loro massimo sforzo di concentrazione dev’essere scrollare video su Tik Tok? Bene che i professori abbiano libertà di insegnamento – perché loro hanno il polso delle persone a cui si rivolgono – però passare da Dostoevskij alle serie tv è davvero un arco arbitrale eccessivo. E poi: la strategia educativa può davvero essere semplificare tutto il semplificabile? Come sempre ci viene in soccorso il bistrattato capolavoro: “Con l’idee donna Prassede si regolava come dicono che si deve far con gli amici: n'aveva poche; ma a quelle poche era molto affezionata. Tra le poche, ce n’era per disgrazia molte delle storte; e non eran quelle che le fossero men care”. Non è difficile da capire (perfino per uno studente 15enne) e si adatta a molte idee, compresa quella della commissione...

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