Alfonso Berardinelli
Se il filosofo perde la testa nel Kaos. Geopolitica metafisica? No, grazie
Il Foglio, 9 maggio 2026
Roberto Esposito e Massimo Cacciari, due filosofi che allungano subito le mani sulle teorizzazioni e il lessico del nazista Carl Schmitt quando si tratta di astrazioni teorico-politiche, hanno fatto coppia per spiegarci niente di meno che il caos politico mondiale di oggi. Il libro che ne è venuto fuori si intitola giustamente Kaos (Il Mulino, 134 pp., 16 euro) perché l’uso di “k” avverte subito che “attenzione, qui filosofia politica tedesca”, anzi nazista: ingresso selettivo.
Mi permetto di entrare senza permesso né esibizione di distintivo professionale in un tale caotico libro in quanto critico letterario specializzato in saggistica. Ma vedo presto che rischio di trovarmi a leggere pagine che non sono state scritte per essere lette, ma piuttosto per soddisfare una smania di non farsi capire che penalizza anzitutto i due autori e tormenterà gli eventuali lettori facendoli sentire incapaci di leggere.
In realtà il peggiore dei due risulta Cacciari, che indossa per primo la maschera del pensatore superiore, se non dell’autore culturalmente autistico. Esposito, perciò, non potrà che inseguirlo sullo stesso terreno, abbracciando anche lui il pensiero di Carl Schmitt e di Ernst Jünger, gli autori più citati e rimasticati dai nostri due filosofi. Due nazisti e “uomini superiori”, Schmitt e Jünger, che attirano due filosofi politici di oggi che dell’oggi dicono politicamente poco o nulla, e in più lo dicono male, fantasticando in coppia e in un gergo nel quale astrazione, mitologie e metafisica occupano tutto lo spazio. Questo, dunque, il libro caotico sul Kaos: la tomba di una prosa filosofica illeggibile. Ecco la prima pagina della Premessa:
“Le Muse di Esiodo ci ricordano che il Principio sommo della generazione, genesis, è chaos – da lui vengono Erebo e Notte e da questi Etere e Giorno. Gli opposti sorgono dal suo Abisso. Chaos significa il Vuoto senza differenza in sé, l’aperto, la bocca spalancata prima che qualsiasi suono venga emesso. Relazioni, armonie, così come contraddizioni e confusioni nascono da Chaos, non sono Chaos. E nel suo immenso Vuoto possono fare ritorno. Il Vuoto-chaos resta sempre aperto sotto i nostri piedi (…) Avvertiamo un Vuoto capace di inghiottirci? Questo è il vero pericolo; la confusione e il disordine che sembrano marcare l’epoca forse nascondono un Vuoto che è il grembo dove stanno maturando nuovi ordini e nuovi principi. Poiché il Vuoto apre a infiniti possibili. Nessuno potrebbe certo prevedere o anticipare quelli che si realizzeranno, tuttavia questo dovremmo ricercare, piuttosto che indugiare soltanto sull’evidenza del disordine e del conflitto: quali catastrofi, quali radicali mutamenti nasconde l’abisso, nel fondo del suo Oceano. Chaos è Principio morfogenetico, genererà necessariamente nuovi Ordini. Somiglieranno alla Mathesis del Mondrian riprodotto nella nostra copertina – o a una apocalisse di Anselm Kiefer? Cerchiamo di essere pronti ad affrontare quelli che il destino ci prepara”. Firmato Massimo Cacciari e Roberto Esposito.
Di che si parla? Dove siamo? C’è dell’altro? Mi scuso con il lettore (con il quale i due autori non si scusano) per la vacuità del testo citato. Ma si sa, la metafisica e la mitologia sfuggono all’attuale percezione, comprensione, senso comune. Nella Premessa viene promesso tutto il vuoto in cui il libro consiste fino all’esasperazione, benché Esposito poi si farà capire un po’ meglio di Cacciari. Ma i due sono complici nel non saper cosa dire. Alla loro mancanza di argomenti i due cercano di rimediare rivolgendosi alle teorizzazioni mitologico-metafisiche di intellettuali nazisti come Schmitt e Jünger, due “uomini superiori” che all’ombra dell’“inferiore” Hitler hanno teorizzato e mitizzato quel vuoto che tutto divora e di fatto ha divorato, fra ordine geometrico alla Mondrian delle adunate di massa dal 1933 al 1945, con tanto di apocalisse nello stile di Kiefer: due “pittori” metafisico-nichilisti che riducono tutto a quadrilateri (Mondrian) o a fantasmi di morte e distruzione (Kiefer).
Quando parla da filosofo, Cacciari perde la testa, annega nell’irrazionale e nelle criptocitazioni. Procede a orecchio, infatuato come è di un gergo in cui l’immaginario culturale e le libere associazioni prendono il posto del pensiero e dell’argomentazione. Esposito forse poteva fare meglio di quello che fa in questo libro. Ma per non essere da meno prende anche lui il treno della metafisica immaginaria, perché più in alto di così non si potrebbe andare. All’inizio del suo saggio, che occupa la seconda parte di Kaos, intitolata “Geopolitica e metafisica”, si chiede che cosa può aver avuto a che fare Henry Kissinger con la metafisica. La domanda rimane però senza risposta, salvo quella che richiama una coppia piuttosto elementare: “La geopolitica – nella prospettiva dei suoi interpreti più acuti – agisce precisamente in questa dialettica, sempre irrisolta, tra ordine e chaos”.
Ma il Kissinger geopolitico al servizio della politica estera americana avrà davvero qualcosa a che fare con il Kissinger che ricorda di aver letto da giovane i Presocratici? I grandi leader, si sa, civettano spesso, in età avanzata, ricordando qualche bella frase letta nei classici quando erano studenti. Lo faceva volentieri anche Churchill.
In questo duetto Cacciari-Esposito la cosa di cui si sente più la mancanza è la società, sono le trasformazioni delle strutture sociali dovute alle tecnologie e alle organizzazioni del lavoro, della produzione, del consumo, della comunicazione, delle idee dominanti e delle mitologie di massa. Non ci sarebbe stata male un po’ di sociologia e antropologia del presente. La sociologia era temuta e disprezzata sia dal nazismo che dallo stalinismo. Il filosofo ontologico-metafisico filonazista Heidegger, che tutt’ora intossica le università del mondo, nonché le chiese cristiane, che scambiano per Dio il suo Essere, credeva di poter disprezzare come non-filosofo Theodor Adorno definendolo “quel sociologo”. Ma che cosa sono pensiero politico e teoria politica senza conoscenza della società? Quale tipo di individui produce una certa società e quale società producono gli individui? Habermas, per esempio, non ha mai smesso di essere un sociologo essendo un filosofo. Ha detto che la sua generazione aveva deciso di rompere con il “pensiero profondo” dell’eredità platonico-tedesca. La metafisica in Occidente è morta fra XVII e XVIII secolo. Resuscitarla a parole è solo truffa, o follia, o esibizionismo scolastico che scambia le parole per esperienza mistica.

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